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A Bangkok, una dimora sospesa tra presente e passato

Poomchai Chumbala, architetto, interior e garden designer, collezionista e antiquario, scrittore e cultore di memorie storiche, ama definirsi semplicemente come un amante della bellezza. Vive nel cuore di Bangkok, in un parco vasto e quasi insospettabile, oltre uno schermo di alti grattacieli. Il suo obiettivo è tramandare alle generazioni future l’eredità artistica e le grandi tradizioni del suo Paese, la cui storia si interseca con quella della sua famiglia.

«La mia casa», racconta Poomchai, «l’ho voluta costruire secondo la millenaria prassi edilizia in uso in Thailandia fino a tempi recenti. Un’architettura realizzata in legno e totalmente scomponibile, modulare e sostenibile, riciclabile in ogni sua parte, che via via nelle città ha lasciato posto ad agglomerati di vetro e cemento. La casa thailandese si articola in strutture che compongono un mosaico organico ed estensibile di volumi, unicamente ricavate dal teak, legno resistente al clima tropicale e soprattutto inattaccabile dalle termiti. Ho iniziato il cantiere ventidue anni fa e volevo che questo progetto fosse il compendio di tutta una trama tecnologica ed estetica atavica, oltre che lo scrigno delle collezioni raccolte dai membri della mia famiglia e da me.

La sala con i lampadari antichi Baccarat. Foto di Massimo Listri.

Per anni ho cercato pannelli lignei che risalgono anche a un secolo e mezzo fa, per disegnare questa forma aperta con una pianta ad H che raccorda nove padiglioni. La famiglia cui appartengo, arrivata in Thailandia nel 1300 dal Sud della Birmania, si installò dapprima ad Ayutthaya, antica capitale del regno del Siam. Siamo stati mercanti di seta e di ceramica, intrattenendo stretti rapporti con la Cina e l’India, e ci siamo distinti come diplomatici legati alla corte reale. Un mio antenato fu ambasciatore a Versailles presso Luigi XIV. Un imprinting di apertura e curiosità verso altri mondi che abbiamo custodito come una ricchezza, una generazione dopo l’altra. La Thailandia ha una cultura composita, si tratti di arte, cucina o decorazione, nutrita dalla trasformazione di apporti esterni, cinesi e indiani per esempio: suggestioni ed elementi che si amalgamano in un linguaggio originale».

L’ingresso della casa. Foto di Massimo Listri.

Poomchai Chumbala ha studiato fashion textile alla Central Saint Martins di Londra, dove trascorre parte dell’anno. Poi è passato alla progettazione di interni e giardini. «Devo tutto ai miei genitori», continua. «Da piccolo, dopo la scuola mi portavano con loro presso residenze di amici o nelle sedi diplomatiche, dove mi era concesso di scorrazzare liberamente. Questi lampadari ottocenteschi Baccarat sono legati a un ricordo d’infanzia. In origine erano nella residenza dell’ambasciatore francese a Bangkok. Dismessi e venduti a un antiquario, li ho ritrovati e fatti restaurare con materiale originario da un artigiano inglese. I tessuti, un’altra delle mie passioni, sono in gran parte produzioni destinate alla sola famiglia reale, che ho avuto da una zia. Sono stati sottoposti a un minuzioso lavoro di ripristino nei laboratori specializzati di Varanasi, in India. Gli ambienti che si succedono nella casa sono popolati da arredi e oggetti ancestrali, mobili che risalgono anche a tre secoli fa, le ceramiche cinesi Ming e Chien Long “Famille rose” che mi ha lasciato mio padre, siglate dal tema degli uccelli, quelle bianche e blu che cerco da sempre. In camera mia c’è una costellazione di ritratti Regency e vittoriani reperiti in Inghilterra. Il tema portante però rimane quello orientale, e Thai in particolare. Ho costituito un archivio, aperto agli studiosi, che raggruppa un corpus che va dal 1850 al 1920 e documenta un’altra predilezione familiare, quella per la fotografia, che siamo stati i primi a praticare nel Paese».

Il giardino che avvolge la casa è di ispirazione giapponese e si incunea nella corte interna dell’edificio. Rocce di foggia diversa compongono gruppi scultorei, banani, bambù, palme e grandi alberi che fioriscono in ogni stagione. Tre pavoni incedono solenni, liberi di entrare nella casa, come gli uccelli che la attraversano in volo al tramonto, passando per verande e terrazzi. Bodhisattva balinesi emergono dal folto di palme e felci. L’acqua verde di un laghetto ricorda come fino a tempi recenti gran parte dell’area urbana di Bangkok fosse servita unicamente da canali e corsi d’acqua.

Ritrova questo articolo con le fotografie di Massimo Listri a pagina 106 di AD di maggio.

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