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A Casa Leopardi, nella biblioteca del grande poeta, va in scena un dialogo tra arte e poesia

Casa Leopardi, Recanati. Nel cuore dell’Italia meno conosciuta, l’Italia dei piccoli borghi, di quei luoghi di frequente legati alla vita di un poeta, di un compositore, di un artista o di un personaggio famoso per le sue imprese eroiche. Un’Italia da scoprire che continua a riservare sorprese inattese. Le Marche, tra le regioni italiane forse meno frequentate dal turismo di massa usa e getta, primeggia per i suoi luoghi appartati ma sempre di grande interesse. Questa terra, ricca di tesori naturalistici, culturali e artistici, è proprio in questo periodo protagonista di un’iniziativa da segnare in agenda: a Recanati, uno dei paesi più prestigiosi della cultura italiana, la biblioteca di Casa Leopardi apre le sue porte all’arte contemporanea. Nata da un’idea di Olimpia Leopardi, la mostra Io nel pensier mi fingo presso la biblioteca è curata da Antonello Tolve e offrirà una selezione eclettica di opere di artisti nati tra gli anni Trenta e Novanta del secolo scorso. L’esposizione fa parte delle celebrazioni del bicentenario della composizione de L’Infinito, una delle più amate poesie della letteratura italiana, che Leopardi scrisse nel 1819.

L’opera Sfera Laser, 1985, di Maurizio Mochetti.Foto Andrea Chemelli. Courtesy Casa Leopardi

Tra gli artisti in esposizione: Tomaso Binga, Jeanne Gaigher, Melissa Lohman, Narda Zapata, le cui opere si troveranno a confronto con la figura di Giacomo Leopardi e con l’atmosfera che ha animato il suo impareggiabile itinerario intellettuale. E ancora, la serie dei Sassi Segreti del 2007 di Patrizia Molinari, un trittico di H.H. Lim del 2020, la Sfera Laser del 1985 di Maurizio Mochetti, un’installazione di Adrian Tranquilli, in dialogo con il suggestivo ambiente della biblioteca, oggi costituita da 20mila volumi e iniziata per volere di Monaldo Leopardi, dove Giacomo trascorse lunghe e appassionate ore dedicate allo studio e alla conoscenza.

«Gli spazi della Biblioteca Leopardi, teatro dell’esposizione temporanea, sono luoghi vivi, non soltanto per il pubblico che ne fruisce o gli studiosi che ne consultano le opere, soprattutto perché hanno continuato a produrre cultura nel rispetto dello spirito che li ha visti nascere – ha dichiarato la contessa Olimpia Leopardi. – Ciò che ha sempre contraddistinto l’opera svolta dalla famiglia Leopardi, sin dal gesto rivoluzionario del conte Monaldo, padre del Poeta, di aprirne le sale ai cittadini nel 1812, è quello di rendersi luogo di scoperta, territorio libero per un dialogo sul senso stesso della vita. Con questo spirito, Io nel pensier mi fingo vuole essere un dono ai visitatori di Casa Leopardi, l’occasione per permettere loro di scoprire la connessione fra discipline all’apparenza distanti, come la letteratura e l’arte visiva».

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