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A Milano la preside vieta il digiuno per il Ramadan a scuola: “Casi di bambini svenuti per la fame”. Polemica con la comunità islamica

Il regolamento scolastico non contempla la possibilità che gli studenti, bambini tra i 6 e i 13 anni, possano digiunare a scuola, e questo vale anche per il Ramadan. “Abbiamo avuto bambini che sono svenuti a scuola a causa del digiuno, soprattutto la privazione dell’acqua era un problema che interferiva sul benessere psicofisico dei bambini”: per questo all’Istituto comprensivo Ermanno Ormi di Milano, due scuole elementari e una media alla periferia nord della città, qualche giorno fa la dirigente scolastica ha ripubblicato la circolare (in vigore dal 2006 e quasi a cadenza annuale ridiscussa in Consiglio di istituto) per ricordare l’indicazione alle famiglie di fede musulmana visto che il Ramadan inizia domani e proseguirà fino al 12 maggio. Una decisione che ha destato scalpore e suscitato critiche, soprattutto dopo la pubblicazione della notizia sul quotidiano online La Luce, diretto da Davide Piccardo, esponente della comunità islamica milanese.

In risposta alle polemiche e alla situazione estremamente complessa venutasi a creare ieri, la dirigente scolastica Laura Barbirato ha tenuto il punto sul regolamento, ma ha concesso alle famiglie la possibilità “per chi desiderasse far rispettare il digiuno ai propri figli” di ritirarli “da scuola prima dell’orario di pranzo, alle 12,30” per poi riportarli alle 14.30, si legge in una comunicazione pubblicata sul sito dell’istituto. Nel tempo, si legge nella nota, “il fenomeno è andato crescendo, da qualche caso sporadico che si risolveva con un tranquillo confronto, a posizioni più numerose e ferme che interessavano i bambini della scuola primaria, il cui orario scolastico a tempo pieno comprende il momento della mensa”. Da qui l’invito alle famiglie “a riflettere sull’opportunità del digiuno dall’alba al tramonto e per un mese di fila, per bambini dai 6 ai 10/11 anni – scrive ancora la preside – Si tratta di un’esperienza da riservare a un’età più consona e che va valutata con attenzione”, poiché il divieto di mangiare e bene potrebbe essere provante per bambini che devono rimanere a scuola per otto ore. “Nessuno vuole negare la libertà di scelta – scrive la preside – tanto è vero che tutte le prescrizioni dietetiche vengono rispettate e che abbiamo la massima cura nel tutelare le culture dei nostri alunni, che vengono da altri Paesi o hanno convinzioni alimentari diverse. Però abbiamo avuto bambini che sono svenuti a scuola a causa del digiuno, altri che non hanno potuto più fare attività sportiva o partecipare alle gite, in quanto, andando verso il caldo, non solo la privazione del cibo, ma soprattutto quella dell’acqua era un problema che interferiva sul benessere psicofisico dei bambini”.

Le ragioni dell’istituto, che da anni propone iniziative per l’integrazione, come l’insegnamento della lingua e della cultura d’origine (arabo e cinese) per i bambini e quello dell’italiano per le mamme straniere, sono anche di carattere formativo. “Nel nostro modello di scuola a tempo pieno – si legge nel messaggio della dirigente – il pasto è attività didattica a tutti gli effetti, con valore pienamente educativo: insegniamo a mangiare un po’ di tutto, ad assaggiare, a condividere un momento conviviale con compagni e insegnanti”.

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