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Abbiamo bisogno di un nuovo galateo “di genere”?

A quanto pare sì e vi spieghiamo il perché

È uscito in questi giorni – e sta già facendo molto discutere – il libro di Samuele Briatore, presidente dell’Accademia italiana di galateo, dal titolo “Nuovo galateo di genere”. Ma abbiamo davvero bisogno di un manuale per il galateo? Da una parte c’è Giorgia Meloni, che chiede l’articolo maschile. E chi siamo noi per non farlo? In fondo il galateo è fatto di ascolto e accettazione. Allo stesso modo, però, ha tutto il diritto di essere chiamata “avvocata” chi ha studiato una vita per farlo, sostiene il nuovo galateo.

“Ma la parola avvocata non si può sentire”, obietta qualcuno. “Ma sapete quando le parole diventano belle? – si chiede Briatore -Quando le usiamo, quando ci abituiamo al loro suono. Perché l’italiano è una lingua viva, non una lingua morta”.  Lo potremmo chiamare “nuovo galateo”. Da non confondere col “politicamente corretto”. Qui non si tratta infatti di stupide etichette, ma di regole di conoscenza reciproca. Di inclusività. Di un nuovo linguaggio. Rifiutarsi di apprenderlo significa creare una barriera non solo linguistica, ma anche reale.

Come è accaduto a Laura, ad esempio, una ragazza transgender che non è mai entrata in un museo per vergogna.  Può capitare, infatti, di trovarci confusi rispetto all’identità di genere di qualcuno. Che fare, per non sbagliare quindi? Beh basta chiedere il pronome corretto da usare, per non far sentire il nostro interlocutore a disagio. Chiedere certo non è mai sbagliato, secondo il nuovo galateo: mai sentirsi inopportuni nel farlo.  Al lavoro, ma anche nelle università, dove molti professori ancora si rifiutano di chiamare gli studenti col loro nuovo nome ovvero di riconoscere la loro “carriera alias”.

E ancora, questo nuovo manuale di genere diciamolo vuole sfatare un po’ di regole di galanteria ormai passate. Il cat-calling? No, non è galanteria. Perché può essere vissuto come una molestia, e un complimento, per essere tale, richiede un’interazione equilibrata tra le parti. Quanto al conto al ristorante, invece, da oggi non è più l’uomo a pagare: il conto si dà a chi lo chiede. Questo fa forse perdere galanteria? No! il romanticismo riguarda il rapporto intimo tra due persone, non certo il cameriere. Insomma, il galateo non è materia nuova ma si evolve e si aggiorna come ci racconta Briatore. Sì, se ne aveva proprio bisogno.

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