addio-a-laura-lepetit,-la-signora-dell’editoria-milanese-che-diede-voce-alle-donne

Addio a Laura Lepetit, la signora dell’editoria milanese che diede voce alle donne

Dopo Roberto Calasso, Milano e l’Italia perdono un altro protagonista del mondo editoriale. È morta ieri, nella sua casa di Poggio Murella, in Maremma, a ottantanove anni compiuti da poco, l’editrice femminista che pubblicava solo libri di scrittici e che aveva dedicato tutta la sua vita alle donne, Laura Lepetit.

Nata a Roma il 3 agosto 1932, nome da nubile Laura Maltini, questa grande intellettuale doveva tutto a Milano, dove si era trasferita quando aveva dodici anni, al seguito del padre, ingegnere, subito dopo la guerra. Studi alle Marcelline, avvicinandosi e poi abbandonando la religione, laurea in Lettere moderne all’Università Cattolica, un matrimonio a ventiquattro anni con l’industriale Guido Lepetit, due figli che l’avevano resa nonna e una concezione sempre impegnata e militante del mestiere editoriale e del suo essere donna, per esempio con l’esperienza del femminismo con Carla Lonzi, dalla quale si allontanò proprio per seguire il suo desiderio di fare l’editrice.

Dopo qualche supplenza come insegnante, rilevò con Anna Maria Gandini e altri amici, negli anni Sessanta, la gestione della libreria Milano Libri, in via Verdi, di cui era un’assidua frequentatrice, e nel 1975 fondò la casa editrice La Tartaruga, ispirandosi a un animale lento e autonomo. “Non volevo correre e, soprattutto, non volevo dipendere eccessivamente dal mercato” aveva dichiarato l’editrice a Repubblica, a proposito di questa sua iniziativa, che aveva diretto fino al 1997, quando vendette marchio e catalogo all’allora Baldini&Castoldi.

La sua scrittrice preferita era Virginia Woolf, di cui aveva pubblicato, avviando così la sua casa editrice, Le tre ghinee, un pamphlet contro la guerra, fondamentale per il pensiero femminista, mentre non amava Simone de Beauvoir, troppo, secondo lei, borghese, destinata a gestire un salotto letterario più che a fare la rivoluzione. Di Woolf aveva anche incontrato la nipote, Angelica Garnett, in un villaggio della Provenza. “Somigliava in maniera impressionante a Virginia. Lo stesso volto allungato, il naso che sembrava una piccola spada e gli occhi. Occhi grandi, chiari e sempre spalancati sullo stupore del mondo” aveva raccontato Lepetit.

Tra le autrici pubblicate da questa intellettuale con la sua Tartaruga, comprese alcune Premio Nobel, ci sono: Margaret Atwood, Ivy Compton-Burnett, Nadine Gordimer, Barbara Pym, la citata Virginia Woolf, Gertrude Stein, Grace Paley, Doris Lessing e Alice Munro. Aveva anche riscoperto italiane quali Anna Banti, Paola Masino e Gianna Manzini e aveva lanciato esordienti, da Francesca Duranti a Silvana Grasso e a Silvana La Spina.

La notizia della sua scomparsa è stata data dall’amica di famiglia Annarosa Buttarelli, compagna di molte imprese editoriali di Lepetit tra cui la cura della collana “Pensiero e pratiche di trasformazione” di Moretti & Vitali. L’editrice è stata anche la prima a pubblicare i testi della comunità filosofica Diotima di Luisa Muraro. Per conoscerla meglio bisogna leggere la sua Autobiografia di una femminista distratta (nottetempo, 2016) dove racconta le sue avventure nel mondo editoriale, ma anche del circolo delle donne Cicip, Radio Popolare, i ritratti degli amici e la passione per i gatti.

In autunno invece uscirà postumo Cavoli a merenda (Tre Lune), in cui l’editrice aveva commentato, con ironia, ricette di cucina scritte da altri. Di lei terremo pure l’elogio della solitudine, spesso usata contro le donne. “Dopo anni vissuti in famiglia la si può apprezzare e non esserne vittima perché ci manca qualcosa o qualcuno. La solitudine per me è disporre del proprio tempo, dei propri desideri. Essere sé stesse” ci aveva detto, e ci lascia anche questa splendida definizione dell’amore: “Credere nel sentimento amoroso, ma non nel sentimentalismo”. Del suo mestiere di editore aveva scritto: “Davanti ai libri mi sento come un cane da tartufi. Li cerco col naso, ne sento l’odore, capto i segnali che mandano e batto il terreno con il muso tra i cespugli”.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *