affidato-al-comune-il-15enne-salvato-dalla-sfida-social-mortale:-ma-i-giudici-chiedono-un-percorso-di-sostegno-anche-per-i-genitori

Affidato al Comune il 15enne salvato dalla sfida social mortale: ma i giudici chiedono un percorso di sostegno anche per i genitori

“Sostenere il giovane negli impegni scolastici e aiutarlo a uscire dalla situazione di chiusura sociale in cui si trova”. È l’obiettivo che si pone il Tribunale per i minorenni nel provvedimento temporaneo emesso nei confronti della difficile condizione del 15enne del Varesotto che due settimane fa aveva ingaggiato una pericolosa sfida online che avrebbe potuto costargli la vita se una 13enne di Cuneo non avesse capito la gravità della situazione tanto da avvisare la madre. Che a sua volta allertò le forze dell’ordine che arrivarono in tempo a casa del ragazzo prima che potesse compiere gesti estremi.



Da tempo difatti il 15enne non va più a scuola ed è completamente isolato nella sua stanza, interessato solo a manga giapponesi, videogiochi e chat in vari gruppi social. Senza contatti sociali veri. Il Tribunale, sentiti i servizi sociali del paese dove vive il 15enne, ha preso alcuni provvedimenti, a partire dalle “inadeguatezze manifestate dai genitori nel prendersi carico dei problemi del figlio”: per questo “reputa necessario l’affido dello stesso al Comune, con conseguente limitazione della responsabilità genitoriale per gli ambiti sanitari ed educativi”. Le intenzioni del Tribunale sono quelle di “attivare un percorso di sostegno alla genitorialità per il padre e la madre, affinché siano aiutati a sintonizzarsi sui bisogni del figlio, nonché un intervento educativo domiciliare come concreto ausilio al ragazzo”.



I genitori intanto verranno ascoltati dal Tribunale, così anche il ragazzo. “Il fenomeno delle challenge online, le sfide estreme, è in costante e preoccupante aumento e spinge gli adolescenti a fare scelte tragiche – commenta il presidente del Tribunale per i minorenni, Maria Carla Gatto – alcune delle quali fortunatamente sono state intercettate in tempo. Il messaggio da mandare è che non si può delegare la promozione di azioni di contrasto soltanto alla scuola, ma è necessario restituire alle famiglie il loro ruolo di primaria agenzia educativa guidando i figli a utilizzare correttamente le tecnologie e ad acquisire la consapevolezza dei rischi che si corrono in rete e della rilevanza penale di certe condotte”. Ma perché gli adulti possano intervenire “con la necessaria competenza – sottolinea Gatto – è importante formare i genitori all’uso del digitale e a utilizzare gli strumenti per evitare alcuni rischi della Rete come, per esempio, il parental control, già fruibile per tutti sugli apparecchi ma sconosciuto ai più”.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *