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All'Infermiere manca solo di dare una mano in cucina e poi fa tutto. Lo sfogo di una collega neolaureata.

Ci scrive M.G., Infermiera neolaureata: “all’Infermiere manca solo di dare una mano in cucina e poi fa tutto”.

Gentile redazione di Assocare News

sono una “nuova dottoressa”, mi chiamo M.G. (vorrei rimanere in anonimo), oppure una professionista probabilmente non di alta qualità come ho letto in un articolo riguardante la competenza di noi infermieri laureati.

Sicuramente l’osservazione riguarda noi Infermieri più giovani con i contratti più recenti, contratti figli di questa era Covid in cui la sanità pubblica e privata si è svegliata dal torpore e si è resa conto che c’è bisogno di nuove leve.

Ahimè, collega Simonetta, i nuovi Infermieri sono tutti laureati e tra questi ci sono io, che mi sono laureata nel 2021 e ho cominciato a lavorare 10 giorni dopo la laurea, senza fermarmi più. Sia da tirocinante che da infermiera di ospedale pubblico e privato ho fatto l’infermiera ma anche l’oss, l’ausiliaria, la segretaria, l’operatrice funebre e potrei continuare ancora, senza tirarmi indietro.

Posso dire che in tante realtà all’Infermiere manca di dare una mano in cucina o con le pulizie. Ma nelle realtà che ho vissuto non ho mai visto un giovane collega fare scuola a nessuno o essere presuntuoso perché il lavoro ce lo vogliamo tenere. Ben sapendo che non si tratta di un’assistenza di qualità ed è a discapito del paziente.

Ti rammento, cara Simonetta, che i tuoi giovani colleghi coprono le ferie, le malattie e le aspettative della “vecchia guardia” come la tua con contratti precari, o peggio contratti di cooperativa o di agenzie interinali.

Non si hanno certezze su stabilità futura e se si ha, a chilometri da casa con poche possibilità di un cambio contestuale. Questa guerra tra poveri è tipica di una categoria che è disunita dall’interno, e non ci migliora. Personalmente ho vissuto piccole realtà dove ero l’unica laureata in un reparto di vecchie guardie e ho vissuto una bella esperienza di collaborazione e di interscambio: da loro ho “rubato” qualcosa della loro lunga esperienza, e io ho trasmesso a loro ciò che di più recente ho imparato con la formazione universitaria che ho ricevuto. Ma mi sono scontrata anche con realtà in cui tuoi colleghi si sentivano “gelosi” del proprio lavoro e non mi hanno trasmesso proprio nulla.

Concludendo, Simonetta, sai tra i laureati e non chi vince? Chi si forma sempre, a prescindere dall’anno di conseguimento del titolo.

Buon anno a tutti.

M.G., Infermiere neolaureata

Leggi anche:

Simonetta, Infermiera: “anche tra i non laureati ci sono professionisti in infermieristica altamente preparati”.

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