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Angela Missoni racconta suo padre Ottavio.

Angela e Ottavio Missoni al termine della collezione Missoni donna per Autunno-Inverno 2011 -2012, oggi 27 febbraio 2011 a Milano.
ANSA/MILO SCIAKY

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Non capita spesso di avere come padre “un pezzo d’Italia, un libro mastro di saggezza di vita”: così Angela Missoni ricorda suo padre Ottavio, mancato nel 2013, nel centenario della sua nascita, avvenuta l’11 febbraio del 1921 a Ragusa di Dalmazia, oggi Dubrovnik. Atleta, stilista, artista, Ottavio detto Tai è stato anche sindaco del “Libero Comune di Zara in Esilio”.

Lui, che a 20 anni era stato fatto prigioniero a El Alamein, e che dopo 4 anni di prigionia non aveva più una casa cui far ritorno, “ci diceva che in prigionia era stato benissimo perché si era potuto dedicare ai suoi hobby preferiti, leggere e dormire”.

Tornato in Italia, Missoni aveva ripreso ad allenarsi ed era riuscito a partecipare alle Olimpiadi del 1948. “Mi diceva sempre – ricorda Angela – ‘se hai la soluzione perché ti preoccupi? e se non ce l’hai perché ti preoccupi?’”. “Papà – prosegue Angela, che firma le collezioni di famiglia – ci ha lasciato questo stile di vita, questo modo di apprezzarla, grazie alla complicità di mia madre, perché senza di lei avrebbe fatto altro. Lui non sopportava troppo le responsabilità e ogni volta che arrivavano nuove proposte le diceva ‘Rosita, ma perché vuoi lavorare di più? Tanto anche se guadagnassimo più soldi non avremmo tempo per spenderli”.

Serviva tempo per l’arte, come quella raccolta nella sala degli Arazzi al museo Maga di Gallarate, e per gli amici, da Bocca e Biagi a Fellini e Walter Chiari, ma anche quelli di infanzia, con cui trascorreva le vacanze. “E poi era di un fascino pazzesco. Per strada si giravano a guardarlo e io ero orgogliosissima. Figli e nipoti hanno avuto la fortuna di conoscerlo e viverlo, ora vorrei recuperare i filmati d’archivio per i nipoti” ma chissà, magari anche per un film su questa vita così straordinaria: “non manca proprio niente, mio padre – conclude Angela – è davvero il personaggio di un film”. (ANSA).

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