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Arrivederci ragazzi: L’Espresso in edicola e online domenica 21 marzo

Un volto di bambina diviso in due. Una metà è colorata, luminosa, positiva. L’altra è in bianco e nero, triste, l’occhio chiuso segnato da una lacrima. L’immagine di copertina del nuovo numero dell’Espresso viene dal reparto di Neuropsichiatria infantile dell’Istituto Mondino di Pavia. Dove si combatte per salvare una generazione schiacciata dall’incubo della pandemia nell’indifferenza della politica. A loro si rivolge il titolo: “Arrivederci ragazzi”. Ce la farete, ci rivedremo. 

Elena Testi racconta le storie di queste piccole vittime collaterali del Covid-19, chi non mangia e chi non dorme, chi crede di non poter più camminare e chi si ferisce da solo: da Pavia a Bologna, da Codogno a Roma i ricoveri sono in aumento. È un problema enorme non solo per i piccoli malati e per le loro famiglie ma per l’Italia intera, e la politica non può continuare a far finta di niente: Draghi ha il dovere di parlare a questi bambini, scrive Marco Damilano nel suo editoriale, per cercare di ricostruire il rapporto di fiducia con il Paese minato dalla sospensione dei vaccini.

Anche gli anziani non autosufficienti sono lasciati indietro, scrive Cristiano Gori, mentre Giorgia Loschiavo firma un diario della “Maturità a distanza”. E Jessica Masucci denuncia la mancanza di investimenti che è alla radice di questa epidemia di disagio mentale.

Intanto l’Italia, scrive Vittorio Malagutti, scopre che procurarsi i vaccini è una guerra che tra multinazionali e grandi potenze. Floriana Bulfon scoperchia un altro settore di affari criminali legati al Covid-19, tra contrabbando di dosi, fiale clonate e truffe informatiche.

In politica è il momento dei Verdi: in Italia Beppe Sala aderisce al gruppo e Muroni e Schlein lanciano nuove iniziative nella stessa direzione (di Susanna Turco), a Bruxelles la segretaria Tsetsi racconta a Federica Bianchi i progetti degli ecologisti europei. In Francia la sinistra scopre una nuova protagonista in Manon Aubry (intervistata da Anna Bonalume). In Italia invece Sofia Ventura invita Enrico Letta a fare luce nel sempre più caotico Pd e Lucia Ghebreghiorghes, a nome di chi come lei è straniera in casa propria, lo invita a mantenere la promessa sullo ius soli.

In Vaticano intanto cresce il potere del cardinale Parolin, numero due del Papa: Carlo Tecce racconta le sue strategie, dai rapporti con la Cina alla richiesta, accolta da Draghi, di ristori per le scuole cattoliche. Sul fronte di chi sta dalla parte degli ultimi, Pia Klemp, la capitana della Louise Michel sotto processo per aver salvato naufraghi, parla di etica e legalità con Donatella Di Cesare, mentre Medici senza frontiere affida a Caterina Bonvicini il racconto di cinquant’anni dedicati a curare le ferite del poveri del mondo. Simone Pieranni analizza le differenze tra le proteste nei vari paesi dell’Estremo oriente, mentre  Aboubakar Soumahoro appoggia le mobilitazioni italiane di rider e dipendenti di Amazon in cerca di regole nella gig economy.

Altan si fa beffe di chi ancora sogna di riformare il Paese, Makkox rivela le parole non dette dietro ai silenzi di Draghi, Mauro Biani esprime in pochi tratti l’isolamento dei nostri bambini, Michele Serra svela il vero problema del vaccino inglese: viaggia nel sangue tenendo la sinistra. E Wlodek Goldkorn invita a meditare sulla parola della settimana: potere politico.

L’’Espresso chiude con un catalogo dei mitomani da social firmato da Giulia Caminito e dei nuovi divi raccontati da Sabina Minardi, e con una provocazione di Chiara Valerio: la Storia sta diventando una “cosa da donne”? 

Mentre la guerra d’Iraq si trasforma in una favola per bambini (di Maria Grosso) e il Monte Athos diventa un rifugio per neonazisti (di Elena Kaniadakis), la cineteca di Bologna si prepara a valorizzare altri tesori dimenticati del suo archivio: e non lo fa solo in streaming ma restaurando il leggendario Cinema Modernissimo, nel centro di Bologna. Una doppia sfida raccontata da Fabio Ferzetti: all’oblìo e alla pandemia.

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