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elezioni comunali
A Legnano il Pd insegue Toia. A Corsico M5s coi dem per dare la spallata a Errante. A Saronno fotofinish sull’ospedale. A Viadana e Voghera centrodestra vicino alla conferma | Di Nicolò Rubeis




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MILANO – Tra gli 84 Comuni che erano chiamati a scegliere il nuovo sindaco il Lombardia, sono sei quelli dove sarà necessario il ballottaggio per avere un vincitore. Si vota domenica 4 e lunedì 5 ottobre. 

In ballo c’è il futuro amministrativo di un capoluogo, Lecco, dopo che nell’altro, Mantova, si è riconfermato al primo turno il Pd con Mattia Palazzi. I comuni che tornano alle urne in provincia di Milano sono due, Legnano e Corsico; uno invece nel basso varesotto, Saronno. Nel Pavese va conclusa la sfida a Voghera, nel mantovano quella di Viadana. 

LECCO, GATTINONI (E VALSECCHI) SFIDANO CIRESA

La partita più equilibrata da giocare è sicuramente quella di Lecco. Dopo i 10 anni di Virginio Brivio, il centrosinistra ha deciso di affidarsi a Mauro Gattinoni. Una campagna elettorale la sua tutt’altro che semplice, partita in salita dopo la decisione di Corrado Valsecchi, fedelissimo di Brivio nonché suo assessore ai Lavori Pubblici, di correre da solo con la lista ‘Appello per Lecco’, un progetto civico nato nel 2010. Troppe le divergenze iniziali: Valsecchi sperava in un occhio di riguardo per la sua lista, ma nel team di Gattinoni sarebbe stata la quinta scelta. Il Pd intanto, ha perso oltre 10 punti rispetto alle scorse comunali, chiudendo al 18%.

A portare fieno in cascina per la coalizione di Gattinoni, ex direttore dell’Associazione piccole e medie imprese di Lecco, sono state le liste civiche, che hanno avuto un ruolo di primo piano in molte delle recenti comunali lombarde. Il calo del Pd è stato compensato dal centrosinistra con l’exploit di ‘Fattore Lecco’ (11,7%). Bene anche le altre due civiche a sostegno di Gattinoni, ‘Ambientalmente Lecco’ e ‘Con la sinistra cambia Lecco’, entrambe sopra il 5%.

E il centrodestra? Il compito di strappare la città al Pd era stato affidato a Giuseppe ‘Peppino’ Ciresa, assessore al commercio dal 2001 al 2006 nella giunta di Lorenzo Bodega, che per poco non riusciva nell’impresa già al primo turno. Fermatosi al 48,7%, dovrà ora guardarsi le spalle dall’arrembaggio di Gattinoni, che dopo aver messo da parte l’ascia di guerra, ha firmato l’apparentamento con ‘Appello per Lecco’, per buona pace sua e di Valsecchi.

Sullo sfondo invece, rimane il Movimento 5 Stelle, fermo al palo al primo turno con un 3,7% che sa tanto di sconfitta. I grillini infatti, rimangono fuori dal consiglio comunale, anche per la scelta di non appoggiare nessuno dei due candidati al ballottaggio. 

LEGNANO E CORSICO, E’ BAGARRE NEL MILANESE

Nel milanese, interessante il rush finale a Legnano, comune di oltre 60.000 abitanti reduce dalla giunta leghista dimissionaria di Gianbattista Fratus. Al primo turno il centrodestra non ha sfondato, con la consigliera regionale Carolina Toia che si è fermata al 41,35%. Il Pd insegue con il 31,59% ottenuto da Lorenzo Radice. Ufficialmente, entrambi hanno declinato ogni apparentamento, ma ci sono molti voti da recuperare.

L’altro candidato sindaco di centrodestra Franco Colombo non sembra convinto della Toia, definita recentemente ‘un candidato debole’, anche se presumibilmente la appoggeranno i suoi elettori, lasciati liberi di scegliere dall’ex assessore allo Sport nella giunta di Fratus. Radice invece, potrà contare sugli oltre 3mila voti di Franco Brumana, che lo sosterrà, nonostante le divergenze, “tappandosi il naso”. Alessandro Rogora dei Verdi (3,3%) e Lucia Bertolini con la sua civica ‘La Sinistra’ (1,6%), rimangono invece neutrali.

Il Movimento 5 Stelle, che alle urne non era andato oltre il 4,3% raggiunto da Simone Rigamonti, dopo aver strizzato l’occhio a Radice, definendo il suo ‘’un caricatore pieno di cartucce da sparare” al contrario di quello “vuoto” della Toia, non ha trovato un vero e proprio accordo con il Pd. Anche se comunque “il mio auspicio è che Radice possa vincere” ha dichiarato Rigamonti, “ma non si aspetti un’ opposizione calmierata se siederà sulla poltrona di sindaco”.

Sfida aperta anche a Corsico, altro Comune reduce da una giunta dimissionaria, quella di Filippo Errante che ha deciso comunque di riprovarci. Al primo turno però, non è andata proprio come sperava, complice il calo della Lega. Il Carroccio si è fermato al 12,72% e l’ex sindaco è stato aiutato sia da Fratelli d’Italia (12%) sia della sua lista civica ‘Corsico Ideale’ (12%).

A sinistra invece sono più fiduciosi: Stefano Ventura ha ottenuto un buon 41%, con il Pd primo partito della città (25,6%). Bene anche le sue due civiche che insieme hanno sfiorato il 15%. La spinta decisiva potrebbe arrivare dal M5S, che qui, forte dell’8% incassato da Gianluca Vitali, può ritenersi davvero l’ago della bilancia. I grillini hanno infatti raggiunto, “dopo intense giornate di confronto”, un’intesa con Ventura: una notizia non scontata, ma che era comunque nell’aria.

Un altro buon risultato al primo turno lo aveva ottenuto Roberto Mei, con l’inedita alleanza sperimentata tra Forza Italia e Italia Viva che aveva fruttato un sostanzioso 7,7%. Ora però, le loro strade si dividono. I renziani, che avevano collocato il loro simbolo insiema a quello di ‘Noi con l’Italia’ e di ‘Corsico Popolare’ hanno fatto sapere che non appoggeranno ufficialmente nessun candidato, tenendo fede al programma di Mei. Lui che tra l’altro, dopo una vita passata tra i banchi del consiglio comunale, è già stato assessore ai Lavori Pubblici della città dal 2015 al 2017, proprio nella giunta di Errante. Forza Italia invece, nonostante le divergenze tra Mei e l’ex sindaco, sosterrà il candidato della Lega, che ha ricevuto anche il sostegno del segretario nazionale Matteo Salvini, giunto in città la scorsa domenica.

SARONNO, CHE FINE FARA’ L’OSPEDALE?

Nel basso varesotto invece, tutti i riflettori sono puntati su Saronno, dove il sindaco uscente Alessandro Fagioli, anche lui del Carroccio, cerca il bis sfidando al ballottaggio Augusto Airoldi. Al primo turno a regnare è stato l’equilibrio. Il centrodestra, presentatosi compatto alle urne, si è fermato al 36,6%, con la Lega primo partito della città, come era successo nelle precedenti comunali. In quel caso però, Forza Italia aveva deciso di correre da sola con Pierluigi Gilli, ex sindaco azzurro dal 1999 al 2009, candidato quest’anno con Italia Viva. Corsi e ricorsi politici di una città che è stata per tanti anni uno storico feudo della Democrazia Cristiana e che potrebbe tornare nelle mani del centrosinistra a distanza di 10 anni dall’amministrazione di Luciano Porro. Airoldi insegue infatti Fagioli, forte del 34,6% agguantato al primo turno.

Ma a incidere sull’esito del ballottaggio saranno sicuramenti i voti delle civiche. Il vero exploit, l’ha registrato ‘Obiettivo Saronno’, la lista di Novella Ciceroni, che ha tagliato il traguardo sfiorando il 13%. Più di 2.350 voti potenzialmente nelle tasche di Airoldi, dopo l’apparentamento firmato con la civica. Un’alleanza che il Pd ha allargato anche con il sostegno di Gilli e degli oltre 2.203 voti incassati con la sua lista e con Italia Viva. Azione però, ha deciso di non schierarsi, una scelta simile a quella fatta dal Movimento 5 Stelle, con il candidato Luca Longinotti, il vero deluso del primo turno (4,4%) che ha consigliato ai suoi elettori di astenersi. “Il miglior assist che si potesse fare a Fagioli”, ha commentato Airoldi, che sperava anche nell’appoggio pentastellato. Longinotti però non ha apprezzato “gli spostamenti impietosi da una parte all’altra della scacchiera” delle varie liste, tirandosi fuori da ogni alleanza.

Il prossimo sindaco della città non potrà non partire da quello che sarà il futuro dell’ospedale. A sinistra sono convinti che la Lombardia voglia chiudere il presidio sanitario, per voler del “manovratore Attilio Fontana, amico di Fagioli”, ma dal Pirellone il Carroccio smentisce. Negli ultimi giorni intanto, l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera ha inaugurato una nuova Tac, ma non è bastato a frenare i sospetti del centrosinistra e del sindaco di Milano Beppe Sala, che durante un evento elettorale al quale ha partecipato anche il segretario nazionale del Pd Nicola Zingaretti ha arringato la folla: “Non fatevi portare via l’ospedale da Gallera e Fontana”. Ma Fagioli non ci sta, sottolineando come “alcuni messaggi sbagliati stanno spaventando la popolazione”. 

VOGHERA, SEMBRA UN FILM MA E’ SOLO POLITICA

Spostandoci nel Pavese, c’è un’altra città importante che aspetta di scoprire chi sarà il prossimo sindaco: Voghera. Al primo turno il centrodestra è andato vicinissimo al trionfo, ma il 49,2% raggiunto da Paola Garlaschelli non è bastato a evitare il ballottaggio. Dall’altra parte della barricata, tra le fila del Pd, c’è Nicola Affronti.

Per capire meglio le dinamiche politiche cittadine bisogna però riavvolgere il nastro. Alle comunali di cinque anni fa, si impose Carlo Barbieri e la sua coalizione di centrodestra, dove non figuravano né la Lega né Fratelli d’Italia. Era invece presente l’Unione di Centro (Udc), che nominò come presidente del Consiglio comunale Nicola Affronti. Proprio lui, che oggi porta avanti il carretto del centrosinistra. L’Udc è infatti passato nella coalizione del Pd, con la benedizione di Carlo Barbieri e della lista ‘Insieme per Voghera’, fondata da 4 consiglieri uscenti da Forza Italia, che intanto vive uno dei momenti più complicati della sua storia politica locale recente. Un intreccio da film, se pensiamo anche al fatto che sempre cinque anni fa, il Pd non riuscì nemmeno a raggiungere il ballottaggio, dove Barbieri si impose su Aurelio Torriani, ex sindaco di Voghera dal 2000 al 2010, sostenuto dalla Lega e da Fratelli d’Italia. E indovinate chi era il candidato dei dem? Pier Ezio Ghezzi, lo stesso che quest’anno si è messo in proprio con le sue liste, portando a casa un ottimo 17,7%. Una spinta per Affronti? Tutt’altro,visto che Ghezzi ha deciso di non schierarsi con nessuno al ballottaggio, lasciando libertà di voto all’elettorato e accontentandosi di 3 posti in consiglio comunale. Rivendicando inoltre di essere “la forza progressista di riferimento in città”.

Al primo turno, c’era anche il Movimento 5 Stelle, con il candidato sindaco Antonio Marfi che ha collezionato 1.316 preferenze (6,91%). Ma al ballottaggio i grillini hanno già fatto sapere che non si schiereranno con nessuno. Infine, finirà probabilmente alla Garlaschelli il 3,57% racimolato da Giuseppina Insalaco di ‘Cambiamo’, il partito del Governatore della Liguria Giovanni Toti che continua con i suoi tentativi di espansione in Lombardia.

VIADANA, CAVATORTA IN VANTAGGIO. ZAFFANELLA PER LA STORIA.

L’ultimo comune chiamato a scegliere il prossimo sindaco è quello di Viadana, nel mantovano. Il centrodestra, con Nicola Cavatorta, ha quasi doppiato Fabrizia Zaffanella, sostenuta da un blocco formato dal Pd, Italia Viva e dal Partito Socialista Italiano.

Ma la differenza l’hanno fatta per tutti soprattutto le civiche. Nel 43,2% di Cavatorta infatti, il risultato migliore lo ha ottenuto ‘Viadana in Testa’ con il 17,5%. ‘Io cambio’ invece, nella coalizione della Zaffanella, ha messo a referto un significativo 14,6%. Chi può dirsi sicuramente soddisfatta è invece Alessia Minotti, che di progetti civici ne ha accorpati ben 4, chiudendo il primo turno con il 16,7%. Ma in vista del ballottaggio, la futura consigliera comunale ha deciso di non indirizzare i suoi elettori, invitandoli solo a non astenersi.

Anche il Movimento 5 Stelle, dopo aver ottenuto 652 voti al primo turno, non darà indicazioni di voto, come specificato dal candidato Lorenzo Gardini. L’unico ad aver confermato un apparentamento è stato Silvio Perteghella che sosterrà il centrosinistra insieme alla sua lista ‘Viadana Democratica’, che ha incassato l’8,9% poco più di 10 giorni fa. Per Zaffanella però, che insegue l’obiettivo storico di diventare la prima donna sindaco della città, potrebbe non bastare. I favori del pronostico sembrano tutti dalla parte di Cavatorta, fratello tra l’altro dell’ex sindaco di Viadana, Giovanni, morto da primo cittadino in carica nel maggio del 2019. 



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