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Banche UE, le sfide per il post Covid sono su fintech, valute digitali e finanza green

In netto contrasto con la crisi finanziaria del 2007-2008, le banche europee sono uscite quasi indenni dalla crisi da coronavirus. Se infatti l’anno anno l’opinione più diffusa era che le perdite annuali sui crediti sarebbero state di circa 200 miliardi di euro per tutto il comparto (secondo le banche nel panel della European Banking Authority), alla fine le cifre effettive hanno totalizzato 110 miliardi. Il livello è più che doppio rispetto al 2019, ma comunque sufficientemente basso da permettere al 30% degli istituti bancari di rilasciare i propri accantonamenti. Le sfide per il settore bancario europeo sono però numerose, come osserva un report di Oliver Wyman, e non si fermano ad un’uscita tutto sommato positiva dalla pandemia.

Il report mette in risalto cinque sfide che le banche europee devono affrontare se vogliono riprendere un percorso virtuoso: prepararsi alla fine delle misure di emergenza; supportare la Capital Market Union e i fondi del Next Generation EU; finanziare la transizione verso fonti energetiche sostenibili; accelerare la transizione digitale dei pagamenti, dei prestiti e degli altri servizi; sviluppare le infrastrutture finanziarie di domani, a partire dall’euro digitale.

Secondo lo studio della società di consulenza strategica, nei prossimi dieci anni è probabile che nuove modalità di accesso ai prodotti bancari – sviluppati da startup fintech – rappresenteranno il 10% del mercato del credito, dei depositi, dei cambi e dei pagamenti. Le banche dovranno essere “aggressive” per competere con le società fintech e big tech in rapida evoluzione e sviluppare servizi ed ecosistemi incentrati sul cliente, o optare per partnership con questi soggetti.

In tutto questo, sono all’orizzonte cambiamenti radicali nell’infrastruttura finanziaria europea. Sono stati infatti avviati progetti che riguardano le valute digitali della banca centrale (CBDC), sullo sviluppo delle quali per ora pesano problemi di controllo geopolitico e di politica monetaria. Queste valute potrebbero però diventare davvero dirompenti, con da 10 a 25 miliardi di euro di entrate a rischio per le banche europee se le CBDC riuscissero ad attirare il 20% dei depositi totali.

Nel campo della finanza green, le nuove offerte di investimenti, finanziamenti, consulenza, analisi di dati e trasferimento del rischio rappresentano un’opportunità di entrate da 25 a 50 miliardi di euro per il comparto, un quarto dei quali è nuovo e il resto sostituisce attività esistenti. Secondo Oliver Wyman, se le banche non prenderanno l’iniziativa, una combinazione di consulenti, boutique, società di dati e fondi di private equity colmerà il divario.

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