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Bergamo zona gialla, torna il rito del calcetto: “Io, di nuovo libero di tornare bambino”

Insieme alla zona gialla, torna anche il rito del calcetto. Per molte persone, una delle poche occasioni per tenersi in forma insieme agli amici di sempre, correndo dietro al pallone e tornando inevitabilmente un po’ bambini. Un impagabile momento di leggerezza che Matteo Bonfanti, direttore della testata Bergamo&Sport e penna ispirata, ha raccontato molto bene sul suo profilo Facebook. Ve lo proponiamo:

“Faccio la borsa e i sentimenti sono gli stessi di sempre, identici a quelli di trent’anni fa, quando ero un ragazzino e avevo tutti i brividini lungo la schiena e mi scappava la pipì dall’emozione. Cerco le scarpe, impolverate da questi mesi, i miei primi senza manco una volta il calcio, neppure al parco per sbaglio. Le guardo e mi si riempie il cuore di felicità. Stasera gioco, torno finalmente a casa, a correre sopra a un campo di pallone. Nei primi dieci minuti mi farò i cazzi miei, ignorando i compagni liberi a centro area, giocherò da solo, con in testa il bisogno di fare almeno un golletto.

Sono in redazione e mi gusto questa splendida attesa, ricordo ogni allenamento e ogni partita della mia vita. E penso a Ibra e a Cristiano nella domenica di Milan-Juve o a Lukaku e a Ilicic nel sabato sera di Inter-Atalanta, chissà se anche loro sentono quella meravigliosa sensazione che in un attimo riporta d’improvviso all’età di sei anni. Li abbiamo avuti tutti ed eravamo piccoli piccoli e pieni zeppi di sogni.

Ho quel profumo addosso, sentito tanto tempo fa, appena messo in fascia da un allenatore grande grande e sorridente. Dalle narici mi arriva fino a dentro all’anima e mi muove le gambe sotto il tavolo, è buonissimo, è l’odore del prato tagliato di fresco. E sfilano i miei ricordi, si mettono in fila, c’è mio babbo in tribuna, c’è il mio primo amore che mi applaude e si commuove mentre segno un gol, c’è mia mamma che raccoglie i fiori che stanno crescendo lungo il vialetto che porta al campo dagli spogliatoi, ci sono i miei due compagni d’attacco che alla fine del primo tempo mi parlano delle bellissime gambe lunghe di mia sorella.

Solo questo, il calcio è soprattutto un sogno, vorrei non mi mancasse più, martedì, giovedì, sabato, martedì, giovedì, sabato, all’infinito, i falli e le incazzature, i gol e l’allegria, gli amici, la primavera, e io che sono di nuovo libero di tornare bambino”.

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