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Berrettini è il primo tennista italiano in finale a Wimbledon

Matteo Berrettini è nella storia del tennis italiano - Foto Epa/Ansa/Neil Hall © www.giornaledibrescia.it

Matteo Berrettini è nella storia del tennis italiano – Foto Epa/Ansa/Neil Hall © www.giornaledibrescia.it

Sull’erba di Wimbledon si scrive la pagina di storia più luminosa del tennis italiano: Matteo Berrettini è in finale. Nessun italiano ci era mai riuscito e domenica, contro Novak Djokovic, proverà a incidere il proprio nome sul muro del Centrale, dove l’elenco dei vincitori del torneo più prestigioso del mondo saluta e intimorisce chi sta per entrare in campo. Londra, 11 luglio: poche ore e pochi chilometri di distanza per fare la storia, da Wimbledon a Wembley, le due big W, templi dello sport della City.

Berrettini era stato invitato dalla Figc a vedere la finale degli Europei, ma non potrà esserci perché, comunque vada, il finalista è tenuto ad essere presente all’elegantissima serata di gala che conclude le due settimane di Wimbledon. Ma l’obiettivo di Matteo a questo punto non è solo quello di essere, semplicemente, un finalista.

«Domenica sarà una grande giornata – ha detto a fine gara – spero che andrò ancora meglio: porto con me la bandiera dell’Italia, devo crederci». A Londra sono arrivati tutti i suoi familiari e lo staff al gran completo. È già lì, invece, la fidanza Alja Tomljanovic, anche lei tennista professionista che a Wimbledon è arrivata ai quarti e domenica saranno tutti a tifare per lui sugli spalti del campo centrale, dove, in semifinale, Berrettini ha battuto il polacco Hubert Hurkacz, demolendolo con una partita solidissima sia dal punto di vista tecnico sia mentale, con un grande servizio: 22 ace e nessun break concesso all’avversario.

Dopo due set la pratica Hurkacz, per Berrettini, sembrava già archiviata. Dopo i primi game in equilibrio, il romano ha infilato una serie di 11 game vincenti consecutivi che lo ha portato a chiudere i primi due set sul 6-3, 6-0. Hurkacz però è stato bravo a reagire: si è messo il cappellino, ma con la tesa in avanti a differenza dell’avversario, è ha fatto un reset mentale cominciando a far vedere un tennis più simile a quello che negli ottavi e nei quarti gli ha permesso di mandare a casa Medvedev e Federer. Berrettini ha sofferto, ma ha tenuto: il terzo set si è chiuso, in favore del polacco, al tie-break. Nel quarto a Berrettini è stato sufficiente rubare il primo game a Hurkacz, poi non sbagliare niente al servizio e chiudere sul 6-4 e in 2 ore e 34, staccando il pass per la finale.

«Non avrei mai nemmeno sognato una cosa del genere – ha detto a fine gara – perché è un sogno troppo grande e invece ci sono. E non ci sono altre parole. Ho giocato una grande partita: quando si gioca a questi livelli io cerco di essere al meglio dal punto di vista mentale, fisico, tattico, tecnico, pensavo di vincere il terzo set e l’ho perso, mi sono detto: bisogna reagire e la reazione è arrivata».

Quella di domenica sarà così la sua terza partita sull’erba sacra del centrale di Wimbledon.

Berrettini ha ricordato il suo esordio, due anni fa, quando perse contro Federer. «Quella partita – ha detto – mi ha aiutato a tornare qui oggi». Il percorso di Berrettini a Wimbledon è stato imperiale: solo tre set persi, sempre padrone di ogni incontro. Domenica però, contro il numero uno del mondo, sarà, ovviamente, tutta un’altra storia. Per la prima volta non sarà il favorito: non fosse altro perché Berrettini è alla sua prima finale di un torneo del grande slam, mentre Djokovic ne ha giocate 29 e vinte 19 (cinque a Wimbledon), due delle quali nel 2021 quindi con la possibilità ancora aperta di completare la quadrupla corona dello Slam nello stesso anno, impresa che non riesce a nessuno da più di mezzo secolo, ovvero dal magico 1969 di Rod Laver.

Se quello che si è visto fin qui a Wimbledon è stato il più forte Berrettini di sempre, lucido, preciso, solido, forte e spietato, per insidiare il trono di Djokovic (che ha battuto non senza fatica il canadese Denis Shapovalov in tre tiratissimi set, 7-6, 7-5, 7-5) ne servirà uno ancora migliore. E per l’Italia sarà il primo piatto di una domenica in cerca di gloria, almeno nello sport.

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