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Birrifici artigianali in Liguria: 5 indirizzi da scoprire

E se vi dicessimo che un appassionato di birra ha validi motivi per guardare con interesse alla Liguria? In una regione capace come poche di armonizzare la cultura contadina dell’entroterra collinare con quella legata al mare e alla pesca, anche l’arte brassicola trova terreno fertile. Merito della passione e della volontà di veri e propri pionieri che, già in tempi non sospetti, hanno puntato forte su quello che era un movimento sconosciuto ai più. È proprio grazie a loro che possiamo portarvi oggi sulla tracce di alcuni birrifici artigianali in Liguria che meritano di essere scoperti.

L’arte dei birrifici artigianali in Liguria: 5 nomi, 5 storie da scoprire  

Non dovrebbe più sorprendere ormai, come abbiamo visto anche con i birrifici artigianali pugliesi, l’arte del fare birra è di casa in Italia. E lo è anche in una terra fiera delle sue tradizioni culinarie, come la Liguria. Che si tratti di accompagnare un fritto di pesce, un piatto di pasta al pesto o una focaccia genovese, c’è sempre una birra adatta all’occasione. Specie quando fatta con un’attenta scelta delle materie prime, in alcuni casi coltivate in proprio, e nel rispetto dei tempi necessari ad avere un prodotto di qualità. È questo il tratto comune dei cinque birrifici artigianali liguri che abbiamo il piacere di farvi conoscere!

La Spezia Brewing Company (La Spezia, SP)

Il nostro viaggio sulle tracce dei birrifici artigianali in Liguria parte dal capoluogo della riviera di Levante. La Spezia Brewing Company è un nome che suona internazionale, e non a caso. La storia di questo birrificio parte infatti da lontano, da Stoccolma per l’esattezza. Qui il sogno di Sara Bregoli (nata in Svezia da padre bolognese) e di suo marito Tomas Bregoli Larsson si è concretizzato nel Late Night Brewery, una piccola produzione birraria distribuita nei locali della capitale svedese. Nel dicembre 2016 la svolta, col trasferimento a La Spezia e l’avvio di un nuovo impianto da 500 litri e cinque fermentatori.

© La Spezia Brewing Company

Oggi la capacità produttiva si è ulteriormente ampliata e può contare su nove referenze, che s’ispirano soprattutto agli stili belga e americano. D’impronta belga sono, ad esempio, la Abbey, una dubbel ambrata, dal corpo intenso e vellutato, con note di malto e frutta matura, insignita del Luppolo d’Oro (2019) e del Luppolo d’Argento (2021) al Best Italian Beer promosso da FederBirra, e la Contadina, una saison agrumata e dalla vivace speziatura, anch’essa pluripremiata al Best Italian Beer. Lo stile americano si ritrova invece nella Tropicana Beach, una pale ale dai forti sentori di frutta esotica dovuti alle due varietà di luppoli americani utilizzati (Azacca e Sabro) e accentuati dal dry hopping, e nella Moby Dick, IPA dal carattere luppolato con sfumature resinose, terza classificata al concorso Solobirra 2021.

La cifra stilistica di questo birrificio trova però espressione soprattutto nelle due stout della casa. Entrambe scure, corpose e intense, com’è nello stile cui si rifanno, la Scuriosa porta al palato le classiche sensazioni di malto torrefatto arricchite da sfumature di liquirizia, mentre la Ciocancia gioca sull’equilibrio di sentori contrastanti come cacao e arancia. Un insolito connubio che ha saputo conquistare diversi riconoscimenti, quali il Luppolo d’Oro al Best Italian Beer 2021 nella categoria “cacao” e il primo posto al concorso Solobirra 2021 tra le speziate. Da citare infine la Due Mondi, che si inserisce nel solco delle Italian Grape Ale, punto d’incontro tra il mondo della birra e quello del vino (grazie all’aggiunta del mosto d’uva).

Birrificio La Superba (Busalla, GE)

© Birrificio La Superba

Tappa nell’entroterra ligure, a Busalla, sede del Birrificio La Superba. Alla base del progetto tanta passione e un pizzico di spregiudicatezza nel lanciarsi in un settore ancora piuttosto di nicchia nel giugno 2010, quando tutto ha avuto inizio. Il resto l’hanno fatto l’esperienza del mastro birraio Andrea Mura e di Luca Re, co-fondatore e responsabile della parte commerciale: sono loro due le anime di questa realtà, che produce birre fortemente ispirate al territorio. A partire dai nomi, come la Cæa (letteralmente “la chiara”), una kölsch dal classico colore giallo paglierino e un bel bilanciamento tra aromi fruttati ed erbacei per una bevuta facile e pulita, e la Belìn Ipa, dedicata agli amanti del luppolo. Oltre alla Weiss, leggera (solo 4% di volume alcolico) e con la tipica nota acidula del malto di frumento a innestarsi su un corpo amabile, e alla Puro Sangue, rossa doppio malto intensa e dai sentori di torrefazione, troviamo la Regina e la Castagna. Quest’ultima porta già nel nome il suo tratto distintivo: si tratta, infatti, di un’ambrata prodotta con farina di castagne della Val Graveglia affumicate e macinate a pietra, che apportano una nota torbata arrotondata da un retrogusto dolce. La Regina si caratterizza, invece, per le sfumature aromatiche del miele di castagno aggiunto in fase di cottura.

A completare la gamma ci sono le tre referenze d’ispirazione belga: Belgian Ale, Saison e Belgian Triple, prodotte ciclicamente nel corso dell’anno e disponibili nel formato da 50 cl.

Fabbrica Birra Busalla (Savignone, GE)

Restiamo nei pressi di Busalla, spostandoci nella vicina Savignone. Qui si trova una piccola località chiamata Birra perché sede della Fabbrica Birra Busalla, in attività dal 1906 al 1929. Una realtà che, nei suoi anni d’oro, arrivava a produrre il 25% della birra italiana. Dopo la chiusura dello stabilimento e decenni di abbandono, il complesso industriale ha trovato nuova vita. Dal 1999, infatti, una parte del vecchio stabilimento è la base di un microbirrificio che ha ripreso il nome e il logo della storica fabbrica. Artefice e anima di questo progetto è Lorenzo Devoto, secondo classificato al campionato italiano di biersommelier 2022 e già titolato anche a livello mondiale. La sua passione per la birra è innata e ha avuto nel mastro birraio bavarese Matthias Müller il suo mentore. È dedicata proprio a lui la birra più rappresentativa della casa, la Müller appunto: una lager chiara in perfetto stile tedesco, contraddistinta da una moderata gradazione alcolica (5%) e dalla facile beva. L’impronta teutonica trova espressione in una predilezione per le birre a bassa fermentazione, com’è anche la Dunkel Bock, ambrata dalla schiuma compatta e persistente, che risulta morbida, corposa e con sentori maltati, in cui spiccano note di miele e di caramello, a mascherare il tenore alcolico piuttosto sostenuto (6,5%). Anni di sperimentazioni e di confronto con mastri birrai di altre culture hanno portato all’apertura verso altri stili. Il catalogo si è così ampliato, contemplando tra le otto referenze fisse anche la Pale Ale, d’ispirazione anglo-americana, con la tecnica dei luppoli in dry-hopping a spingere sugli accenti agrumati e a mantenere quindi un profilo amaricante. Tra le cosiddette “birre speciali” troviamo, invece, la Leroy Brown, in cui le influenze esotiche dei luppoli americani si fondono con le sensazioni di torrefazione date dal malto tostato, più tipico della cultura inglese, per un gusto complesso e armonioso al contempo.

© Fabbrica Birra Busalla

La capacità di Lorenzo Devoto nel fare propri stili e tecniche di altre culture e fonderle con elementi legati al territorio trova la sua massima espressione in due birre in particolare:

  • la Castagnasca: una delle prime birre in assoluto a essere prodotte con farina di castagne autoctone, ottenuta tramite essiccazione a fuoco e macinazione a pietra, percepibile sia a livello olfattivo, sia gustativo;
  • Lager alla Rosa: prodotta solo nel mese di giugno, che coincide col periodo di raccolta di una varietà di rosa tipica della Val Scrivia, i cui petali vanno a infondere un tocco di delicatezza avvolgente, che rende la sorsata amabile e lascia una sensazione di freschezza, grazie anche a un volume alcolico contenuto (5%).

Accanto al birrificio sorge anche il Brewpub, attività che ha da sempre affiancato la produzione con l’intento di proporre piatti da abbinare alle birre della casa. Si può infatti optare anche per il cosiddetto “percorso birrogastronomico”, un menù con 3-5 portate a sorpresa, ciascuna delle quali accompagnata da una birra diversa. A fare la differenza, in questo senso, l’esperienza di Lorenzo Devoto, che in qualità di biersommelier spiega con passione e professionalità gli abbinamenti scelti.

Maltus Faber (Genova, GE)

Tappa ora a Genova per quello che non è soltanto un birrificio indipendente, ma un vero e proprio feudo di storia e di cultura ligure. Maltus Faber nasce infatti come associazione culturale su iniziativa dei due soci e fondatori Massimo Versaci e Fausto Marenco. Ex dipendenti della Centrale del Latte di Genova con la passione per il mondo brassicolo, hanno contribuito personalmente alla progettazione dell’impianto con cui, il 5 giugno 2008, hanno dato vita alla prima cotta. È l’inizio ufficiale di una storia rimasta per anni confinata a nicchia territoriale: le birre erano inizialmente prodotte solo per i soci dell’associazione o spillate in occasione di eventi e sagre locali. Il crescente numero di consensi di critica e di pubblico ha portato Maltus Faber ad ampliare il suo raggio d’azione, approdando sul mercato delle birre artigianali con già una solida base di esperienza alle spalle.

© Maltus Faber

Tredici le referenze fisse, con una forte ispirazione belga. Ne è un esempio la Ambrata, corposa, morbida e dalla spiccata impronta maltata che le conferisce un gusto pieno e vagamente caramellato, inclusa nella prima guida Slow Food dedicata alle birre. La Ambrata fa parte delle cosiddette “birre bandiera” di Maltus Faber, tra cui troviamo anche:

  • Sweet stout: scura, con una schiuma densa e pannosa, intensi sentori di torrefazione e un volume alcolico contenuto (4,7%);
  • Bianca: colore giallo dorato, limpida, con schiuma candida e persistente e sentori agrumati dovuti alla sapiente combinazione di luppoli e lieviti;
  • Saison: colore giallo opalescente, dai riflessi dorati, con schiuma compatta e persistente e sentori prevalentemente erbacei, che la rendono pulita e beverina al palato;
  • Amber Ale: ambrata chiara, sormontata da un generoso cappello di schiuma, morbida e vellutata in bocca, con accenti di frutta e caramello riequilibrati da un finale amaricante;
  • Blonde: chiara in perfetto stile pils, si rivela di facile beva, con l’amaro dei luppoli ben presente per tutta la sorsata.

La linea produttiva si completa poi con le cinque birre speciali (Triple, Brune, Blonde Hop, Triple Hop e Cippa L’Ipa) e le due da meditazione (Extra Brune e Imperial) caratterizzate da un tenore alcolico più sostenuto e proposte anche in versione barricata, grazie all’affinamento di dodici mesi in botte realizzato in collaborazione con l’azienda agricola Braida. Infine, la Sciacchetriple, così chiamata perché portata a maturazione in botti di Sciacchetrà, vino DOC ligure presidio Slow Food, che le dona un complesso bouquet di aromi e un corpo strutturato, da cui emergono soprattutto note calde di malto e di frutta matura. Tutte le birre sono acquistabili direttamente presso la sede di Maltus Faber, ovvero l’ex stabilimento della Birra Cervisia di via Figino. Qui è allestita anche una mostra permanente di tappi, bottiglie, foto, stampe di vecchie pubblicità e tanto altro materiale che racconta gli anni di attività di questo storico marchio genovese, fondato nel 1907.

Birrificio dell’Altavia (Quiliano, SV)

Spostiamo il navigatore a ponente per l’ultima fermata del nostro viaggio sulle vie del malto e del luppolo. Approdiamo a Quiliano, nell’immediato entroterra tra Savona e Vado Ligure, per andare a conoscere uno dei rari esempi di birrificio agricolo, che produce cioè birra a partire da materie prime coltivate in proprio. Si tratta del Birrificio dell’Altavia, realtà piuttosto giovane, avviata nel 2016 in seguito alla partecipazione a un bando promosso dalla Fondazione Edoardo Garrone per incentivare il ritorno dei giovani nelle aree appenniniche in un’ottica di sostenibilità ambientale e inclusione sociale. Il progetto presentato da Giorgio Masio, incentrato proprio sulla produzione di birra da una filiera 100% locale, vince il primo premio e vede così la luce. La prima sede del Birrificio dell’Altavia, che ha in Emanuele Olivieri e Marco Lima gli altri due soci e fondatori, è a Sassello, dove si trova tuttora il luppoleto. A inizio la sede produttiva è stata trasferita nel nuovo impianto di Quiliano, con annessa tap room.

© Birrificio dell’Altavia

Lo stile birrario di maggiore ispirazione è quello tedesco e si riflette in birre a bassa fermentazione come la Badani, una classica pils da 5 gradi alcolici, chiara e beverina, con sentori di miele d’acacia e cereali ad ammorbidire la sorsata prima di lasciare emergere la prevalente nota amaricante. Nel solco della bassa fermentazione troviamo anche la Deiva, dove però è il malto Monaco a farla da protagonista, regalando al palato morbide sensazioni di frutta matura e caramello. Al contrario, l’alta fermentazione trova spazio nella Contamusse, un’american IPA dal tenore alcolico piuttosto sostenuto (6,6%), che porta al naso e alla bocca sensazioni agrumate e note di frutta tropicale. Completano la gamma le speciali, tra cui meritano una citazione la Scau e la Anniversario, entrambe incluse nella Guida Slow Food alle birre d’Italia 2022. La prima si caratterizza per essere prodotta con malto pils affumicato undici giorni negli essiccatoi delle castagne presidio Slow Food di Calizzano e Murialdo, regalando decisi sentori affumicati al naso, che si fanno invece più morbidi in bocca, dove sul finale emerge un accenno di castagna cotta. La Anniversario è, invece, una keller dal colore giallo oro, che si regge su un perfetto equilibrio tra l’amabile del malto, la spinta erbacea del luppolo e il tocco rustico del lievito francone.

L’ideale visita guidata ai birrifici artigianali in Liguria che vi abbiamo offerto si conclude qui. Passando dal mondo virtuale a quello reale, da dove iniziereste volentieri il vostro personale tour di assaggi?

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