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Bosé: il giovane Miguel tra sesso e meraviglia

Percorrere a ritroso la vita di Miguel Bosé è come salire a bordo di una giostra colorata dalla quale è impossibile cascare in piedi. Bosé, il biopic di Paramount+ dedicato alla vita e alla carriera del cantautore spagnolo, non è altro che questo: una girandola di luci e di ombre che si susseguono a ritmo forsennato perché è chiarissimo fin dal primi minuti del primo episodio che Miguel Bosé abbia avuto una vita che definire avventurosa è dire poco. L’etichetta di «figlio di», legata sia al padre Luis Miguel Dominguin, figura di spicco della corrida spagnola, che alla madre Lucia Bosé, star del cinema italiano nota negli ultimi anni della sua vita, è talmente ingombrante da spingere Miguel a rintracciare una forma d’arte che sia solo sua. Il carisma, lo sguardo magnetico e la fame di vita, di mondanità e di sesso diventano in breve tempo il suo marchio di fabbrica, trasformandolo in un Adone che tutti desiderano e che diventa pian piano consapevole dei suoi mezzi.

Insieme ai primi passi nel cinema, dove calca i tappeti rossi delle prime attorniato da fan e colleghe come Elsa Martinelli che non resistono al suo fascino, Bosé capisce presto che il mondo è grande e che non ha alcuna intenzione di lasciarselo scappare. È vero, il cinema lo ha accolto a braccia aperte, ma, essendo il territorio nel quale ha bazzicato per tanti anni sua madre, non potrà mai essere veramente suo, ed è per questo che, quando i suoi collaboratori gli propongono di giocarsi la carta della musica, Miguel al principio appare quasi disorientato. Da una parte vuole mettersi alla prova conquistando il palco in solitaria, ma dall’altro ha paura di perdere di credibilità rinnegando la fiducia che i registi del cinema gli hanno subito accordato. Come sia andata lo sappiamo tutti, ed è molto interessante vedere in che maniera Bosé abbia rappresentato l’ascesa di una promessa tanto costante nella carriera quanto inaffidabile nella vita privata.

I rapporti fugaci, l’attrazione sia verso le donne che verso gli uomini – incluso Marco Pannella – e una fluidità che per lui non ha mai rappresentato un problema hanno presto fatto di Bosé una simbolo reazionario contro le rigide convenzioni imposte dalla Spagna negli anni Sessanta. La sua ribellione e la sua voglia di sfondare hanno presto avuto il sopravvento sull’iper conservatorismo del suo Paese natale, aiutandolo a maturare una personalità seducente e dirompente che il biopic di Paramount+ è riuscito a mettere in scena servendosi di una fotografia molto calda e di un cast che va dagli straordinari José Pastor e Iván Sánchez a Valeria Solarino nel ruolo di Lucia Bosé; da Nacho Fresneda nel ruolo del padre di Bosé Luis Miguel Dominguín ad Alicia Borrachero nel ruolo della Tata, figura centrale nella vita di Miguel. Prodotta da Paramount in collaborazione con Shine Iberia (Banijay Iberia), Elefantec Global e Legacy Rock e diretta da Miguel Bardem e Fernando Trullols, Bosé offre uno spaccato inedito della vita di un artista che ha sempre inseguito la via della riservatezza, mostrando i punti di forza e le debolezze che ha spesso nascosto al pubblico e che, attraverso le sue canzoni più famose, aiutano i fan a orientarsi nella sua vita e nel suo sogno di diventare padre durante la promozione dell’album Papito. 

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