carla-fracci:-“faro-il-vaccino-anti-covid-il-prima-possibile.-e-spero-che-gli-scettici-si-ricredano,-e-importante-per-tutti”

Carla Fracci: “Farò il vaccino anti-Covid il prima possibile. E spero che gli scettici si ricredano, è importante per tutti”

“Bisogna avere pazienza e sottoporsi tutti quanti al vaccino. Speriamo che quelli che sono ancora scettici possano ricredersi, perché vaccinarsi è importante per tutti”. Carla Fracci, storica etoile del balletto famosa in tutto il mondo aspetta il giorno in cui si sottoporrà alla vaccinazione anti-Covid al Fatebenefratelli e da rivolge un appello a tutti gli over 80 milanesi e lombardi perché seguano il suo esempio.

Signora Fracci, perché è importante vaccinarsi contro il coronavirus?


“Per avere più tranquillità. Mi sono appoggiata a una dottoressa che mi ha rassicurata. Poi quelli che lo hanno già fatto non hanno avuto delle controindicazioni e dei problemi”.

Ci ha pensato per tempo quindi.


“Bisogna essere ottimisti. Rassicurarci facendo quello che si può. Certo che questa mazzata in testa tra capo e collo non ci voleva. Ha toccato tutti i settori e proprio anche quelli che si prendono cura degli ammalati: i medici. Tante persone buone che sono mancate. Speriamo che tutto possa tornare alla normalità. Abbracciare le persone, darsi la mano, senza usare il gomito”.



Cosa le manca di più?

“Non vedere mio nipote e mio figlio che abitano a Roma. C’è il problema degli spostamenti. Ci videotelefoniamo, ma non è lo stesso”.



Ha cambiato le sue abitudini?


“Faccio due piani di scale per tenermi in allenamento. Su e giù, ma la cosa più triste è la noia. Allora reagisco e faccio le cose che di solito non ho mai il tempo di fare”.

Carla Fracci maestra alla Scala: le lezioni ai ballerini sulla ‘sua’ Giselle

Vestita di bianco, il suo marchio di fabbrica in tinta con la mascherina, con i lunghi capelli raccolti in uno chignon e una grazia che non cambia nonostante i suoi 84 anni. Carla Fracci è tornata alla Scala per mostrare alle giovani leve le sfumature più intime di Giselle in una masterclass che, registrata e divisa in due puntate, il teatro mette in streaming sul sito, su Facebook e sul suo canale YouTube, dove resterà visibile. “Per me è una gioia ritrovarvi – esordisce parlando ai ballerini nella sala Cecchetti – essere in questo teatro dove ho passato una vita, avevo nove anni. Fino al ’99 abbiamo lavorato insieme”, e l’accenno è al divorzio brusco, quando la sovrintendenza non le confermò la direzione del balletto. Ora un altro direttore, il neonominato Manuel Legris, l’ha invitata e lei ringrazia allagando le braccia come a superare la distanza per la pandemia: “Vi abbraccio tutti virtualmente e affettuosamente”. Le sue osservazioni mirano al dettaglio, alla sfumatura d’espressione di ogni ruolo, alla precisione di ogni movimento: “Vai vicino, via, deve vedere la collana”, “non aver paura, sii più vera, non studiata”, “sali, sali, vai in mezzo, vai! Spingi! Bene”, “devi avere più passione, più pietà”. Mima i gesti con i ballerini, li fa ripetere, balla con loro. Il suo interesse è catturato in particolare dalla scena della spada, quando Giselle afferra il fiorino che con il suo stemma le ha rivelato che l’amato è un principe e, disperata, lo afferra per uccidersi: ” La spada la devi tenere più bassa, devono avere paura che gli colpisci i piedi, vedi la reazione?”. Nella foga le vuol fare vedere come farla roteare, e la prende: “Madonna com’è pesante!””. Risate, la tensione si allenta, e Martina balla la variazione leggera come una piuma: “Brava!”.


Per esempio?


“Mettere in ordine le foto della mia vita artistica. Sono talmente tante che il più delle volte mi stanco e mi demoralizzo. La verità è che bisognerebbe mettere in ordine l’archivio, ma devo essere presente io. Ma visto che ho ballato in mezzo mondo è complicato”.

I suoi pensieri in questo periodo?


“Che è passato tanto tempo, davvero tanto, ma è volato. Ora passano le settimane e alla fine non ci si accorge più di cosa rimane”.

L’abbiamo vista di recente nella masterclass su Giselle alla Scala. Cosa si aspetta dal futuro?


“Dobbiamo essere ottimisti. Quella masterclass mi ha molto aiutato a ritornare nella mia casa, alla Scala. Sono cresciuta in quel teatro. Ho incontrato molte persone, alcune nuove e altre che c’erano anche quando danzavo. L’accoglienza è stata così calorosa che mi ha fatto bene. Sono grata al sovrintendente Meyer e a Manuel Legris”.

Immagino le manchi anche la possibilità di andare a teatro.


“Quello è scontato. Manca a tutti. Certo i ballerini sono stati molto sacrificati. La presenza del pubblico è importante. Si sente il calore, l’affetto. Io nella mia vita ho avuto molto dal pubblico e ancora adesso mi ama. Io ho danzato anche nei piccoli teatri, non solo alla Scala. Al teatro Nazionale, al Nuovo. Perfino nelle carceri. E pensare che ho studiato danza per puro caso. La mia è stata un po’ come la storia di Cenerentola”.



Come è andata?


“Mio padre era appena tornato dalla guerra in Russia. Non pensava affatto di farmi studiare alla Scala. Fu una signora a suggerirglielo. È stato un caso”.

E poi?


“Quasi subito sono stata scelta per il Corpo di ballo e poi per alcuni ruoli. Ho danzato con tutti i più grandi ballerini del mondo. È stato molto emozionante”.



È passato molto tempo da quando suo padre tranviere scampanellava quando passava davanti alla Scala per salutarla.


“È vero. Se lo ricorda? È stato un periodo d’oro. Ora lo guardo da lontano e con il pensiero devo dire che molte cose sono cambiate”.



Il vaccino migliorerà le cose?


“So che ci sono persone che hanno timore, ma penso che bisogna avere fiducia”.

Related Posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *