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Chiudere Linate per un po’. La soluzione logica di Sea agita Sala

Per Beppe Sala è un altro bel problema da risolvere. Ma con la bussola del buon senso può essere affrontato. Il problema si chiama Linate, l’aeroporto più amato dai milanesi, e l’idea che circola da un po’ di chiuderlo temporaneamente (ma magari tenerlo chiuso anche nel primo periodo della sospirata “ripartenza”). Perché la pandemia colpisce anche Sea, la partecipata dal Comune che gestisce i due scali di Malpensa e Linate. La società guidata da Armando Brunini ha chiuso il primo semestre 2020 con perdite da 50 milioni (nel 2019 i ricavi arrivavano a 124 milioni) ma in realtà oggi, col fermo totale del turismo e la paralisi delle attività, perde 30 milioni al mese. L’unico settore che marcia, e bene, è il cargo di Malpensa, che a febbraio ha portato a casa un + 33 per cento rispetto al 2019, con Dhl che ha aperto il suo nuovo hub con 700 nuovi lavoratori.

 

A primavera la Sea sarebbe pronta ad aprire l’aeroporto di Linate completamente rinnovato, con la M4 pronta a trasportare i passeggeri (che non ci sono) dal centro città in pochi minuti. È uno degli assi da giocare perla Milano di Sala. Ma sarebbe un bagno economico, a epidemia ancora in corso. Da qui nasce l’ipotesi inversa. Oggi la Sea gestisce i due aeroporti con 5 mila passeggeri al giorno a Malpensa e 4 mila a Linate (contro i 120 mila del 2019): uno spreco. Le previsioni Ata e AciEurope parlano di un ritorno alla normalità tra il 2023 e il 2025. La società ha messo i lavoratori in sicurezza grazie ad un accordo coi sindacati che prevede, al 2023, la fuoriuscita di 500 persone su 2.800 (senza licenziamenti) e l’assunzione di 100 giovani qualificati.

  

   

Ma tenere aperto Linate è illogico sarebbe meglio concentrare i pochi voli a Malpensa e riportarla prima possibile a pieno regime. Tant’è che Sea ha già chiesto, sia al vecchio che al nuovo governo, la chiusura temporanea del Forlanini. Offrendo la disponibilità per far diventare Linate il nuovo hub vaccinale della città. Già pronto ad ospitare protezione civile ed esercito, con gli spazi necessari al personale medico e ai cittadini della grande Milano. Un modo intelligente per dare una mano alla città e alla Regione.

  

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