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Come vanno i conti di Tim

Tim: i conti trimestrali, l’effetto in Borsa, le parole di Labriola e il giudizio degli analisti

EFFETTO BORSA PER TIM

La Borsa premia Tim, i conti trimestrali e le indicazioni date dai manager alla comunità finanziaria sugli obiettivi di fine anno, ritenuti “facilmente raggiungibili” che aprono alla possibilità di un nuovo rialzo dei target per il 2023-24. Il titolo sui massimi di seduta sale del 6,09% a 0,2475 euro, rivedendo così i livelli di quattro mesi fa, a luglio 2022.

IL GIUDIZIO DEGLI ANALISTI

Per gli analisti quella della Rete Unica è diventata “una ‘soap opera’” e chiedono all’ad di Tim, Pietro Labriola, come farà “a riconciliare ciò che il governo è disposto a ottenere con il piano A” quello che prevede la separazione della rete in fibra e l’integrazione con quella di Open Fiber.

LE PAROLE DI LABRIOLA

Tim centrerà gli obiettivi 2022, rivisti al rialzo a luglio, ne è sicuro l’ad Pietro Labriola. “Ci sono miglioramenti in tutti i kpi (gli indicatori chiave di prestazione, ndr) e la guidance è facilmente raggiungibile” ha detto concludendo la sua presentazione dei conti del terzo trimeste. “Sul mercato si stanno consolidando segnali razionalità e continueremo con la nostra strategia ‘volume to value’” aggiunge ribadendo: “Abbiamo promesso di fare meglio del previsto e stiamo mantenendo questa promessa nonostante un contesto macroeconomico più duro del previsto”.

Tim potrebbe rivedere nuovamente al rialzo i suoi obiettivi per i prossimi 2 anni. Sulla base dei risultati 2022, se proseguirà l’attuale trend – e l’ad Pietro Labriola ha appena detto di essere “ottimista” e di ritenerli “facilmente raggiungibili” – anche come calcolano gli analisti “è possibile che anche nel 2023-24 la nostra guidance possa essere ritoccata in maniera migliorativa, ma ne parleremo a febbraio”. Così il manager ha risposto a un analista in conference call.

“Non posso rispondere a nome del governo ma vi posso dire cosa succede nell’ambito di mia competenza: abbiamo prorogato il MoU, ora con Cdp abbiamo un mese per trovare la soluzione migliore. La ‘non esclusiva’ non è questione di aver cambiato approccio”. Labriola, in conference call con gli analisti in tarda mattinata dopo la trimestrale pubblicata nella serata precedente, ha detto che Cassa Depositi e Prestiti resta ancora “la migliore scelta in Italia per costruire la rete unica del Paese in termini di sinergie industriali”, scrive Bloomberg. Labriola ha anche indicato la possibilità che i target finanziari del biennio 2023-2024 possano essere alzati dopo che il gruppo ha effettuato tre profit warning nel 2021.

Tim non ha rinunciato a cedere una quota di Tim Enterprise e la creazione di una società è da intendersi come il primo passo e non una frenata rispetto al piano presentato a luglio. “Vogliamo dichiarare apertamente che stiamo lavorando sul piano presentato al Capital Market Day con chiare tappe, ‘societarizzando’ per essere poi pronti se necessario a vendere una quota”. Quota che comunque sarà, ribadisce Labriola, “di minoranza perché Tim Enterprise è un ottimo business”.

I CONTI DI TIM

Un aspetto salta agli occhi degli analisti dai conti di Tim in particolare.  L’indebitamento finanziario netto after lease è pari a 20,1 miliardi al 30 settembre 2022 — dopo l’esborso di 1,7 miliardi per il pagamento dell’ultima tranche dello spettro 5G in Italia — in aumento di 2,5 miliardi di euro rispetto al 31 dicembre 2021. È quanto emerge dal bilancio dei primi nove mesi dell’anno approvato dal cda di Telecom Italia, riunitosi ieri sotto la presidenza di Salvatore Rossi. Crescono, anche se lievemente (+0,8%) i ricavi a 10,8 miliardi, ma nei nove mesi la perdita sale a -2,78 miliardi.

LA NOTA DEL GRUPPO

“I risultati di Gruppo nel terzo trimestre,— riferisce la nota di Tim — durante il quale è proseguita l’azione di stabilizzazione e di rilancio del business domestico e l’accelerazione dello sviluppo di Tim Brasil, sono pienamente in linea con i target per l’esercizio 2022 che erano stati in parte rivisti al rialzo lo scorso agosto (Ebitda organico di Gruppo ‘high single digit decrease’ da ‘low teens decrease’, Ebitda After Lease di Gruppo ‘low teens decrease’ da ‘mid to high teens decrease’)”.

CRESCONO I RICAVI…

I ricavi da servizi del gruppo Tim sono stati pari a livello di gruppo a 10,8 miliardi, in crescita dello 0,5 per cento. Nel trimestre sono saliti del 3% a 3,7 miliardi.

I ricavi in ​​Italia, dove l’operatore fa il grosso del suo fatturato, sono diminuiti del 5,3% a 2,92 miliardi di euro. “In Italia è proseguita la strategia di posizionamento premium ‘Value vs. Volume’ che ha visto limitare al massimo le attività promozionali e che ha contribuito a una maggiore razionalità del mercato sia fisso sia mobile, in Brasile è proseguita l’integrazione degli asset di Oi e la strategia di crescita organica nel fisso” spiega il gruppo.

…MA ANCHE IL ROSSO IN BILANCIO

Il risultato netto per il periodo gennaio-settembre è in perdita per 2,728 miliardi di euro (-10 milioni di euro nei primi nove del 2021), in rapporto a un risultato positivo per 360 milioni nello stesso periodo dell’anno precedente.  Sul risultato pesa la svalutazione degli asset fiscali per quasi 2 miliardi.

FRONTE REDDITIVITÀ

L’ebitda del gruppo dei nove mesi è risultato pari a 3,945 miliardi di euro (4,349 miliardi di euro nei primi nove mesi del 2021, -9,3% in termini reported, -9,4% in termini organici). Il trend è in miglioramento nel terzo trimestre quando l’ebitda è sceso del 6,5% a 1,6 miliardi di euro.

L’Ebitda After Lease si è attestato a 1,3 miliardi di euro tra luglio e settembre. Ciò è in linea con il consenso degli analisti fornito dalla società e in calo rispetto a 1,48 miliardi di euro di un anno fa.

CRESCE IL DEBITO

L’indebitamento finanziario netto è pari a 25,5 miliardi di euro, in aumento di 3,3 miliardi di euro rispetto al 31 dicembre 2021. L’indebitamento finanziario netto after lease al 30 settembre 2022 si attesta a 20,1 miliardi di euro, in aumento di 2,5 miliardi di euro rispetto al 31 dicembre 2021. Il totale del debito finanziario lordo rettificato è pari a 32,671 miliardi in aumento del 2,48% rispetto ai 30,188 miliardi di giugno.

LA POSIZIONE DI LABRIOLA SUL DEBITO

Tim è “un’azienda industrialmente sana” che però soffre per “il fardello del debito” ha dichiarato l’ad del Gruppo, Pietro Labriola, durante l’assemblea dei Confindustria Bari e Bat l’8 novembre. “Dobbiamo risolvere strutturalmente il problema del debito”, ha aggiunto Labriola, indicando nel piano presentato lo scorso luglio la strada maestra per raggiungere questo obiettivo.

DOSSIER RETE UNICA E NON SOLO SUL TAVOLO

Infine, per quanto riguarda il progetto rete unica, il gruppo ha ricordato che “lo scorso 29 ottobre Tim ha reso noto di aver siglato con CDP Equity, Teemco Bidco S.à.r.l., società lussemburghese controllata da uno o più fondi gestiti da Kohlberg Kravis Roberts & Co. L.P. (Kkr), Macquarie Asset Management (Macquarie) e Open Fiber un accordo di modifica del protocollo di intesa non vincolante (Memorandum of Understanding) relativo al progetto di integrazione tra le reti di TIM e Open Fiber, sottoscritto lo scorso 29 maggio. Quest’ultimo “ne proroga l’efficacia al 30 novembre 2022”.

Quindi “Sul dossier rete si attende il 30 novembre per vedere se la Cdp procederà con la presentazione di un’offerta per rilevare l’infrastruttura” ricorda il Corriere della Sera.

Pertanto, segnala Repubblica, “Tim rinvia anche l’apertura del “beauty contest” per la cessione di una quota di minoranza di Enterprise, l’attività dei grandi clienti e del cloud (che è cresciuta del 56% nei primi nove mesi). Labriola ha già selezionato gli advisor: insieme a Goldman Sachs, Mediobanca e Vitale, che lo assistono anche sulla rete, l’ad di Tim ha scelto pure Banco Santander per fare una valutazione della divisione che da ieri è stata ufficialmente staccata in una società a parte. Tuttavia non è stato aperto nessun processo formale per valorizzare Tim Enterprise: l’eventuale vendita di una quota di minoranza resta una delle opzioni che potrebbe essere attivata nel caso in cui saltasse il progetto della rete unica”.

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