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Con Raoul Casadei la balera come una trincea identitaria

E’ morto per Covid Raoul Casadei. Era ricoverato dallo scorso 2 marzo all’ospedale Bufalini di Cesena dopo aver contratto il coronavirus. Aveva 83 anni. Ha scritto la storia della musica popolare italiana e del ballo. Casadei è autore di tanti successi italiani che hanno fatto il giro del mondo: “Ciao Mare”, “Simpatia”, “La Mazurka di periferia”, “Romagna e Sangiovese”, “La mia Gente”, “Romagna Capitale”. Nelle canzoni incise dall’Orchestra Casadei parla della sua terra, delle tradizioni italiane, delle periferie, dei valori della famiglia, dell’amore, dell’amicizia con parole e melodie semplici facilmente recepibili dal grande pubblico. Vi proponiamo il pezzo di Federico Cenci pubblicato sul numero di marzo di CulturaIdentità che potete trovare in edicola (Redazione)

Il “re del liscio” ha contribuito a difendere la tradizione romagnola dall’omologazione

Se è vero, come afferma il protagonista del film V per Vendetta, che “una rivoluzione senza un ballo è una rivoluzione che non vale la pena di fare”, è anche vero che il ballo, e più in generale la musica costituiscono una sorta di “contraerea culturale” alle colonizzazioni ideologiche che mirano a omologare i popoli. È in questo senso che gioca un ruolo fondamentale una figura come quella di Raoul Casadei. È il “re del liscio” sì, è il mattatore delle sagre certo, ma è anche qualcosa di più: è l’artista che attraverso la musica ha corroborato l’essenza di un popolo. In Romagna, proprio lì dove la discoteca e il genere techno hanno allignato nel corso dei decenni, Casadei ha rilanciato il valore aggregativo e comunitario delle balere, refrattarie alle nuove mode. Dinnanzi all’impeto del libertinismo e al mito cosmopolita veicolati per mezzo di nuove tendenze musicali elettroniche e importate, Casadei ha posto i valori antichi della famiglia e dell’amicizia. Attorno a una coppia di anziani alle prese con il liscio si snodano radici profonde. Come del resto profondo è l’amore che nutre Casadei per la sua terra. Nato a Gatteo il giorno di Ferragosto di 83 anni fa, per diciassette anni è maestro elementare. Ma fin da giovane sviluppa e alimenta la passione per la musica, soprattutto grazie alla zio Secondo, direttore della più famosa orchestra di liscio romagnolo (fondata nel 1928). È la fine degli anni Cinquanta quando Raoul inizia a partecipare agli spettacoli dello zio, che decide di rinominare la sua formazione Orchestra Secondo e Raoul Casadei. Negli anni Sessanta il lancio nazionale: l’orchestra si esibisce in tutta Italia eseguendo oltre 365 concerti l’anno. Un vero record, raggiunto grazie al fatto che si suona pomeriggio e sera. È il 1971 quando, alla morte dello zio Secondo, Raoul prende in mano la conduzione dell’orchestra. Il suo imperativo è far conoscere il liscio romagnolo a livello internazionale. L’obiettivo è presto raggiunto, visto che gli anni Settanta sono l’apogeo del successo. In questi anni escono i suoi brani più popolari ed esordisce al Festival di Sanremo (1974). L’anno precedente, il 1973, è quello dell’uscita di uno dei brani più significativi dell’opera di Casadei: Tavola grande. È un inno al focolare domestico, all’ebbrezza delle piccole gioie quotidiane; il ritorno da una giornata di lavoro di un contadino è premiato dalla famiglia che lo attende attorno alla tavola. Ma non c’è tradizione senza innovazione. Casadei ne è la testimonianza. Nella sua proficua carriera ha coniato termini entrati nell’uso corrente (gli aggettivi “solare” e “spettacolo”), ha realizzato fotoromanzi, ha interpretato pubblicità e sigle tv, nel 1981 ha inaugurato La Nave del Sole, una balera che trasportava sulle onde turisti danzanti. Poi, nel 1998, realizza il Festival Balamondo: manifestazione che mette insieme le musiche di popoli diversi, perché ognuno di essi ha una tradizione da difendere al cospetto dell’omologazione globalista. Casadei docet.

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