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Conte difende Speranza: “Metterlo in discussione significa indebolire il governo”. Draghi alla Lega: non alimentare polemiche

Chi attacca Roberto Speranza indebolisce tutto il governo. E a dirlo è chi di questo esecutivo non ne fa parte. L’ex premier Giuseppe Conte si schiera al fianco del ministro della Salute, finito sotto attacco sia da parte dell’opposizione – con Fratelli d’Italia che ha annunciato una mozione di sfiducia – che della maggioranza, se così si può definire la Lega. “Faccio notare che il presidente Draghi è stato molto chiaro dichiarando solo qualche giorno fa che ha voluto lui il ministro Speranza e che ne ha grande stima. Quindi mettere in discussione Speranza significa voler indebolire, irresponsabilmente, il governo durante questa difficile fase emergenziale”, dice Conte, intercettato nei pressi di Piazza Montecitorio dall’agenzia Adnkronos. “Da oltre un anno – continua l’ex presidente del consiglio – Roberto Speranza è costantemente impegnato per tutelare un bene fondamentale, cioè la salute dell’intera comunità nazionale, le polemiche contro di lui sono del tutto strumentali e inaccettabili”.

Il riferimento di Conte a Draghi è relativo alla conferenza stampa dell’attuale premier della scorsa settimana: “A Salvini ho detto che ho voluto io Speranza nel governo e che ne ho molta stima”, ha detto Draghi, spiegando i contenuti dell’incontro avuto col leader del Carroccio. Da settimane infatti la Lega attacca il titolare alla Salute. E ha continuato anche dopo le parole di Draghi. Che infatti, ancora oggi pomeriggio, durante l’incontro con il Carroccio sul Recovery plan, ha ripetuto ai leghisti che questo è un governo di unità nazionale, dunque serve unità, non bisogna farsi dispetti e alimentare polemiche. A riferire alle agenzie delle parole del premier ai leghisti sono stati alcuni partecipanti all’incontro di Palazzo Chigi. Durante l’incontro, però, non si sarebbe parlato degli attacchi a Speranza. Nelle file del Carroccio parla del ministro della Salute il capogruppo alla Camera Riccardo Molinari. Che spiega di non voler commentare la mozione di sfiducia di Fdi. “Andrebbe letta: esprimerci prima è prematuro. Non vogliamo la testa di Speranza ma visto che il governo ha forze diverse vorremmo che cambiasse anche la politica di Speranza”.

Oggi il ministro è tornato a parlare a Montecitorio per aggiornare l’Aula sulla campagna vaccinale in corso. Un’occasione sfruttata da Giorgia Meloni per annunciare la mozione di sfiducia, dopo che da tempo denuncia “l’incompetenza e l’inadeguatezza di Speranza nel ricoprire importante e delicato incarico di ministro della Salute, soprattutto in questo momento storico: dalla gestione fallimentare e disastrosa della pandemia alle imprese stremate a causa delle chiusure insensate e continue”. “Non è più tempo di Speranza, ma di coraggio” l’affondo della Meloni, in cerca di sponde: “Vediamo chi si assumerà la responsabilità di tenerlo ancora al suo posto”. Fdi prova insomma a fornire un assist alla Lega, da sempre critica con Speranza per la gestione dell’emergenza Covid. Non passa giorno d’altronde in cui Salvini non attacchi il titolare del dicastero della Salute. Il Carroccio però, pur non chiudendo la porta alla mozione, prende tempo.

D’altra parte se la Lega dovesse appoggiare la sfiducia, da partito di maggioranza che sostiene Draghi, creerebbe più di qualche problema alla stabilità di un governo che, come dice lo stesso Molinari, ora è cambiato rispetto a quello con Conte premier. “Questo è un governo che ha dentro delle forze politiche diverse da quelle precedenti – ricorda il presidente dei deputati leghisti -, perché c’è anche il centrodestra, che si è speso per le riaperture, vorremmo che cambiassero le politiche di Speranza, che non vuol dire cambiare il ministro”. Anche perché al momento la rimozione di Speranza appare tutt’altro che agevole. Non è un caso che Draghi lo abbia difeso pubblicamente meno di una settimana fa. Da allora Palazzo Chigi ha sempre smentito le voci di possibili avvicendamenti al ministero della Salute. Oggi è arrivata anche la difesa di Conte che non solo l’ex premier: è soprattutto il leader del M5s, principale gruppo politico in Parlamento.

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