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Contraccezione d'emergenza, la Fda statunitense specifica che la pillola del giorno dopo «non è abortiva»

La Food and drug administration statunitense ha da poco (e finalmente) aggiornato il bugiardino della cosiddetta «pillola del giorno dopo», il farmaco – contenente un principio attivo di tipo progestinico – che va assunto entro 72 ore da un rapporto a rischio per evitare una gravidanza indesiderata. L’agenzia americana specifica, con grande ritardo rispetto alle evidenze scientifiche e anche a quanto fatto dalle omologhe autorità europee, che non si tratta di una pratica abortiva ma di contraccezione d’urgenza: nelle confezioni verrà infatti indicato che il levonorgestrel – negli Usa venduto col nome Plan B One-Step – non impedisce all’ovocita fecondato di impiantarsi nell’utero, cosa finora scritta sul foglietto illustrativo, poiché non c’è alcuna evidenza scientifica che questo avvenga. Il nodo è politico: riguarda la strumentalizzazione da parte delle organizzazioni anti-abortiste del concetto di ovocita fecondato, assimilato tout court a quello di un embrione e dunque, in ultima analisi, di una vita umana abortita. L’equazione è che se il farmaco impedisce a questo di attecchire, allora è un farmaco abortivo. 

Nelle nuove indicazioni viene quindi specificato che il farmaco «interviene prima che l’ovocita venga rilasciato dall’ovaio» e quindi prima che venga fecondato e non dopo. Altro obiettivo è infatti quello di differenziarlo ancora più chiaramente dalla RU486, la pillola abortiva a base di mifepristone che viene impiegata per l’aborto farmacologico, interrompendo una gravidanza in corso. Ad elevate concentrazioni, 1,5 mg di principio attivo per compressa, il levonorgestrel agisce appunto prevenendo l’ovulazione e la fecondazione quando il rapporto sessuale avviene nella fase pre-ovulatoria. Il meccanismo d’azione principale consiste nel bloccare o ritardare l’ovulazione attraverso la soppressione del picco dell’ormone luteinizzante (LH). Ovviamente, se il rapporto considerato a rischio ha avuto luogo quando il processo che porta all’ovulazione è già iniziato o se il processo d’impianto è già iniziato, il levonorgestrel non può avere effetto. Elementi che, ancora una volta, escludono qualsiasi intervento abortivo per Norlevo, Plan B One-Step o Escapelle (nomi commerciali dei farmaci nei diversi mercati internazionali).

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Il ministero della Salute transalpino dà una scossa a prevenzione, informazione e salute sessuale offrendo il contraccettivo d’emergenza e test gratuiti per le malattie sessualmente trasmissibili fino a 26 anni

Infatti la Fda precisa – anche nelle domande e risposte sul proprio sito – che la pillola «non funziona se si è già incinte e non danneggia comunque una gravidanza preesistente». Un passaggio importante, in particolare alla luce della sentenza della Corte suprema statunitense che lo scorso giugno ha abolito la storica sentenza Roe v. Wade con cui nel 1973 la stessa Corte aveva legalizzato l’aborto negli Usa fornendo una copertura federale a questa scelta, che dunque non è più un diritto costituzionale. Sono da alcuni mesi i singoli Stati a decidere: in 12 stati è sempre vietato, in uno (Georgia) limitato entro le prime sei settimane di gravidanza. In altri è consentito entro certi limiti di tempo e in molti – dal North Dakota all’Iowa – le leggi più restrittive sono state bloccate da sentenze di tribunali locali. Nell’elenco dei più restrittivi ci sono Alabama, Texas, Oklahoma, Wisconsin o Tennessee dove non si può procedere neanche in caso di stupro o incesto. Il quadro è molto complesso e questo approfondimento del New York Times può essere di aiuto a tracciare i diversi cambiamenti legislativi.

Il rischio, insomma, è che anche prodotti che non sono abortivi, come la pillola del giorno dopo, possano essere coinvolti dall’ondata di disinformazione – che affonda le radici indietro nel tempo, perfino alla campagna elettorale per le presidenziali Usa del 2012 – e strumentalizzazione condotta dalle frange più conservatrici della politica e delle istituzioni sanitarie. In più, alcune indagini avevano dimostrato che il 60% delle persone riteneva che il levonorgestrel fosse un principio attivo abortivo e non contraccettivo, quale di fatto è. Visto che nessuna evidenza scientifica ha mai dimostrato che il farmaco impedisca all’embrione di attecchire nell’utero e crescere. Al contrario, secondo un portavoce della Fda, i dati più recenti suggerirebbero che non inibisca affatto l’impianto. In Europa queste indicazioni sono chiare da anni, fin dal 2013.

In Italia la prescrizione per il farmaco Norlevo, appunto la cosiddetta pillola del giorno dopo, non occorre per le donne maggiorenni che possono dunque acquistarlo e assumerlo in autonomia. Per le minorenni, invece, è necessaria la prescrizione «non ripetibile», cioè da rinnovare ogni volta che si rende necessaria e si applica l’articolo 2 della legge 194/78. Lo stabilisce una determina dell’Aifa, la n. 219 del primo febbraio 2016 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 3 marzo seguente. La trovate a questo link: mostratela al farmacista qualora non volesse vendervi il farmaco. La pillola dei cinque giorni dopo, commercialmente nota come EllaOne e a base di un altro principio attivo – l’ulipristal acetato, che agisce da modulatore del recettore del progesterone – è invece di libera vendita, senza ricetta, per tutti, minorenni e maggiorenni.

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