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Coronavirus, il nuovo piano vaccini in Lombardia: nel Bresciano sette giorni per evitare il rosso. Bertolaso: “Siamo in guerra, usiamo le armi che abbiamo”

Trentamila persone vaccinate a partire da domani e per una settimana in 22 Comuni nella zona “arancione rinforzata” fra Brescia e Bergamo, lì dove infuria la variante inglese. Tutti i cittadini da 60 anni in su riceveranno la prima dose del vaccino, Pfizer se anziani o con patologie, oppure AstraZeneca. Poi si riparte con altri 15 Comuni nella stessa zona. A Bollate, fuori Milano, vaccinazione a tappeto per gli anziani e per il corpo scolastico. A Viggiù, nel varesotto, altro Comune in zona rossa da dieci giorni, vaccinazione per tutti i frontalieri con la Svizzera. “Siamo in guerra e bisogna usare le armi che abbiamo a disposizione. Non basta chiudere le aree a rischio, bisogna rischiare di più, avere più coraggio, non stare dietro alla scrivania – ha spiegato ieri Guido Bertolaso, il consulente per il piano di vaccinazioni anti-Covid che la giunta guidata da Attilio Fontana e Letizia Moratti ha finanziato con 214 milioni di euro – . Serve un cordone sanitario per sconfiggere il nemico. Seguiamo il modello scozzese e israeliano che ha dato risultati straordinari per quel che riguarda l’ospedalizzazione”.

È la campagna vaccinale “di mitigazione e contenimento”, ormai la quarta versione dai tempi dell’ex assessore Giulio Gallera e del suo consulente Giacomo Lucchini, una campagna rimodulata a seguito delle varianti che ormai sono presenti nel 39 per cento dei casi di contagio. Per questo Fontana chiede al governo più dosi per la regione più colpita e più popolosa, mentre l’assessora al Welfare, ribadisce l’impegno di vaccinare “entro giugno” 6,6 milioni di cittadini lombardi, utilizzando strutture vaccinali che andranno dalla misura mini (400 metri quadrati) a quella maxi (13 mila). Tutto questo “se saranno rispettate le consegne, visto che è previsto per ora che a marzo arrivino oltre 1 milioni di dosi, tra Pfizer (573mila circa), Moderna (137mila) e AstraZeneca (320mila)”.

La Regione ha chiesto formalmente di avere “ulteriori vaccini, già validati in altri Paesi “e Bertolaso si è augurato che il russo “Sputnik vada presto in orbita”. La seconda novità della giornata è quella che riguarda il pressing che la Lombardia sta facendo su Roma per usare i pochi vaccini disponibili per fare una distribuzione a tappeto delle prime dosi, “anche senza tenere da parte il 30 per cento di scorta necessario secondo le disposizioni ministeriali per fare le seconde dosi”. Anche qui, Bertolaso, parla a ruota libera: “Esco dalla diplomazia dovuta al ruolo politico dell’assessore Moratti. In Lombardia stiamo anche riducendo le scorte, abbatteremo questa percentuale del 30 per cento: è l’unico modo per mettere fine alla pandemia, vaccinare utilizzando tutte le dosi disponibili, senza tenerle stoccate nei magazzini”. Anche la richiesta di dare solo la prima dose a chi ha già contratto la malattia, è stata avanzata nelle sedi nazionali, in attesa di autorizzazione dell’Aifa. Insomma, a mali estremi, estremi rimedi. E dato che la scelta è quella di vaccinare prima il Bresciano, verranno riviste le priorità: fatti salvi gli over 80, si toglierà la precedenza alle categorie della fase 1 bis, tutt’ora in corso.

Quindi, si rallenta col mondo della scuola e delle comunità assistenziali, della disabilità e il carcere. “Occorre fare delle scelte – spiega il consulente – rallenteremo il settore 1 bis, dove tutto sommato ci sono categorie che non sono le più a rischio. La coperta è un fazzoletto . Intanto, le vaccinazioni degli over 80 sono arrivate quasi a 29 mila, ma gli anziani che hanno aderito alla campagna sono oltre 519 mila. E gli appuntamenti per le prossime settimane vanno a rilento: “Non abbiamo le dosi. Ci spiace – dice Bertolaso – Cosa devo fare? Dar loro il mio sangue?”. Fontana ha chiesto un tavolo tecnico ristretto con governo, Aifa, Iss e altre quattro regioni per prendere decisioni più rapide. La direzione è quella di rendere l’Italia autonoma nella produzione dei vaccini: “Grosso modo servono almeno 5-6 mesi. Domani il ministro Giorgetti incontrerà le aziende farmaceutiche”. Moratti, con al fianco il nuovo direttore del Welfare Giovanni Pavesi, ha parlato di una “falange di medici, infermieri e specializzandi” che vaccineranno i lombardi nella campagna di massa, aiutati da 3 mila volontari della protezione civile.

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