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Cosa rischia l’Europa se la Russia smette (per davvero) di fornirle gas

Stop totale al gas dalla Russia accompagnato da temperature rigide e scarsa preparazione dei Paesi Ue. Questo è lo scenario più temuto dalla Commissione europea, che ha stimato una crescita bassa dell’economia Ue per il prossimo anno, di appena lo 0,3%. Ma Bruxelles ha basato questa previsione sul fatto, tutt’altro che scontato, che la Russia non azzeri completamente le forniture energetiche al Vecchio Continente. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, dopo quasi nove mesi di guerra, Mosca continua a garantire il 7% dell’approvvigionamento di gas all’Europa.

Prima dell’invasione dell’Ucraina, la dipendenza energetica Ue dalla Russia era molto maggiore, con i gasdotti russi che pompavano il 40% del fabbisogno di metano dei 27 Stati membri. Con l’inizio dei bombardamenti nelle città ucraine, l’Ue ha subito iniziato a riempire gli stoccaggi di gas mettendosi al riparo, con lo stesso metano russo, dalla minaccia del Cremlino di lasciare l’Europa al freddo se avesse continuato a sostenere Kiev. Una strategia che ha consentito all’Ue di farsi trovare pronta, con le riserve piene per oltre il 90% della loro capacità, di fronte a una stagione fredda che, per il momento, sta presentando temperature ben più alte della media. Ma le carte in tavola potrebbero cambiare rapidamente. 

Passata la stagione invernale, l’Ue dovrà infatti rifare scorte energetiche e questa volta il gas in arrivo dalla Russia sarà molto meno che in passato. Nei giorni scorsi l’Agenzia internazionale dell’energia ha avvertito che potrebbero mancare all’appello 30 miliardi di metri cubi di gas. Non solo. Mosca, secondo lo scenario di rischio preso in analisi dalla Commissione, potrebbe anche azzerare completamente le consegne di metano all’Europa per vendicarsi delle sanzioni economiche e del sostegno a Kiev, che negli ultimi mesi ha registrato pesanti vittorie militari. Partendo da un eventuale stop totale del gas dalla Russia, i funzionari di Bruxelles hanno elaborato due scenari.

Quello più negativo vede l’Europa in preda alla “procrastinazione” che farebbe consumare le riserve di gas attuali senza programmare alternative. In questo caso l’Ue potrebbe ritrovarsi all’inizio della stagione invernale 2023/2024, con “i volumi di stoccaggio che scenderebbero a circa il 30%, al di sotto dei livelli necessari per soddisfare la domanda in un inverno freddo”, si legge nel documento. In questo scenario, “la procrastinazione implica un costo fuori misura per l’adeguamento a breve termine”, che eviterebbe i blackout ma trascinerebbe l’Europa in una nuova crisi. 

L’altro scenario è quello della “preparazione” e ipotizza che l’Europa sappia reagire per tempo allo stop totale delle importazioni di gas dalla Russia aumentando la produzione interna e cercando fornitori alternativi. Tuttavia i due scenari della procrastinazione e della preparazione hanno un punto in comune: le dure conseguenze economiche che l’Ue dovrebbe affrontare nel caso di un azzeramento delle forniture energetiche dalla Russia. Secondo entrambi gli scenari, l’Ue sprofonderebbe nella recessione nel prossimo anno, con il -0,5% del Pil europeo nel caso della preparazione e il -0,7% nello scenario della procrastinazione. 

Le conseguenze negative si rifletterebbero anche sul tasso d’inflazione. Se Mosca dovesse chiudere completamente i rubinetti del gas, il costo della vita aumenterebbe del 7,5% nel 2023 e dal 3 al 5% nell’anno successivo.

Perché la Cina potrebbe lasciare l’Europa senza gas la prossima estate

Le previsioni economiche autunnali pubblicate da Bruxelles per ora hanno allontanato alcuni timori sui destini dell’Europa. Ma lo spettro dell’azzeramento delle importazioni energetiche dalla Russia rimane uno scenario da temere e da affrontare con la dovuta preoccupazione dai governi e dalle istituzioni europee, come raccomandato nei giorni scorsi dall’Agenzia internazionale dell’energia.

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