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Cosa succede al Pil della Cina

Nel secondo trimestre del 2021 il Pil della Cina cresce del 7,9%, poco meno delle aspettative degli esperti. La banca centrale procede con una piccola iniezione di liquidità per l’economia

 

Nel secondo trimestre del 2021 il prodotto interno lordo della Cina è cresciuto del 7,9 per cento rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente.

LE PREVISIONI DEGLI ECONOMISTI

È un dato tutto sommato positivo, e solo leggermente inferiore a quanto previsto dagli esperti, che si aspettavano – stando a un sondaggio realizzato dall’agenzia Reuters su un campione di cinquantuno economisti – un tasso di crescita dell’8,1 per cento.

IL DIVARIO CON IL PRIMO TRIMESTRE DEL 2021

A colpire è invece la distanza con il livello registrato nel primo trimestre del 2021, quando il PIL cinese conobbe una crescita del 18,3 per cento rispetto allo stesso periodo dell’anno prima. Il divario tra i due dati non è però strano, visto che il trimestre gennaio-marzo 2020 è stato pesantemente influenzato dall’impatto della pandemia di coronavirus, e quindi un rimbalzo più accentuato rientrava in un certo senso nella “normalità”.

L’OBIETTIVO DI CRESCITA PER IL 2021

Nel 2020 il PIL della Cina, stando a quanto comunicato dalle autorità, è cresciuto del 2,3 per cento: Pechino è stata l’unica grande economia a non essersi contratta durante la crisi del coronavirus.

Per l’anno in corso la Cina ha fissato un obiettivo di crescita del 6 per cento. Gli esperti pensano che verrà raggiunto e anche superato: un sondaggio condotto da Bloomberg parla di una crescita dell’8,5 per cento.

PERCHÉ IL PIL CINESE INTERESSA I MERCATI

La Cina è stato il primo paese a riprendersi dalla crisi del coronavirus ed è anche la nazione con il secondo PIL più grande al mondo. Per questo, l’andamento della sua economia viene seguito con particolare attenzione dagli analisti e dai mercati, che vi ricercano dei segnali circa la possibile evoluzione della ripresa anche in Europa e negli Stati Uniti.

I PUNTI DEBOLI DELLA RIPRESA CINESE

I dati ufficiali dicono che nel trimestre aprile-giugno 2021 il PIL cinese ha risentito del rallentamento delle vendite al dettaglio, della produzione industriale (più nello specifico, nel calo della manifattura di automobili) e del mercato immobiliare.

A preoccupare – comunque moderatamente – gli analisti è l’andamento dei consumi interni, sui quali potrebbe aver pesato lo scoppio di nuovi focolai di contagio di coronavirus (nella provincia del Guangdong, ad esempio).

L’attività industriale ha invece risentito dei prezzi più alti delle materie prime e dei problemi alle catene di approvvigionamento.

IL COMMENTO DI CESARANO (INTERMONTE)

“Il Pil della Cina rallenta nel secondo trimestre, ma il problema del Dragone non e’ la crescita, che sicuramente nel 2021 centrera’ e probabilmente superera’ il target previsto del 6%, arrivando secondo Bloomberg a +8,5%. Il vero problema è che Pechino ha rallentato le forniture alla catena di approvvigionamenti globali e questo, secondo Antonio Cesarano, chief global strategist di Intermonte Sim “rischia di frenare in modo consistente, anche se non ancora chiaramente stimabile, la crescita mondiale, specie se la guerra commerciale tra Usa e Cina dovesse continuare o addirittura intensificarsi”.

COSA FARÀ LA BANCA CENTRALE CINESE

L’attenzione dei mercati, ora, è sulla Banca popolare cinese, la banca centrale del paese.

La settimana scorsa l’istituto ha detto che ridurrà la quantità di denaro che le banche (quasi tutte) devono conservare come riserva, così da sostenere le piccole imprese danneggiate dall’aumento dei prezzi delle materie prime, spiega l’AGI. La riduzione in questione, dello 0,5 per cento, è attivo da oggi.

Il Wall Street Journal scrive che la decisione della banca centrale di tagliare il coefficiente di riserva non è una sorpresa: Pechino aveva già compiuto una mossa simile ad aprile 2020, quando l’impatto economico della pandemia stava per raggiungere il suo picco.

La scelta di procedere con questa iniezione di liquidità, per quanto contenuta – verranno liberate risorse da destinare ai prestiti per circa 154 miliardi di dollari -, sta facendo temere che l’economia cinese stia rallentando più velocemente del previsto, sostiene il quotidiano americano. Il governo di Pechino, tuttavia, si dice contrario a inondare l’economia con grossi pacchetti di stimolo.

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