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Covid 19, come incide sui ritmi del sonno

Non ci sono dubbi che ansia, mutamenti delle abitudini, distanziamento sociale e lockdown legati all’epidemia di Covid-19 abbiano influito sulla psiche di molte persone. Ma oltre all’insorgenza o al peggioramento di quadri di ansia e depressione, la pandemia ha anche inciso sui ritmi del sonno.

Per molti le preoccupazioni hanno coinciso infatti con una maggior difficoltà a cadere tra le braccia di Morfeo e a proseguire riposando saporitamente la notte. Poi, come se non bastasse, alle prime luci dell’alba tante persone si sono trovate a fare i conti con i propri pensieri, con evidenti ripercussioni sulla condizione psicologica e sul benessere. A rischiare sono state soprattutto le donne. A dirlo è una ricerca pubblicata su Sleep Medicine, condotta dagli esperti dell’Università Laval, in Canada, e dell’Università di Oxford.

Un questionario su misura

Lo studio ha preso in esame diversi Paesi in quattro continenti e si è concentrata nel periodo di massima “pressione” dell’epidemia, quello della primavera del 2020. Sono stati considerati nell’indagine, comprendente un centinaio di domande proposte attraverso un questionario mirato, oltre 20.000 persone. Poi si sono analizzati i dati utilizzando specifiche scale scientifiche come l’Insomnia Severity Index (ISI) per valutare l’impatto sulla qualità del sonno e sulla sua durata.

Questo strumento è particolarmente impiegato per controllare il quadro di insonnia. A fianco di questo, ovviamente si sono valutate anche le condizioni emotive, studiando con scale “ad hoc” sia il tono dell’umore sia lo stato d’ansia. Risultati: in oltre una persona su tre si è verificato un chiaro peggioramento della qualità e quantità del sonno, ovvero una chiara condizione d’insonnia.

In questo quadro, poi, esiste anche una differenza di genere: scomponendo i dati si è visto che le donne sono state maggiormente esposte a questo pericolo rispetto ai coetanei maschi. Qualcosa di simile, ma non era certo difficile attenderselo, si è verificato anche sul fronte dell’ansia e di quel quadro di umore cupo che fa da anticamera alla depressione.

In genere, circa il 25% delle persone studiate ha mostrato segni di queste condizioni. A preoccupare per la salute psichica c’è in particolare un dato. Le percentuali di prevalenza dell’insonnia, a detta degli scienziati, si sono praticamente raddoppiate rispetto a quanto si osservava nei periodi “normali”, prima della pandemia.

È un dato che deve far riflettere e spiega il profondo malessere psicologico, che poi si riflette ovviamente anche sulle condizioni fisiche, in periodo pandemico. Va detto infine che ovviamente chi aveva dovuto fare i conti con l’infezione è risultato maggiormente esposto al rischio di sviluppare insonnia e che la stessa tendenza si è notata anche in chi ha avuto problemi economici per la pandemia o era costretto all’isolamento in abitazioni molto piccole in cui vivevano molte persone.

Qualche consiglio per un buon riposo

Detto che ovviamente occorre sempre far riferimento al medico quando l’insonnia è legata a situazioni di ansia o malessere emotivo come il lockdown, ricordiamo che qualche semplice misura può aiutarci a riposare meglio.

Ad esempio è importante cercare di addormentarsi sempre alla stessa ora, rispettando la propria “porta del sonno”. L’organismo è infatti abituato a lasciarsi andare al sonno sempre alla stessa ora e, come accade per gli “slot” degli aerei, se si perde questo appuntamento quello successivo può giungere anche dopo diverse ore.

Ultima raccomandazione: pur se l’attività fisica risulta ovviamente stancante e quindi può aiutare a riposare, meglio farla a distanza di almeno due ore dal momento in cui si appoggia la testa al cuscino. Altrimenti si rischia che il corpo, ancora “agitato” per lo sforzo, non “accetti” il riposo. Utile è invece un bagno caldo, anch’esso da fare un’ora prima di andare a letto.

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