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Csm, è corsa ai laici. Piraino: «Nessun accordo con Fratelli d'Italia»

La partita per la nomina di sottosegretari e viceministri si intreccia inevitabilmente con quella per l’elezione dei membri laici del Consiglio superiore della magistratura, sul piano dei nomi e del peso politico che ogni partito vuole imporre nella partita. Com’è noto le Aule riunite in seduta comune il 13 dicembre eleggeranno i dieci non togati del Csm che si aggiungeranno ai venti magistrati già eletti a settembre. I retroscena su questo appuntamento non mancano, a partire dalla figura importante del vicepresidente che questa volta dovrebbe essere espressione del centrodestra. Si fa il nome di Giuseppe Valentino, penalista calabrese, già parlamentare – tra Camera e Senato – in quattro legislature, attualmente presidente della Fondazione Alleanza nazionale.

Secondo alcune indiscrezioni apparse nei giorni precedenti su altre testate, il suo nome sarebbe frutto di un accordo tra Fratelli d’Italia e Magistratura Indipendente. Tuttavia è proprio Angelo Piraino, Segretario di Mi a precisare al Dubbio: «MI ritiene che non spetti alla magistratura esprimere gradimenti od opporre veti sui componenti che deve eleggere il Parlamento. L’indipendenza tra magistratura e politica deve essere reciproca: la politica non deve ingerirsi nelle decisioni della magistratura e, viceversa, la magistratura non deve interferire in quelle della politica. Tutti i nuovi membri del Csm dovranno essere liberi di scegliere il loro vicepresidente, senza intromissioni né della politica né dei gruppi associativi, ma questo potrà e dovrà avvenire solo dopo che il Parlamento avrà eletto i suoi componenti».

Dopo gli scandali che hanno caratterizzato il malsano rapporto tra politica e magistratura, sarebbe il caso di scegliere i membri laici seguendo un criterio di trasparenza, come ha sottolineato anche l’onorevole di + Europa Riccardo Magi in una lettera inviata al presidente della Camera Lorenzo Fontana: «Magistratura e politica – prosegue Piraino – devono dialogare, lo prevede la stessa Costituzione che ha istituito un Csm a composizione mista, ma nei modi e nei tempi giusti. Speriamo che quanto è accaduto nel recente passato venga riletto senza pregiudizi e con maggiore serenità, ma ci vorrà del tempo. Per il futuro è indispensabile un cambio di passo all’insegna della trasparenza. Questa è la strada che ci viene indicata dalla riforma Cartabia e che noi intendiamo seguire con determinazione».

A tal proposito la presidente di Nessuno Tocchi Caino, Rita Bernardini, ha lanciato la candidatura dell’avvocato Giuseppe Rossodivita al Csm. Considerato che il presidente dell’Anm Santalucia ha detto che soprattutto per questa consiliatura occorrono nomi di rilievo, e non gli scarti delle Politiche, questo potrebbe essere un profilo valido: «Per consentire un reale rinnovamento della magistratura – ci dice ancora Piraino – è indispensabile che il Csm venga composto da persone autorevoli, scelte per il loro curriculum più che per la loro appartenenza politica. L’iniziativa dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” va in questa direzione, così come nella direzione di rendere più trasparente il dibattito, ma, come ho già detto, non tocca alla magistratura esprimere gradimenti od opporre veti».

Il Presidente Mattarella ha messo in guardia il Csm in prorogatio dall’approvare una circolare sulle valutazioni di professionalità delle toghe che nei fatti avrebbe ignorato alcuni dei principi stabiliti dalla legge delega approvata dal Parlamento lo scorso settembre: «Siamo in un momento di passaggio, da un Csm a un altro e da un governo a un altro, e nel mezzo di tutto ciò ci sono delle importanti deleghe legislative sull’ordinamento giudiziario da attuare – riflette in conclusione Piraino – . In questa delicata fase di transizione il Csm deve mantenere un atteggiamento cauto, come, peraltro, hanno espressamente auspicato alcuni consiglieri. Spetta al nuovo governo decidere se e come attuare la delega legislativa che il Parlamento gli ha conferito, ma il Csm mancherebbe di accortezza, se intervenisse in un settore in cui è ampiamente prevedibile che vi possano essere entro brevissimo tempo modifiche legislative, ancor più se tali decisioni venissero prese da un Consiglio che ha superato il suo termine di durata e a colpi di maggioranza».

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