“da TSRM PSTRP solo Olio per gli Infermi”

Desta perplessità più che curiosità il documento finale che la FNO TSRM PSTRP va propagandando [1]; forse siamo di fronte, al termine di «vari passaggi formali» cui i più ignorano la crismalità, ad una ennesima sperimentazione, una ennesima novità di cui però non si intendono bene tanto gli scopi quanto la esigenza.

A parte la proliferazione di c.d. “gruppi di lavoro” che poco o niente hanno prodotto – in questo forse riconosco l’ennesimo «triennio senza precedenti e senza possibili repliche»  (vedi, tra le tante, la iconica “questione camice”) – non si intende proprio come tale nuovo processo di formale, generalizzante dottrinaria ed ideale astrazione possa contribuire a corroborare quelle posizioni di concretezza che ormai da troppo tempo le penne del sottoscritto e di molti altri colleghi, anche afferenti alle altre professioni, vanno affrontando in modo più che chiaro ed inconfutabile.

Entrando nel merito, premettendo che la morale è una estensione dell’etica e che quest’ultima è una estensione della deontologia ma che ai professionisti sanitari, per ovvi motivi di “scrematura” di argomenti divisivi, è la deontologia che interessi maggiormente, personalmente ho più volte raccomandato una revisione “amministrata” degli strumenti già esistenti: a partire proprio da quei codici deontologici tanto preziosi quanto in più modi bistrattati, che pure – lo ricordo ancora – la legge 42/99 aveva elevato a rango primario nella gerarchia delle fonti: fatto mai inteso nella sua cardinale importanza ai fini della compilazione aggiornata del campo di azione e responsabilità di ciascuna figura professionale; tanto è vero che spesso, più per motivi di adulante moda, nella compilazione dei codici siano intervenute figure esterne alla “enclave” professionale, quali quelle di varie “associazioni di pazienti” i cui diritti sono già sanciti e garantiti dalla Carta Costituzionale e dalle leggi e che quindi nulla devono poter dire nel merito delle autoregolamentazioni deontologiche.    

Più che di «passaggi storici» dal sapore ascetico i professionisti sanitari di oggi avrebbero bisogno, da parte della elìte rappresentativa, di una responsabile e seria presa in carico dei propri annosi problemi che ormai vanno ad elenco: 1. Mancata applicazione del comma 566 presente nella Legge di Stabilità 2015; 2. Superamento della Sentenza n.54 della Consulta dello stesso anno (e medesimo governo) sulla libera professione; 3. L’ingiustizia della erogazione dell’indennità di esclusività ai medici non estensibile ad altre categorie; 4. Il mancato rispetto della c.d. “Riforma Gelmini”: solitamente i “non medici” vengono indicati – con loro buona non incolpevole pace e “timidezza” – come “Signori” e “Signore” e non come “dottori” e “dottoresse” – non solo – soprattutto i loro titoli di studio non vengono tenuti in alcun computo di merito né ai fini classificatori negli albi dell’ordine (inesistenza delle classi A e B) né tanto meno a quelli contrattuali ed amministrativi, malgrado la ultima contrattazione collettiva parli di “valorizzazione” delle lauree magistrali, ma i cui latori non percepiscano nemmeno un centesimo in più dei laureati triennali o di coloro che vantino un vecchio titolo di studio non convertito; 5. Assenza di reale e leale possibilità di carriera – nemmeno interna alla azienda di appartenenza – nelle tre macroaree di competenza dei laureati magistrali: “organizzazione e management”, “ricerca ed innovazione”, “formazione ed educazione”.

E si potrebbe continuare …

Le diversità delle professioni, che forse, carissima Beatrice Lorenzin, andavano meglio rispettate inquadrandole in un numero di ordini corrispondenti alle “classi” di lauree sanitarie e non mettendo gli infermieri da una parte e liquidando tutte le restanti in un contenitore unico, vanno sì celebrate con una «comune base valoriale», ma questa, carissimo Alessandro Beux, non può essere ricercata in una sintesi etica per poi mettere mano ai codici deontologici, ma nell’esatto percorso inverso: bisogna prima aggiornare e razionalizzare i codici, soprattutto mettere i loro esiti nelle mani del governo e soltanto poi, a soldoni incassati, giungere ad una sintesi più generale, con un nuovo orizzonte etico di responsabilizzazione, ove la ipotesi di giuramento unico delle professioni sanitarie non mediche – Ippocratico atto responsabilizzante di ogni singolo professionista – unico elemento effettivamente mancante, diventa l’autentico e necessario aspetto universalizzante per dare un nuovo impulso e nuovo entusiasmo ai non medici.

Concludendo, la sostenibilità di una progettualità si basa principalmente sul proprio scopo e valenza tecnica, ma qui – mi spiace davvero per l’avv. Laila Perciballi e per la neonata “Commissione” approvante – non riconosco né la prima né tanto meno la seconda: se non si intende dare ai professionisti non medici stipendi più decorosi e su mera base meritocratica, reali possibilità di carriera e uguale dignità amministrativa prima ancora che morale rispetto ai medici, ogni esperimento, ogni possibile artificio, tale sembra essere codesto esperimento di  “Costituzione Etica” , rischia di diventare una unzione ed orazione rituale fine a se stessa, un atto al pari di tanti altri che giustifichino soltanto poltrone e carriere, atti di cui ormai tutti sono abbastanza stufi oltre che assuefatti.

Dr. Calogero Spada
Dottore Magistrale
Abilitato alle Funzioni Direttive
Abilitato Direzione e Management AA SS 
Specialista TSRM in Neuroradiologia 

Related Posts