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Dall'apriscatole a una fine ingloriosa: così il M5s non c'è più

M5s l'apriscatola non c'è più

Fonte:IlTempo 22 giugno 2022 di Christian Campigli

C’era una volta il Movimento Cinque Stelle dall’apriscatola, alla fine ingloriosa. Un gruppo di cittadini comuni, senza esperienza e, talvolta anche con scarse competenze, guidati da un comico. Convinti di poter rivoluzionare la politica italiana. Perché uno vale uno. E dopo due mandati si torna a casa. Va subito detto, a scanso di equivoci, che non ci sono riusciti.

Dall'apriscatole alla fine del M5s Grillo Casaleggio



Nonostante una parabola incredibile, che li ha visti toccare, nel 2018, oltre il 33% dei consensi. Da quel giorno, una lenta ed inesorabile discesa. Logica conseguenza delle mal riposte attese di un italiano su tre. Di una situazione, nazionale ed internazionale, difficile per navigati parlamentari. Figuriamoci per persone che, fino al giorno prima, si occupavano di vendere bibite allo stadio o di insegnare all’Università.

Ministro Di Maio

Oggi, con l’uscita del Ministro degli Esteri, Luigi Di Maio e la pressoché certa formazione di un nuovo gruppo parlamentare, la scissione è ad un passo. Il rischio, tutt’ altro che remoto, è quello che, accanto al nuovo partito guidato dall’ex vice Presidente del Consiglio e ai fedelissimi di Giuseppe Conte, se ne formi un terzo. Che ritrovi lo spirito iniziale, quello più movimentista. Un gruppo di indomiti, capeggiati dal Che Guevara di Roma Nord, Alessandro Di Battista. Quelle idee che avevano spinto Beppe Grillo e GianRoberto Casaleggio a fondare a Milano, nel lontano 2009, un soggetto politico nuovo, che partiva dalle esperienze degli Amici di Beppe Grillo e delle Liste Civiche Cinque Stelle.

In realtà, il comico genovese, paladino dell’antipolitica, aveva lanciato già nel 2005, attraverso il proprio blog, l’iniziativa denominata «Parlamento pulito». Voleva sensibilizzare gli Italiani, per ricordare come, alla Camera e al Senato, vi fossero in quel momento ben venti condannati in via definitiva.

Grillo M5s apriscatola

Due anni più tardi, l’8 settembre 2007, lo stesso Grillo sarà il promotore del V-day, abbreviazione di Vaffanculo day. Un’iniziativa politica tenutasi in diverse città italiane e nata dalla volontà di raccogliere le firme per la presentazione di una legge di iniziativa popolare riguardante i criteri di candidabilità ed eleggibilità dei parlamentari, i casi di revoca e decadenza dei medesimi e la modifica della legge elettorale. La data scelta non fu casuale: volle richiamare il famigerato Proclama Badoglio, la fuga di Vittorio Emanuele III e le grandi difficoltà del Paese negli ultimi due anni di guerra mondiale. Che, per inciso, coincisero anche con la guerra civile. Ma la V iniziale è anche un dichiarato omaggio al film che rappresenta uno dei capisaldi culturali dei grillini: V per Vendetta.

Non è un caso che il simbolo presente nella locandina del capolavoro diretto nel 2005 da James McTeigue, verrà ripreso nel logo del Movimento Cinque Stelle. Nel 2008 il Vaffa Day replica e raddoppia. Obiettivo della reunion tenutasi il 25 aprile, la raccolta delle firme necessarie per presentare tre referendum abrogativi. I quesiti referendari riguardavano l’abolizione del finanziamento pubblico all’editoria, dell’ordine dei giornalisti, e della legge Gasparri.

Conte Grillo Di Maio

Nel 2010 Grillo e soci iniziano a far sul serio. Il Movimento Cinque Stelle partecipa alle elezioni in cinque regioni e dieci comuni ed elegge due consiglieri regionali in Emilia-Romagna e altrettanti in Piemonte. L’anno successivo i Grillini si presentano in 75 comuni e fanno eleggere i propri rappresentanti in 28 amministrazioni comunali. Nel 2012 il primo, grande successo: Pizzarotti diventa sindaco di Parma. Lo stesso anno, in Sicilia, i Cinque Stelle toccano il 14,9% alle regionali.

Nel 2013, per la prima volta, il Movimento partecipa alle elezioni politiche. Pochi giorni prima del voto, Beppe Grillo pubblica un tweet diventato poi emblematico della sua idea di politica: «Apriremo il Parlamento come una scatoletta di tonno». Un’idea che fa presa sugli Italiani. Delusi da un centrodestra in affanno e da un centrosinistra che paga l’appoggio incondizionato al governo Monti. Quello delle lacrime e sangue. Dei tagli indiscriminati «perché ce lo chiede l’Europa».

Conte lider M5s

Nonostante sondaggi particolarmente negativi, le urne regalano un 25,55% alla Camera e un 23,79% al Senato. Numeri che fanno capire, alla politica italiana, come lo scenario sia definitivamente cambiato. Mentre gli eletti non parlano con i giornalisti, su perentoria indicazione di Grillo, il 21 marzo 2013 Luigi Di Maio diventa il più giovane deputato a essere designato Vicepresidente della Camera. Intransigenti, i Cinque Stelle decidono di restare all’opposizione sia durante l’esperienza dell’esecutivo Letta, che durante il governo Renzi. Il nativo di Rignano prova a convincerli. Viene organizzata una riunione, ma Grillo pretende la diretta streaming.

Una follia, politicamente parlando, che però gasa i duri e puri. Iniziano le prime espulsioni: perché la democrazia interna è un concetto lontano, puramente teorico. Gli Italiani però si innamorano di quella intransigenza e nel 2018 regalano ai Grillini, il 33% dei consensi. Nasce il Conte uno, il governo giallo-verde, poi, dopo la crisi del Papeete, prende forma il Conte bis, appoggiato dal Pd, che va avanti fino al 26 gennaio 2021. Diciotto giorni più tardi, nasce il «Governo dei Migliori».

Di Battista Toninelli

E mentre Conte viene defenestrato, Di Maio diventa Ministro degli Esteri. Nel frattempo non si contano le defezioni e le polemiche. I grillini, quelli che avrebbero dovuto cambiare la politica italiana, accettano prima i decreti sicurezza voluti da Salvini, il blocco delle navi Ong e, pochi mesi più tardi, la politica dell’accoglienza, portata avanti dal Partito Democratico. Senza dimenticare l’appoggio all’uomo delle banche, dei poteri forti. Le tensioni diventano insopportabili con lo scoppio della guerra e la contestazione all’invio delle armi in Ucraina. Conte è critico nei confronti di Draghi, Di Maio appoggia, senza se e senza ma, l’esecutivo.

Non va poi dimenticata la volontà di Beppe Grillo di non mollare sul divieto di ricandidarsi oltre il secondo mandato. Una scelta che avrebbe tarpato le ali e la carriera all’attuale Ministro degli Esteri. Una volontà precisa, che apre ad una scissione inevitabile. E alla fine di un Movimento che voleva aprire il Parlamento come una scatoletta di tonno. E non c’è riuscito.

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