donne-a-casa-e-opposizione-fake:-il-modello-orban-e-il-piano-della-meloni

Donne a casa e opposizione fake: il modello Orban e il piano della Meloni

Ha fatto parecchio rumore i fatto che Giorgia Meloni, dopo settimane e mesi spesi ad ammorbidire l’immagine anti-europeista di Fratelli d’Italia davanti alle cancellerie comunitarie, non si sia sfilata dalla Lega di Matteo Salvini al momento di votare a Bruxelles il rapporto contro l’Ungheria di Victor Orban, definita ormai più vicina all’autocrazia che a una democrazia con la certezza dello stato di diritto. Una scelta che, difatti, ha permesso a Silvio Berlusconi di rimarcare la fedeltà europea e Atlantica di Forza Italia, ribadire che è lui la garanzia istituzionale di un eventuale governo di centrodestra da cui è peraltro pronto ad uscire se la maggioranza dovesse perseverare sulla linea Orban.

Il voto

La relazione del Parlamento Ue, il 15 settembre scorso, ha definito l’Ungheria di Viktor Orbán un “regime ibrido di autocrazia elettorale” e ha denunciato gli “sforzi deliberati e sistematici del governo ungherese” contro i valori dell’Ue, contro cui occorre difendere i valori dello Stato di diritto e proteggere il bilancio comune europeo. Le autorità ungheresi sono chiamate a “rispondere con misure correttive concrete” per evitare di vedersi negati i soldi, oltre 7 miliardi, del PNRR, o Next Generation EU. Ovviamente l’appoggio della Meloni, storica sodale in UE di Orban, ha creato parecchi malumori anche in Italia, dove siamo in attesa di ricevere ben 209 miliardi per il PNRR.

Il modello Orban

Quello instaurato da Orban in Ungheria è un modello che ha necessitato anni di applicazione, ma che sembra avere raggiunto gli obiettivi. “Orban è diventato un influencer globale, un’icona pop a cui le destre si ispirano” spiega a Monica Perosino su La Stampa lo storico e saggista Stefano Bottoni, professore associato all’Università di Firenze, uno dei massimi esperti del mondo magiaro contemporaneo. C’è chi urla che Orban è stato democraticamente eletto, e che dimentica, o vuole dimenticare, che in Ungheria il sistema “è basato su un consenso elettorale dopato”.

“In Ungheria il sistema politico è divenuto un regime in cui il governo di destra non può essere sconfitto alle elezioni”, prosegue Bottoni, che spiega come alcuni scomodi elementi identitari di Fidesz siano stati “esternalizzati”: “Orban ha creato a tavolino Mi Hazánk, un partito che formalmente è all’opposizione, ma che porta avanti i temi più estremi, come le battaglie anti rom e anti migranti e le posizioni no vax. Il terzo partito del Paese è un’opposizione finta, insomma”, simbolo di un sistema politico “fatto da clienti, in senso medievale, di Viktor Orban”. Perdere le elezioni, così, è impossibile.

Dalle leggi che vogliono le donne a casa ad occuparsi dei figli a quelle che garantiscono gli spazi agli eterosessuali, Orban ha allargato il proprio raggio d’azione investendo parecchi soldi sulla svolta culturale del Paese, in cui ha via via smussato lo storico sentimento anti-russo per crearne uno decisamente più anti-occidentale. All”Ungheria, come alla Polonia, è sempre interessata poco l’Unione Europea. L’obiettivo è l’ombrello della Nato.

La scelta della Meloni per combattere Salvini

Al di là di un percorso valoriale comune negli ultimi anni, la Meloni ha scelto di non smarcarsi nel voto Ue creando parecchi imbarazzi e timori in un Paese come l’Italia che non può certo permettersi di perdere i soldi in arrivo dall’Europa. Ma secondo diversi osservatori la leader di Fratelli d’Italia non sarebbe incappata in uno scivolone, bensì in una scelta precisa e consapevole con cui rivendicare una scelta ‘sovranista’ da sovrapporre a quella di Matteo Salvini, il vero rivale della Meloni in queste elezioni.

La Meloni sa perfettamente che gli Stati Uniti non gradiscono affatto vedere l’amico di Putin al governo, magari in ruoli di primo piano, e che un ridimensonamento elettorale della Lega salviniana darebbe a lei maggior margine di manovra al governo. Ecco spiegato perché, a pochi giorni dal voto, avrebbe seguito la Lega su questa strada, senza però perdere il filo di quella decisamente Atlantista sulle questioni relative alla guerra in Ucraina. Un modo per togliere ulteriore spazio, e magari ulteriori voti, a Salvini.

Related Posts