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Doppia laurea in un colpo solo, rivoluzione in arrivo: “Un’opportunità per tutti”

Il primo sì della Camera dei deputati alla proposta di legge per l’abolizione del divieto di iscrizione contemporanea a due corsi di laurea è stato salutato da più parti come una svolta storica. Se sarà approvato anche dal Senato, allora cadrà un’interdizione che risale a quasi 90 anni fa: “colpa” di un regio decreto del lontano 1933. A quel punto studentesse e studenti potranno combinare più lauree e questo vale anche per i diplomi di conservatorio e delle accademie per quanto riguarda le istituzioni Afam (Alta formazione artistica, musicale e coreutica) e i dottorati. Ad oggi invece se uno studente vuole frequentare due corsi di laurea allo stesso tempo, oppure un corso di laurea e un master, l’iscrizione successiva alla prima rischia di essere annullata d’ufficio.

Questa proibizione è stata giudicata da più parti anacronistica e soprattutto penalizzante per gli studenti, in un mondo del lavoro sempre più liquido e affamato di competenze trasversali. Inoltre, in Europa diversi Paesi già consentono l’iscrizione contemporanea a più corsi di laurea. “È un problema reale, molto sentito dai ragazzi. Io stesso ho ricevuto centinaia di richieste e segnalazioni, da ogni parte d’Italia e da studenti di ogni condizione sociale”, dice a Today Alessandro Fusacchia, deputato del Gruppo Misto e relatore della legge, che sottolinea essere “una delle poche proposte di iniziativa parlamentare arrivate in aula in questo periodo ed è un bel segnale”.

Verso la revoca del divieto di iscrizione a due corsi in contemporanea

“Ora molti ragazzi sono costretti ad andare all’estero, o hanno dovuto rinunciare a prendere una doppia laurea in contemporanea, oppure hanno dovuto farne due in sequenza, con tutti i ritardi burocratici, amministrativi che questo comporta e relativa perdita di anni”, spiega Fusacchia, che dà conto delle tante richieste ricevute. I ragazzi chiedono infatti di approvare la legge e soprattutto di farlo in fretta, perché vogliono approfittarne il prima possibile: “Oggi più di ieri i ragazzi sono smarriti. Il mondo è diventato più difficile da decifrare e non ci sono più categorie stabili. Ad esempio: come si fa a fare l’avvocato che si occupa di questioni tipo la privacy se non si hanno conoscenze molto sviluppate in maniera di tecnologia e di come funzionano le piattaforme online? I singoli corsi possono aprirsi a nuove competenze ma fino a un certo punto. In questo senso però l’orientamento diventa ancora più fondamentale: deve partire fin dalle scuole e poi anche all’università, ripensato e strutturato”.

“Si aprirà un ‘vaso di pandora’ in positivo. Gli studenti lo sentono come un diritto: un diritto all’opportunità, che in questo paese si fa sempre fatica a riconoscere”, aggiunge il deputato, che si augura che il provvedimento apra la strada a nuove opportunità anche per le stesse università: “La legge avrà una portata molto più ampia, con un impatto significativo sul sistema universitario, in termini di riorganizzazione e riordino complessivo, e gli atenei potranno approfittarne. Per non parlare poi del paradosso del double degree“. Sì, perché in Italia un’eccezione al famigerato divieto esiste già, anche se non è alla portata di tutti. Decine di atenei italiani hanno attivato da tempo i “doppi titoli”, ossia percorsi di studio organizzati con università straniere, con periodi di mobilità per gli studenti all’estero, che prevedono un percorso formativo integrato e al termine la possibilità di conseguire un doppio titolo a tutti gli effetti. “Adesso l’università di Milano può fare un accordo con quella di Lione o di Barcellona per il double degree, ma non può fare la stessa cosa con quella di Torino o Palermo. Una follia totale, un retaggio della storia che non è più giustificabile”, dice Fusacchia, per il quale questa situazione crea uno svantaggio sia agli studenti sia alle università, rese in questo modo meno “attrattive” anche per i ragazzi che vogliono venire dall’estero a studiare in Italia e che, abituati a un meccanismo diverso, di questo vincolo che risale al 1933 non hanno mai sentito parlare.

“Necessario togliere quel tappo dopo 90 anni”

Il testo prevede che lo studente che si iscrive contemporaneamente a due corsi possa beneficiare degli strumenti e dei servizi a sostegno del diritto allo studio per una sola iscrizione, a sua scelta, fermo restando che l’esonero, totale o parziale, dal versamento del contributo onnicomprensivo annuale si applica, in presenza dei requisiti previsti, ad entrambe le iscrizioni. “Quello della doppia laurea deve essere uno strumento aperto a tutti”, ribadisce Fusacchia.

La disciplina applicativa deve essere definita, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, con un regolamento – per definire in particolare i criteri in base ai quali è consentita l’iscrizione contemporanea a due corsi universitari con accesso a numero programmato a livello nazionale – e due decreti del Ministro dell’università e della ricerca.

Insomma, sulla carta una vera e propria riforma, che però andrà monitorata per valutarne gli effetti. “Nella legge è prevista dopo tre anni una relazione del ministero dell’Istruzione al Parlamento sulla base dei rapporti che arriveranno dalle università per vedere quale sarà stato l’impatto: quanti e quali studenti hanno partecipato, con quali risultati, come il sistema università si sarà o meno organizzato, perché è un dovere del legislatore poter fare delle valutazioni e un bilancio dopo un determinato periodo. Ma io sono convinto che tutto questo avrà un impatto importante: togliere quel tappo dopo novant’anni è necessario”.

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