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Draghi si inventa il “papocchio fiscale”. Cosa succede con le cartelle

È più o meno dall’inizio della pandemia che il leader di ItalExit, Gianluigi Paragone, parla di giubileo fiscale. Lo ha prima proposto, poi urlato a gran voce per farsi sentire. Ma niente, nei piani alti del potere non hanno voluto ascoltare. E così, ecco com’è la situazione a un anno di distanza dal primo lockdown che ha paralizzato il Paese e la sua intera economia. “Visto che è lo Stato che ha bloccato l’economia del suo Paese perché voleva proteggere i cittadini, sarà lo Stato a fare ripartire la sua comunità. Ci vuole un giubileo fiscale, altrimenti i problemi di oggi ce li porteremo dietro per anni”, diceva Paragone. (Continua a leggere dopo la foto)

E ancora: “O si creerà un giubileo fiscale o le aziende salteranno per aria. I soldi servono adesso non l’anno prossimo”. In tutto questo il governo cos’è che è riuscito a fare? Un altro specchietto per le allodole, ossia un condono per le cartelle esattoriali. Come funzionerà? Scompariranno solo le cartelle dal 2000 al 2010 compreso, con un tetto fino a 5mila euro, e non al 2015 come nelle ipotesi precedenti, e solo nel caso in cui i debitori abbiano un reddito 2019 fino a 30mila euro. Che vuol dire? Che sostanzialmente hanno cancellato solo cartelle già prescritte. (Continua a leggere dopo la foto)

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Questo comporta che a scomparire dal magazzino della ex Equitalia saranno 16 milioni di ruoli, e non 61 milioni. Parte (oltre 800 milioni) saranno comunque recuperati nel 2022. Fuori dal raggio d’azione dello stralcio, ricorda Il Sole24ore, restano le multe stradali, i pagamenti di danni erariali e i debiti per il recupero di aiuti di Stato. “Il decreto contempla anche un nuovo stop fino al 30 aprile alle notifiche delle nuove cartelle. Il Fisco già dal 1° marzo aveva infatti rimesso in moto la macchina”. (Continua a leggere dopo la foto)

Anche se a basso regime, gli uffici in questi ultimi 20 giorni hanno ripreso a consegnare a imprese e cittadini in debito con il Fisco e con l’Inps sia le cartelle sospese dall’8 marzo del 2020, sia quelle nuove emesse proprio dal 1° marzo. Il decreto blinda infatti le pretese erariali notificate in questi ultimi 20 giorni prevedendo che sono “fatti salvi gli effetti prodottosi e i rapporti giuridici instauratisi” sulla base degli atti notificati dal 1° marzo scorso e fino alla data di entrata in vigore del decreto (presumibilmente il 22 o 23 marzo). Nessun giubileo fiscale, lo Stato continua a battere cassa, nonostante la situazione.

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