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Draghi: “Vaccini prima al mondo della scuola”. In Lombardia è già così

Il Piano presentato da Moratti il 2 febbraio prevede già la precedenza con Astrazeneca

Spingere sui vaccini a professori e docenti. È la parola d’ordine del presidente del Consiglio incaricato, Mario Draghi, che lo avrebbe chiesto ieri durante le consultazioni alle delegazioni dei partiti. Tra le priorità di intervento Draghi avrebbe sottolineato, appunto, l’accelerazione del piano vaccinale. Un intervento con ricadute fondamentali non solo sul piano sanitario, ma anche economico-sociale: una maggiore immunità della popolazione consentirebbe a più persone di tornare al lavoro, accendendo i motori della ripresa economica, e di uscire anche da una condizione psicologica negativa. Stando a quanto riportato da alcuni partecipanti agli incontri, Draghi avrebbe anche sottolineato la necessità di un maggior impiego dei tamponi rapidi, specie in riferimento agli studenti.

Dopo la crisi di gennaio e il taglio di quasi due terzi delle forniture, la campagna vaccinale è destinata a viaggiare su due binari: da una parte i soggetti anziani e più fragili e i cronici, considerati prioritari in un’ottica di sanità pubblica, dall’altra le persone di età compresa tra i 18 e i 55 anni cui è indirizzato il siero AstraZeneca, dopo le precisazioni di Aifa. Secondo quanto riferito dall’assessore regionale al Welfare Letizia Moratti il 2 febbraio, questa settimana dovrebbero arrivare 85mila dosi Pfizer, 22mila Moderna e 71.904 Astrazeneca, seguite da 104mila dosi Pfizer, 111.048 Moderna e 215.048 Astrazeneca la prossima settimana e 105mila fiale Pfizer, 82mila Moderna, 187mila di Astrazeneca la quarta settimana.

Febbraio e marzo saranno i mesi dedicati agli over 80, e parallelamente agli under 55. Si tratta della cosiddetta «fase 2» della campagna il cui obiettivo è abbassare la letalità del virus, proteggendo le persone che più di altre rischiano complicanze a cominciare da obesi, pazienti oncologici e tutti i soggetti vulnerabili. Poi toccherà agli anziani tra i 75 e i 79 anni, quelli tra i 70 e i 74, le persone vulnerabili under 70 e a seguire le persone tra i 55 e i 69 anni senza comorbilità.

Ora il tema per quanto riguarda la fascia tra i 18 e i 55 anni è a chi dare la priorità: se ne è discusso ieri alla conferenza Stato-Regioni e in commissione Salute aggiornata a giovedì mattina. L’orientamento comune sarebbe quello di partire dal mondo scolastico e universitario. Un’ipotesi che per la verità era già stata studiata dalla Regione Lombardia: basta sfogliare le slide della presentazione del Piano in consiglio regionale del 2 febbraio per vedere citata come fascia prioritaria per il vaccino AstraZeneca quella dei «docenti per la didattica in presenza». Unico ostacolo, seppur parziale, l’età media di maestri e professori e docenti piuttosto alta in Italia: 49 anni, il 48 per cento sopra i 50. Per i professori over 55 non si potrà usate il siero Astrazeneca

Così va in questa direzione l’accordo siglato lunedì con i pediatri di base per l’esecuzione dei tamponi antigenici rapidi in studio, per cui Regione Lombardia per il 2021 ha messo a disposizione circa 1 milione e 500mila euro. «Aumentiamo la capacità di testing della popolazione asintomatica su tutto il territorio regionale – spiegava Moratti -. Riteniamo infatti che, nella lotta al Covid, un fattore importante sia potenziare il monitoraggio sul mondo della scuola e sulla popolazione in età pediatrica». Stesso discorso per l’accordo siglato con le farmacie che potranno eseguire test antigenici rapidi gratuitamente per gli aventi diritto, e a pagamento e libero accesso (senza prescrizione medica) per chi ne avesse necessità.

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