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Draghizzati: L’Espresso in edicola e online da domenica 14 febbraio

Intorno c’è una folla, ma la luce del riflettore è tutta per lui: Draghi è al centro della vignetta disegnata da Makkox per la copertina del nuovo numero de L’Espresso. Alle sue spalle, la schiera dei “Draghizzati”: i politici che l’arrivo di SuperMario ha trasformato con un colpo di bacchetta magica. Grillo è diventato un uomo di sistema, Salvini un europeista, Zingaretti e Berlusconi vanno a braccetto, e Renzi sta zitto. Mentre le vere sfide del Paese aspettano di essere affrontate.

Davanti all’Italia c’è un’opportunità che è insieme un rischio, spiega Marco Damilano nel suo editoriale: il nuovo governo deve affrontare le tre crisi elencate da Mattarella – sanitaria, economica e sociale – ma potrebbe anche riuscire a realizzare un compito mancato da decenni: rinnovare il sistema. Le aspettative sono altissime ma, mette in guardia Massimo Cacciari, non basta la figura del console riesumata dall’antica Roma per realizzare le riforme che servono a risanare il Paese. E Michela Murgia ride a denti stretti davanti ai peana che hanno accompagnato l’arrivo di Draghi: e prevede le delusioni quando le misure per i diritti civili e per il welfare saranno sottoposte agli stessi partiti che hanno fallito fino a ieri.

È vero che, come ricostruisce Carlo Tecce, il sostegno di cui gode non nasce all’improvviso ma nasconde un lungo lavoro di diplomazia e contatti con Di Maio, Salvini, Giorgia Meloni… In più c’è l’appoggio dell’Europa dove anzi, scrive Federica Bianchi, il nuovo presidente del consiglio italiano potrebbe riempire il vuoto di potere che lascerà Angela Merkel.

L’Espresso pubblica le lettere piene di fiducia ma anche di richieste precise di rappresentanti dell’Italia migliore: a nome degli “expat” scrivono Tommaso Cariati e Gaia Van Der Esch, Aboubakar Soumahoro dà voce ai “lavoratori invisibili”. E Gino Strada ammonisce: i Paesi ricchi come l’Italia devono capire che sconfiggeremo il virus e le sue potenziali varianti solo quando anche i poveri avranno il vaccino.

La vera incognita, spiega Susanna Turco, è la tenuta del Pd: che dopo mesi di allargamento dei confini arriva nel nuovo governo in piena crisi d’identità. Mentre Marco Follini ammonisce: il virus populista non è stato debellato, anzi, è mutato e quindi più pericoloso di prima. Anche perché questo “governo dei migliori”, aggiunge Donatella Di Cesare, nascerà sulle macerie della nostra politica.

Nel Paese, ci ricordano Antonio Fraschilla e Andrea Tornago, c’è chi fa affari grazie alla pandemia: il Veneto lancia un nuovo tampone, di dubbia efficacia, legato al nuovo guru anti Covid-19 del governatore Zaia. Vittorio Malagutti racconta l’economia che arranca: tra sussidi che finiscono, disoccupati – e soprattutto disoccupate – in continuo aumento e migliaia di aziende zombie, da Alitalia a Montepaschi, che potrebbero restare in vita solo a spese dello Stato.

La transizione ecologica, alla quale spetterà un terzo dei fondi del Recovery Plan, potrebbe aiutare l’economia: ma l’Italia, denuncia Stefano Liberti, è in ritardo su tutti i fronti, dall’energia rinnovabile alla mobilità. E intanto la crisi peggiora l’emergenza abitativa: Gloria Riva calcola che in Italia oggi resta senza casa una famiglia bisognosa su cinque.

Da Mosca a Santiago del Cile il mondo scende in piazza. Svetlana Ivanova racconta le proteste di sostenitori di Navalny e intellettuali nella Russia sempre più delusa da Putin; Francesca Sironi ricostruisce la lotta dei contadini indiani sostenuta anche da Rihanna; Simone Pieranni torna a Orwell per spiegare il colpo di Stato contro Aung San Suu Kyi mentre a Istanbul, scrive Mariano Giustino, gli studenti lottano contro Erdogan a ritmo di hard rock. E a Santiago Elena Basso scende in piazza accanto agli attivisti che proteggono con grandi scudi di lamiera i dimostranti dalle violenze della polizia. Sono scesi in piazza anche i tedeschi, tempo fa, ma per motivi ben diversi: lo ricorda Roberto Brunelli in un reportage da Hanau, cuore della Germania multietnica uscito rafforzato dall’attentato razzista che un anno fa costò la vita a nove “stranieri”.

Marco Damilano presenta il nuovo Espresso: Draghizzati

Altan ride amaro sulle nostre speranze per il futuro, Mauro Biani sul nuovo Salvini europeista, Michele Serra prevede la conversione di Draghi al rap e a TikTok e Gigi Riva invita a meditare sulla parola della settimana: opposizione.

E L’Espresso chiude con Martha Nussbaum che spiega a Carlo Crosato il valore costruttivo delle emozioni provocate dalla pandemia, e con la nostalgia del comunismo che affiora in una mostra di libri per bambini (di Sabina Minardi) e nei romanzi in uscita in questi giorni (di Paolo di Paolo). E Giuseppe Catozzella firma un ritratto di Maria Oliverio detta Ciccilla: la brigantessa calabrese che con la sua banda tenne in scacco l’esercito della neonata Italia unita. 

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