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EL BERTU 2019 AUTIN

Non bisogna stupirsi se in Piemonte ci si ritrova sempre con qualche sorpresa, e qualche racconto inedito, soprattutto quando si è a due passi dal confine. Siamo ai piedi del Monviso, “a piè del monte”: Autin (che in piemontese significa vigneto) è una realtà della Valle Pellice. Un patrimonio ereditato dal nonno e dal padre da Mauro Camusso. Lui, da agronomo, si cimenta nella lavorazione della pietra e oltre alla gestione della Beltramo Fratelli, azienda che estrae e lavora la Pietra di Luserna, c’è l’idea di produrre il vino. La libertà d’azione è di famiglia: nel 2010 col cugino Giorgio Gasca, Mauro sceglie di comprare vigne e produrre vini nel Pinerolese. Ben presto l’orizzonte si allarga e gli ettari diventano nove. Si inizia da subito il percorso per l’ottenimento della certificazione bio, poi raggiunta nel 2019. Tra Bibiana e Campiglione, i suoli alluvionali e morenici si espandono fino a raggiungere Barge, dove nasce l’azienda Autin. Il clima è decisamente più clemente, il Monte Bracco protegge dalle intemperie, il terreno si fa più compatto e argilloso. A 1220 metri si producono Malvasia, Sauvignon e Bian Ver (uva dalla spiccata acidità nativa), da piante coltivate ad alberello. Un anfiteatro raccontato già da Leonardo da Vinci quando, scoperte le virtù della quarzite, la elogia come una pietra dura, bianca, perfetta anche per i disegni. Nelle miniere della Val Germanasca si estrae il “bianco delle Alpi”, talco più pregiato d’Italia, rinomato per il suo candore e per la sua purezza. E in un contesto del genere affinano le bottiglie di spumante per almeno trentasei mesi: nascono così Eli Pas Dosé, Eli Rosé e Eli Brut a base di varietà alloctone affiancate dal Pinot Nero affinato in legno, superbo per eleganza e per quel suo lato coriaceo. Il Sauvignon e il Riesling risentono con gioia di questa montagna, che non spinge mai sulla dolcezza e mai sulla potenza. Si uniscono nel progetto Nebbiolo e il Timorasso. Vini firmati da uno dei più importati enologi del panorama vitivinicolo piemontese (e non), come Gianfranco Cordero.

 

 

James’ Tasting

EL BERTU 2019

90/100

Un Timorasso che nasce in quota, dopo l’acquisto delle barbatelle nel 2013. Un progetto che fa da apripista, dopo il Monferrato, all’uva nativa del tortonese. Assaggiato l’iconico Timorasso del Monleale di Walter Massa, la curiosità di vinificarlo è stata trascinante. Si scelgono i terreni ghiaiosi di Campiglione Fenile, i più adatti alla produzione di vin bianchi. Solo acciaio e vetro prima di immetterlo nel mercato. Risulta fresco, dinamico, quando si scalda acquista peso e volume. Pecca per la gioventù delle piante e dell’affinamento che, in un futuro non troppo prossimo, siamo pronti a scommettere che accoglierà modifiche, come l’uso del legno o altri processi di vinificazione. Tempo al tempo, d’altra parte la montagna sa aspettare, e sa fronteggiare adeguatamente il cambiante climatico. Mineralità, freschezza e verticalismi, sono sempre presenti. Il freddo diventa caldo, è solo questione di tempo. Si amplifica nel bicchiere e si espande per poi fermarsi esaurite le sue energie. La scalata alla vetta è da concepire per omaggiare al meglio l’uva.

 

 

lautin.it

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