Martedì 18 febbraio 2020 Mattia Maestri, 38 anni, dipendente della multinazionale Unilever, si presenta al pronto soccorso della sua cittadina, Codogno in provincia di Lodi. Ha la febbre alta e altri sintomi compatibili con un’affezione delle vie respiratorie. Secondo le cronache, gli viene proposto di ricoverarsi ma l’uomo decide di tornare a casa. Si ripresenta poche ore dopo, nella notte fra il 18 e il 19 febbraio, perché le sue condizioni peggiorano.

La sera di mercoledì 19 febbraio si gioca a San Siro l’andata degli ottavi di Champions league fra Atalanta e Valencia. Il club bergamasco ha ottenuto lo stadio milanese per accogliere un pubblico più che doppio (46 mila spettatori circa) rispetto alla capienza dello stadio Atleti azzurri d’Italia. La partita, vinta dal club italiano 4-1, sarà considerata uno dei veicoli di maggiore diffusione del contagio nella provincia di Bergamo, che sarà colpita duramente. Secondo l’assessore regionale al Welfare Giulio Gallera, anche la fiera del fieno di Orzinuovi, nella bassa bresciana, è stato un fattore. Mesi dopo sapremo che il Cov-Sars-2 circola almeno da novembre del 2019.

Giovedì 20 febbraio il cosiddetto paziente 1 viene trasferito in rianimazione con la polmonite bilaterale interstiziale. Alle 21 l’anestesista Annalisa Malara sottopone il malato a un tampone che dà esito positivo. Per Maestri inizia un calvario che, per fortuna, si concluderà in modo felice il 24 marzo con le dimissioni dal San Matteo di Pavia. Inizia la ricerca spasmodica del paziente zero. Si individua l’untore in un collega con cui Maestri è stato più volte a cena e che è tornato da Shangai il 21 gennaio.

L’uomo viene portato al Sacco di Milano, fa il tampone ed è interrogato a lungo dai medici. Come di solito accade agli untori, non c’entra niente ma dopo di lui il tracciamento del paziente zero andrà inutilmente avanti per settimane.

Lo stesso 20 febbraio, intorno alla mezzanotte, l’assessore Gallera annuncia alla stampa che in Lombardia c’è un positivo al Covid-19, la malattia che si sviluppa dal virus Cov-Sars-2 e che ha colpito la città di Wuhan, messa in lockdown giovedì 23 gennaio, due giorni prima che inizi l’anno del Ratto, secondo il calendario cinese.

Venerdì 21 febbraio, mentre Gallera dichiara che ci sono quindici positivi in Lombardia, a Vo’ Euganeo in provincia di Padova c’è il primo morto ufficiale di Covid-19. Si chiama Adriano Trevisan, di 78 anni, ed era ricoverato nell’ospedale di Schiavonia da dieci giorni.

Sabato 22 febbraio un Dpcm del governo Conte chiude undici comuni fra la zona dei colli Euganei e il lodigiano. Due settimane dopo la conclusione del festival di Sanremo, inizia la storia del contagio più grave da un secolo in Italia.

Il virus cinese, nella sua variante sviluppata in Germania, si chiama ancora epidemia e non pandemia perché resta a lungo limitato, all’apparenza, nel territorio della penisola.

Il 18 febbraio 2021 si contano 94560 decessi ufficiali ai quali se ne devono forse aggiungere circa ventimila rilevati dall’Istat nel confronto della mortalità anno su anno.

Ognuno si prenda un minuto oggi per pensare a loro.

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