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Evasi dal Beccaria di Milano, tre dei sette in fuga rientrano in carcere: convinti dai genitori e da una sorella

Un terzo detenuto, dei sette evasi ieri dall’Istituto penitenziario per minori Beccaria di Milano, è rientrato in carcere. La notizia ha trovato conferma da parte del sindacato Sappe della Polizia Penitenziaria. Sarebbero stati i genitori a convincerlo a tornare nell’istituto.

Ieri sera sono stati trovati altri due ragazzi dei sette evasi, si tratta di maggiorenni, uno dei quali è stato rintracciato dalla polizia penitenziaria a casa della nonna: è stata la donna a chiamare il 112 lanciando l’allarme. Un altro sarebbe stato convinto dalla sorella, con una mediazione della direzione del carcere, a tornare al Beccaria.

Dopo l’evasione dei ragazzi, quattro maggiorenni e tre minorenni, nel carcere c’è stata una protesta. I ragazzi hanno appiccato il fuoco ad alcuni materassi in un reparto, reso inagibile. La situazione è tornata sotto controllo solo nella tarda serata dopo l’intervento dei vigili del fuoco. I dodici detenuti nel reparto sono stati trasferiti in altri istituti.

L’evasione dal Beccaria, un lenzuolo per scavalcare la recinzione

Ma come è avvenuta quella che il segretario del Sappe Lombardia Alfonso Greco definisce una “vera fuga di massa”? Intorno alle 16, raccontano fonti sindacali, i sette evasi si trovavano nel cortile dei passeggi per l’ora d’aria. Facevano parte di un gruppo più ampio di dodici ragazzi, sorvegliati da un agente penitenziario. L’agente sarebbe stato distratto, probabilmente con una scusa, e in pochi secondi in sette sono riusciti a staccarsi dal gruppo.

Approfittando di un’area di cantiere per lavori di ristrutturazione nel cortile dell’istituto, hanno rotto una protezione in
legno, sembra già cedevole, e in sei sono saliti sulle impalcature per poi calarsi da un muro più basso rispetto a quello che circonda il Beccaria. Uno, invece, per calarsi, come nei film, avrebbe utilizzato un lenzuolo poi ritrovato in via Calchi Taeggi, la strada che costeggia il carcere.

Evasi dal Beccaria, don Gino Rigoldi: “Il carcere senza un direttore da 20 anni con lavori da 16”

Proprio parlando degli evasi, don Gino Rigoldi, storico cappellano dell’Istituto minorile Beccaria, ha detto: “Mi telefoneranno, li riporterò indietro”. L’ex cappellano dell’istituto si augura che questa vicenda “dia uno scossone” al ministero per un carcere in cui “manca un direttore da 20 anni e ci sono lavori da 16”. I ragazzi sono infatti scappati approfittando delle strutture di alcuni lavori in corso.

Rivolta al Beccaria, Sala: “Non c’è più spazio per le chiacchiere”

Sulla stessa linea il sindaco di Milano Beppe Sala, che dice: “Non c’è proprio più spazio per chiacchiere o affermazioni generiche di ‘sconcerto'”. Un riferimento neanche troppo velato alle parole di Salvini che a caldo aveva parlato proprio di “sconcerto”. “Il Beccaria era un carcere modello – continua Rigoldi – . Lo era nel passato, in un passato ormai remoto. Da quasi vent’anni non c’è un direttore, e ce la si è cavata con dei ‘facente funzione’. Da una quindicina d’anni ci sono lavori in corso, che non finiscono mai”: Con un post sul suo profilo Facebook, Sala ha anche ricordato di aver fatto insieme a don Gino Rigoldi “continui richiami ai governi che si sono succeduti per mettere mano a questo problema ormai fin troppo evidente”.

Rivolta al Beccaria, la presidente del Tribunale per i minori: “Evasione aggrava il percorso di recupero”

Nel carcere minorile Beccaria di Milano è arrivata la presidente del Tribunale dei Minori Maria Carla Gatto con un magistrato di sorveglianza. “E’ una situazione da tenere sotto controllo perché l’evasione è un reato che crea nei ragazzi ulteriori aggravamenti nella loro vita di recupero. E’ quindi il caso di valutare approfondire e parlare con i ragazzi che invece per ora sono al Beccaria”, ha detto Gatto. “Sono venuta per verificare la situazione, poi verrà il verrà il rappresentante del dipartimento della giustizia minorile. Insieme si valuteranno le situazioni e si prenderanno i più opportuni provvedimenti”, ha aggiunto.

Evasione e rivolta al Beccaria, Ostellari: “Vicini alla cattura degli avasi”

Al Beccaria anche il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari e il responsabile per i Minori del Dap, Giuseppe Cacciapuoti. Proprio Ostellari ritiene che “siamo vicini, speriamo di esserlo, per quanto riguarda la cattura anche degli altri soggetti che sono fuggiti. Le indagini sono in corso. Contiamo presto di avere delle notizie positive”. Il sottosegretario ha aggiunto: “Come governo ribadiamo la nostra volontà chiara e netta di chiedere un giudizio di eventuali responsabilità per coloro che dovessero essere coinvolti dopo l’indagine. Sarà fatta sia internamente come dipartimento della Giustizia e ci sarà anche quella della magistratura”.

Beccaria, Cacciapuoti (Dap): “Il cantiere ha agevolato la fuga”

“Certamente il cantiere e i lavori che si protraggono da diversi anni e altre varie problematiche hanno inciso e agevolato il disegno dei ragazzi finalizzato ad allontanarsi dell’istituto”, ha affermato Giuseppe Cacciapuoti, direttore generale del personale del Dipartimento per la giustizia minorile, dopo il sopralluogo all’istituto penitenziario. Il dirigente del Dap ha evidenziato anche criticità legate alla “carenza” e alla “formazione” del personale della Polizia penitenziaria.

Il cappellano del Beccaria: “I ragazzi sempre più compromessi. Servono personale e referenti stabili”

“Certamente a volte si ha la sensazione che i diritti dei minori siano davvero minori”: don Claudio Burgio, è il cappellano del carcere Beccaria, da cui ieri sette ragazzi sono evasi, ed è anche il responsabile della comunità Kayros. Anche oggi è entrato nell’istituto e ha incontrato la presidente del tribunale dei minorenni di Milano Maria Carla Gatto, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Ostellari e il responsabile per i Minori del Dap, Giuseppe Cacciapuoti.

Ci sono “lacune” ha spiegato all’ANSA da colmare per quanto riguarda il personale, non solo di agenti di polizia penitenziaria ma anche di educatori. Una “situazione annosa” in cui è difficile “gestire situazioni sempre più complesse, con ragazzi sempre più compromessi da esigenze psichiatriche”, aggravate dagli abusi di droga e alcol.

“Nell’immediato occorre un’organizzazione all’altezza della situazione, per agenti ed educatori. Ne abbiamo parlato con il capodipartimento e con il sottosegretario. Il primo punto – ha sottolineato – è avere una situazione in sicurezza”. E poi “anche con la presidente Gatto abbiamo parlato del fatto che Milano è piena di volontari, associazioni, no profit ma se mancano gli interlocutori al Beccaria tante risorse restano inutilizzate”.

L’evasione dal Beccaria, il garante dei detenuti: “Una spacconata di carattere impulsivo” 

Secondo il garante dei detenuti del Comune Francesco Maisto, l’evasione dei sette ragazzi è stata “una spacconata di carattere impulsivo”. “I problemi del Beccaria – ha detto all’ANSA – sono due, amaramente cristallizzati nel tempo” ovvero la mancanza di un direttore e i lavori che proseguono da anni.

“Da 15 anni non c’è un direttore stabile e la mancanza di una guida sicura ha degli effetti. Pur nella professionalità, c’è stato un turn over di reggenti” che hanno già altri incarichi di cui occuparsi e che in più “sono direttori di istituti penali per adulti, mentre il direttore di un istituto minorile deve avere una formazione diversa”.

E da almeno altrettanti anni “c’è una situazione di lavori in corso. Non a caso questi ragazzi sono scappati togliendo una tavola dello steccato dove ci sono i lavori in corso” ha spiegato Maisto. “Il Beccaria – ha concluso – ha bisogno di diritti e tempi certi per dire ‘i padiglioni ristrutturati sono questi e resteranno questi’, cosa che adesso non si sa”.

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