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Extra contingentamento slot, Tar Lazio accoglie ricorso concessionario: “Illegittime le modalità con le quali è stato ripartito proporzionalmente l’onere impositivo”

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda) ha accolto – tramite sentenza – il ricorso presentato dalla società B Plus Gioco legale Ltd, contro il Ministero dell’Economia e delle Finanze e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli in cui si chiedeva l’annullamento della nota (…) con la quale l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha confermato la richiesta di pagamento – quantificabile secondo i calcoli forniti da ADM in complessivi euro 3.256.643,00, riportata in allegato alla nota prot. n. 27247 del 15.6.2012.

Si legge: “1. La società BPlus, concessionaria del servizio pubblico di attivazione e conduzione della rete per la gestione telematica del gioco lecito mediante apparecchi da divertimento e intrattenimento e delle attività e funzioni connesse, in forza della convenzione del 15.7.2004 e dell’atto di subentro ad Atlantis del 31.1.2007, ha esposto: a) che il numero massimo di apparecchi da gioco installabili in ciascun esercizio commerciale è determinato dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli con propri decreti; b) che l’art. 1, comma 81, della legge n. 220/2010 ha inteso chiarire nell’ambito di un programma straordinario di controlli gli oneri ai quali saranno soggetti i concessionari per il fenomeno del c.d. extra contingentamento; c) che con la nota del 15.6.2012 prot. 2012/27247/Giochi/ADI, oggetto di impugnazione, l’Agenzia resistente al fine di dare applicazione alla lettera f) del comma 81 citato ha effettuato l’estrazione dei dati relativi alle ubicazioni per le quali con riferimento ai mesi gennaio/agosto 2011 è stata rilevata un’eccedenza rispetto ai limiti stabiliti dalle norme vigenti per il contingentamento degli apparecchi, non riferibile a un singolo concessionario, ma determinata dalla compresenza nella medesima ubicazione di apparecchi di più concessionari; d) che alla predetta nota è stato allegato un file excel riportante la spettanza in percentuale a ciascun concessionario nella ripartizione degli importi per ciascuna ubicazione e per i periodi di competenza, con assegnazione di un termine per procedere alla verifica dei dati indicati; e) che con nota del 21.6.2012 la società ricorrente ha evidenziato l’incongruenza dei dati riportati nella nota sia rispetto a quelli ostesi a seguito dell’accesso che a quelli forniti dal concessionario in sede di integrazione documentale, nonché il mancato computo dei contributi già versati a titolo di esubero del contingentamento; f) che con nota del 31.1.2013 la società ricorrente ha ribadito l’erroneità e l’irragionevolezza dei criteri di calcolo attesa l’impossibilità di monitorare la compresenza all’interno della medesima ubicazione di apparecchi attribuibili a più concessionari; g) che con nota del 5.8.2013, oggetto di impugnazione, l’amministrazione ha fornito un’interpretazione delle norme in tema di extra contingentamento che non solo non sarebbe conforme alla ratio della legge, ma sarebbe anche pregiudizievole agli interessi della concessionaria.

1.2. La società ricorrente deduce l’illegittimità delle note impugnate:

1) per violazione dell’art. 1, comma 81, della legge n. 220/2010, della circolare prot. n. 2010/15776/Giochi/ADI del 6.5.2010, nonché per eccesso di potere per difetto di istruttoria e per carenza di motivazione.

Secondo la prospettazione della ricorrente una lettura della norma che implicasse un’imputabilità oggettiva, a prescindere dalla data di ingresso e di attivazione delle singole macchine nell’esercizio, sarebbe in contrasto con gli artt. 3, 24 e 27 Cost. in quanto prescinderebbe dalla verifica di chi tra i diversi concessionari ai quali gli apparecchi presenti nella medesima ubicazione fanno capo abbia effettivamente determinato l’extra contingentamento. Né, infine, seguendo l’interpretazione proposta dall’amministrazione si spiegherebbe la suddivisione in percentuale del pagamento delle somme di cui all’art. 1, comma 81 lett. d), imposta nei confronti dei concessionari compresenti.

Peraltro, l’effetto paradossale di una simile lettura sarebbe di sanzionare il concessionario che ha installato per primo le apparecchiature ed ha rispettato le regole senza avere la possibilità di incidere o controllare le successive installazioni di altri concessionari che hanno determinato l’extra contingentamento e che in tal modo andrebbero esenti dall’obbligo di pagare quanto dovuto o ne vedrebbero comunque decurtato l’importo. La nota gravata sarebbe illegittima anche per aver determinato un’inversione dell’onere della prova ponendolo a carico del concessionario, nonché per avere adottato un criterio di rilevazione diverso da quello richiamato dalla Circolare 2011/3263/ Giochi/Adi del 31.1.2011 basandosi sul numero di apparecchi presenti nello stesso giorno nell’ubicazione per il mese di riferimento;

2) per violazione dell’art. 1, comma 81 lett. d), della legge n. 220/2010 sotto altri profili e per eccesso di potere per sviamento. L’Agenzia resistente non avrebbe mai provveduto a comunicare a BPlus le eccedenze, nonostante detenesse dal 2011 gran parte dei dati, e non avrebbe mai messo la concessionaria nella condizione di scegliere se mantenere o meno l’apparecchio eccedente, per poi ingiungerle il pagamento al termine del periodo di tolleranza;

3) per violazione dell’art. 1, comma 81, lettere a), d) ed f), della legge n. 220/2010 e per eccesso di potere per carenza di istruttoria. Ad avviso della ricorrente gli atti gravati sarebbero illegittimi in quanto erronei rispetto alla quantificazione e alla dimensione degli esercizi considerati sul presupposto della validità dei dati estrapolati dall’iscrizione nell’elenco degli operatori di gioco che sarebbe entrato in funzione successivamente al periodo in questione. Gli errori riguarderebbero il sistema ADM/Sogei in merito alla presenza nell’ubicazione anche di apparecchi soggetti a spostamento, le effettive caratteristiche delle ubicazioni e il calcolo del contributo.

2. L’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e il Ministero dell’Economia e delle Finanze, costituiti in giudizio, hanno articolatamente controdedotto alle censure di parte ricorrente concludendo per la reiezione del gravame. In particolare l’amministrazione finanziaria afferma che le lettere d) e f) del comma 81 sono relative a due casistiche in caso di accertata eccedenza: l’ipotesi di un unico concessionario che avesse installato presso uno o più esercizi un numero di apparecchi superiore a quello consentito (lett. d) con la possibilità di mantenerli, previo pagamento, fino alla data di adozione del decreto di cui alla lett. g), di una somma mensile pari a euro 300; l’ipotesi (lett. f) della compresenza di più concessionari all’interno di un medesimo esercizio con obbligo di ripartire fra tutti, in proporzione percentuale al numero di apparecchi agli stessi riferibili in relazione al numero dei nulla osta rilasciati, il pagamento delle somme di cui alla lettera d) per gli apparecchi in eccedenza.

Pertanto, nell’ipotesi di riferibilità dell’eccedenza non ad uno, ma a più concessionari presenti nel medesimo esercizio, unica possibilità sarebbe quella di ripartire fra i concessionari le somme dovute “in proporzione percentuale al numero di apparecchi che agli stessi risultano formalmente riferibili in relazione al numero dei nulla osta rilasciati”. Secondo la prospettazione dell’Amministrazione in entrambi casi mancherebbe un obbligo di verificare le date di installazione e di messa in esercizio delle singole macchine, così come un criterio che consenta di individuare la responsabilità del singolo concessionario che abbia collocato per ultimo l’apparecchio e/o gli apparecchi in eccedenza.

3. Con l’ordinanza n. 2822 dell’8.3.2021 la Sezione, alla luce delle opposte tesi sostenute dalle parti e delle risultanze documentali, ha ritenuto necessario “acquisire dall’Amministrazione finanziaria una dettagliata relazione sulle seguenti circostanze: – se sia possibile o meno in relazione al periodo di tempo interessato dalle note impugnate individuare la data di installazione e di messa in esercizio nella medesima ubicazione dei singoli apparecchi da parte di ciascun concessionario; – se sia, inoltre, possibile stabilire il periodo di permanenza dell’apparecchio in una determinata ubicazione; – come siano stati eseguiti i calcoli indicati nel foglio excel recante la “determinazione degli apparecchi in esubero per i quali le somme richieste per il mantenimento in esercizio dovranno essere ripartite tra più concessionari. PROT. n. 201146072GiochiADI” e, in particolare, come siano state calcolate le percentuali a carico della ricorrente per ogni esercizio, attesa l’apparente impossibilità di desumere quali e quanti siano i concessionari a cui l’eccedenza sia riferibile in relazione a ciascuna ubicazione”.

A tal fine la Sezione ha, quindi, ordinato all’Amministrazione finanziaria di depositare una relazione con la connessa documentazione entro e non oltre l’1 giugno 2021 presso la Segreteria della Sezione.

4. All’udienza del 14.7.2021, preso atto del mancato adempimento da parte dell’Amministrazione finanziaria degli incombenti istruttori disposti con la richiamata ordinanza e delle memorie e note di udienza depositate dalla società ricorrente, la causa è stata trattenuta in decisione.

5. Il ricorso è fondato e va accolto per le seguenti ragioni.

6. Come già evidenziato nell’ordinanza istruttoria rimasta non ottemperata il Collegio non ritiene condivisibile la tesi seguita dall’Amministrazione finanziaria nell’ipotesi di riferibilità dell’eccedenza non ad uno, ma a più concessionari presenti nel medesimo esercizio, secondo la quale l’unica strada percorribile sarebbe quella di ripartire fra i concessionari le somme dovute “in proporzione percentuale al numero di apparecchi che agli stessi risultano formalmente riferibili in relazione al numero dei nulla osta rilasciati”, senza che sia necessario indicare le date di installazione e di messa in esercizio delle singole macchine, né individuare la responsabilità del singolo concessionario che abbia collocato per ultimo l’apparecchio e/o gli apparecchi in eccedenza.

6.1. L’art. 1, comma 81 lett. f), prevede testualmente che “di ripartire fra tutti i concessionari per la raccolta del gioco attraverso apparecchi di cui all’articolo 110, comma 6, del testo unico di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, e successive modificazioni, in proporzione percentuale al numero di apparecchi che agli stessi risultano formalmente riferibili in relazione al numero dei nulla osta rilasciati, il pagamento delle somme di cui alla lettera d) – euro 300 per ciascun apparecchio – per gli apparecchi che, all’esito della ricognizione, risultano in eccedenza, ma non riferibili a un singolo concessionario”.

In base al criterio letterale e anche teleologico, ad avviso del Collegio, la norma in questione non elimina, come pretenderebbe la difesa erariale, in capo all’Amministrazione procedente qualsiasi obbligo di verificare le date di installazione e di esercizio dei singoli apparecchi in mancanza di un criterio che consenta di individuare la responsabilità del singolo concessionario titolare dell’apparecchio e/o degli apparecchi in eccedenza, spalmando in tal modo la sanzione su tutti i concessionari presenti in quella determinata ubicazione in percentuale rispetto ai nulla osta.

L’interpretazione seguita dall’amministrazione determina, infatti un’ipotesi di responsabilità oggettiva e ineludibile, attesa l’impossibilità per il singolo concessionario di sapere se e quando interviene l’installazione da parte di un altro concessionario di uno o più apparecchi in eccedenza rispetto al numero assentibile in quella determinata ubicazione.

6.2. Appare, allora fondata la doglianza di parte ricorrente laddove lamenta l’illegittimità delle modalità con le quali è stato ripartito proporzionalmente tra i vari concessionari l’onere impositivo, prescindendo totalmente dalla data di installazione dell’apparecchio in esubero e in tal modo applicando la sanzione anche a carico del concessionario più diligente che abbia, cioè, installato un numero di apparecchi conforme a quello assentito in una determinata ubicazione.

7. Sono, altresì, fondate anche le censure di difetto di istruttoria e di carenza di motivazione.

Dalla lettura del foglio excel, recante la “determinazione degli apparecchi in esubero per i quali le somme richieste per il mantenimento in esercizio dovranno essere ripartite tra più concessionari. PROT. n.201146072GiochiADI”, si desume che nell’ipotesi di ubicazione in cui è consentita l’installazione di un massimo di 4 apparecchi e in cui sia stata accertata per il mese di riferimento la presenza di 6 apparecchi, alla ricorrente, titolare di 4 nulla osta, viene addebitata per tutto il periodo l’eccedenza determinata dai 2 apparecchi, a prescindere da qualsiasi verifica sulla data di installazione e sulla messa in esercizio degli stessi, oltre che della permanenza per tutto il mese di riferimento.

Né dal suddetto foglio è possibile comprendere quali e quanti siano gli ulteriori concessionari a cui è riferibile l’eccedenza, onde consentire la verifica dell’esattezza del calcolo della percentuale addebitata.

7.1 Il Collegio rileva, infine, che nonostante i chiari quesiti posti all’amministrazione finanziaria per ottenere chiarimenti sui profili di dubbio esistenti nel caso in questione, l’amministrazione non ha ritenuto di dare ottemperanza agli incombenti istruttori e non ha depositato alcuna relazione.

La ricorrente ha, invece, ribadito che l’Agenzia resistente, utilizzando la banca dati di SOGEI, è in grado di individuare, mediante il confronto tra i dati del NOE – nulla osta di esercizio dell’apparecchio- con la movimentazione telematica dell’installazione nel singolo esercizio, tramite il PDA ivi installato, il dato cronologico dell’installazione e conseguentemente di identificare il concessionario e/o i concessionari responsabile/i dello sforamento del limite di contingentamento.

Ciascun concessionario è, infatti, tenuto ad installare presso ogni esercizio commerciale un c.d. PDA (punto di accesso) che si collega telematicamente con la rete del concessionario, la quale a sua volta è collegata telematicamente con i server di SOGEI.

7.2. Alla luce delle considerazioni esposte e in mancanza di deduzioni di segno contrario da parte dell’amministrazione resistente, il Collegio ritiene la prospettazione di parte ricorrente plausibile e condivisibile.

8. Per le suesposte ragioni il ricorso deve, pertanto, essere accolto con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

9. Le spese di lite, attesa la novità della questione, possono essere compensate.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio (Sezione Seconda), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Spese compensate”.

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