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“Favori in cambio dei voti della ‘ndrangheta”: la procura chiede il giudizio per il senatore Siclari di Forza Italia e Creazzo di Fdi

La procura di Reggio Calabria, con l’aggiunto Gaetano Paci e la pm Giulia Pantano chiede il rinvio a giudizio di 76 affiliati ai clan della ‘ndrangheta di Santa Eufemia di Aspromonte e di Sinopoli, e contesta il reato di scambio elettorale politico mafioso con il clan Laurendi al senatore di Forza Italia Marco Siclari e all’ex consigliere regionale di Fratelli d’Italia Domenico Creazzo.  Per Siclari la procura distrettuale antimafia  aveva chiesto l’arresto  ai domiciliari e quindi l’autorizzazione a procedere al Senato:  ma la giunta, presieduta da Maurizio Gasparri, da un anno viene convocata e riconvocata senza un voto finale. Nell’ultima seduta la difesa di Siclari ha chiesto di acquisire una sentenza recente che assolve Domenico Laurendi dal reato di associazione mafiosa. Reato che gli viene contestato nuovamente dalla procura in questa indagine. 

Creazzo, primo degli eletti nella lista del partito di Giorgia Meloni alle ultime regionali è finito ai domiciliari, confermati a settembre dalla Cassazione.

Secondo la procura «Siclari accettava, a mezzo dell’intermediario Giuseppe Galletta, la promessa di procurare voti da parte di Domenico Laurendi, appartenente alla locale ‘ndrangheta di Santa Eufemia della famiglia mafiosa Alvaro, in cambio della promessa di erogazione di utilita? o comunque della disponibilità a soddisfare gli interessi e le esigenze dell’associazione mafiosa». Tra i primi vantaggi ottenuti, su richiesta del clan, «Annalisa Zoccali, parente di Natale Lupoi, (capo ed organizzatore della cosca mafiosa Alvaro di Sinopoli) fu trasferita da una sede di Poste Italiana a quella di Messina».

Creazzo invece, da sindaco di Santa Eufemia di Aspromonte e candidato al consiglio regionale con Fratelli d’Italia secondo i pm «accettava, a mezzo dell’intermediario Antonino Creazzo (suo fratello, ndr), la promessa di procurare voti da parte di Domenico  Laurendi, appartenente al locale di ndrangheta di Santa Eufemia della famiglia mafiosa Alvaro, in cambio della promessa di erogazione di utilita? o comunque della disponibilita? a soddisfare gli interessi e le esigenze dell’associazione mafiosa». Ma Creazzo, ottenuta la candidatura nel partito Fratelli di Italia, ha accettato la promessa di procurare voti per lui anche da parte di Domenico Alvaro, esponente di spicco della famiglia mafiosa Alvaro, gia? condannato nel procedimento Xenopolis. Tra le varie utilita? promesse c’erano il reperimento di  lavoro in ditte del Nord Italia, «messa a disposizione di immobili per incontri illeciti in favore di Alvaro Domenico e reperimento di occupazione lavorativa al Parco di Gambarie per Alvaro Cosimo». Inoltre Il fratello, Antonino Creazzo,  «per ottenere il voto elettorale di 20 ragazzi sinopolesi e delle loro famiglie  faceva loro conseguire un impiego privato presso ditte del Nord Italia che curava per ragioni connesse al suo lavoro. Inoltre per ottenere un pacchetto di voti dagli imprenditori Sacco Domenico e Sacco Francesco, prometteva l’assunzione di un loro stretto congiunto, alle dipendenze del fratello-candidato come consigliere regionale Creazzo Domenico, con le mansioni di “portaborse”».

Ma c’è di più. Ad un certo punto, per convincere a votare suo fratello, Antonino Creazzo chiede l’intervento di un grande boss. Secondo la procura «in accordo con Antonino Creazzo, Vitalone Francesco chiedeva allo zio Vitalone Giorgio, personaggio autorevole nell’ambito della criminalità organizzata, di fare una trasferta dalla Germania in Calabria con la finalità di organizzare una riunione con un gruppo di venti ragazzi (il cui voto era già stata “acquistato” in cambio di un lavoro che era stato loro reperito) delegati ad effettuare la raccolta dei voti “porta a porta” nella zona aspromontana, facendo pressione a loro volta sull’elettorato, attraverso la richiesta all’elettore di documentare il voto attraverso la fotografia della scheda elettorale recante la preferenza espressa.

Nel corso della riunione organizzata da Vitalone Francesco in accordo con Creazzo Antonino, con la partecipazione di Vitalone Giorgio, che evocava con la sua mera presenza il controllo delle elezioni regionali da parte dell’organizzazione mafiosa Alvaro, era stato imposto al gruppo dei ragazzi un maggiore attivismo nella ricerca dei voti, tra l’altro secondo una precisa direttiva “tracciata” dalla ndrangheta (la “documentazione” del voto da parte dell’elettorato), con la minaccia peraltro di fare perdere il posto di lavoro che era stato loro reperito proprio in cambio dell’attivita? richiesta».

L’operazione Eufemia comunque ha assestato un colpo ai clan locali, e la procura chiede il giudizio per altri 74 affiliati alla ‘ndrangheta e appartenenti alle famiglie mafiose dei Laurendi, degli Alvaro e dei Cannizzaro, tutti in guerra tra loro.  Le accuse vanno dal riciclaggio al traffico di droga, dalla detenzione di armi alla minaccia di attentati contro beni confiscati dallo Stato.

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