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Ferragosto all’insegna dell’arte: le mostre aperte a Bergamo e provincia

Ad agosto perché non concedersi tempo per l’arte? Una visita finalmente senza fretta a un museo, a una collezione, a un evento estemporaneo, può farci leggere la realtà da una nuova, stimolante prospettiva.

Non occorre andare lontano. Si può partire dalla Gamec, che offre la prima esposizione museale del lavoro di un artista insolito, Christian Frosi. Un dropout del sistema dell’arte, che dopo un decennio di intensa attività ai vertici del panorama espositivo si è – provocatoriamente? – ritirato dalle scene. Le sue nuvole di schiuma, le installazioni ambientali di sabbia, cartone, luce, ready made rivivono in questa mostra, che amplifica gli interrogativi di senso di un’arte anti-costruttiva e anti-scenografica, capace di dare forma a “stanze vuote”, per parafrasare il titolo dell’evento bergamasco. Una produzione enigmatica e transitoria, quella di Frosi, che gioca tra fissità e perdita dell’equilibrio, tra onomatopea e non-senso.

Sempre per la direzione Gamec, con la curatela di Lorenzo Giusti e Sara Fumagalli, il Palazzo della Ragione ospita nella Sala delle Capriate l’ambiente audiovisivo dell’artista di origine albanese Anri Sala. “Time no longer” è il titolo dell’installazione che crea uno spazio immersivo in grado di trasfigurare l’antica aula e proiettarla in un’atmosfera da “odissea nello spazio”. Complice l’oscurità e improvvisi bagliori di luce puntati a parete, si crea un dialogo straniante con gli antichi affreschi, che evoca il vuoto e l’assenza di gravità, oltre a sollevare qualche dubbio sulla pertinenza tra contenitore e contenuto.

Se si preferisce qualcosa di più intimo e legato al percorso di ricerca sull’uomo e sulla coscienza, merita una visita la mostra di Cosetta Arzuffi “L’anima e il tempo”, che dal museo di Romano di Lombardia si trasferisce fino al 22 settembre alla Chiesa di Sant’Andrea in città alta e all’annesso museo. Una trentina di opere scelte, declinate in due distinte sezioni, pittorica e plastica, danno voce alla poetica dell’artista bergamasca, che si cimenta con i vari linguaggi dell’arte attraverso percorsi intellettuali e fortemente emozionali.

Passando in piazza Mercato delle Scarpe, nella nicchia dell’ex fontana ora rinominata “Spazio volta”, può capitare di gettare l’occhio a un curioso allestimento di “oggetti” sparsi a terra. Si tratta dell’intervento “Interspecies Kin” dell’artista Giovanni Chiamenti, che intende suggerire un inquietante fondale marino ove convivono creature animali e vegetali ribattezzate con nomenclatura pseudoscientifica, tra forme ceramiche e plastiche, elementi naturali e sintetici. Un’interpretazione local, in qualche misura, dei processi di ibridazione, trasformazione, proiezione di angosce e desideri che vanno in scena in questi giorni alla Biennale lagunare.

Per chi sale in Val Seriana, Villa d’Ogna ricorda l’artista Gino Lattuada a quarant’anni dalla scomparsa con una mostra delle sue opere a sbalzo su metallo, mentre Gromo ospita nella sala consiliare una collettiva estiva visitabile fino al 18 agosto: da Trento Longaretti a Aldo Salvadori, Ermenegildo Agazzi, Mario Signori, Alberto Meli, Zaccaria Cremaschi e molti altri, incluso un Salvador Dalì da collezione privata.

Per chi preferisce i laghi, l’arte contemporanea torna sul lago d‘Iseo. Dopo le installazione fluttuanti di Christo, a Pisogne lo spazio espositivo “Mirad’Or” affacciato sull’acqua ospita il progetto espositivo di Stefano Arienti, progettato appositamente per il padiglione panoramico in stretta relazione con l’ambiente, in una sfida suggestiva tra paesaggio naturale e paesaggio artificiale. La Meridiana di luce di Arienti sfida le prospettive ottiche materializzando nel segno artistico i giochi d’ombra.

A Iseo il lungolago e l’Arsenale accolgono fino all’11 settembre quaranta opere in bronzo, alcune monumentali, dell’artista siciliano Giacinto Bosco. L’esposizione en plein air “Doppio sogno. L’amore tra mitologia e mitografia” propone una serie di sculture di grandi dimensioni, la più imponente alta 6 metri, ispirate alla luna, all’amore, all’anelito sentimentale e spirituale dell’essere umano verso il bello: si tratta di silhouette elementari, oniriche e struggenti, protese verso un altrove senza gravità, in una sorta di evasione estatica dai tempi duri che stiamo attraversando.

Salò, invece, riscopre l’arte della scenografia con le carte segrete di Daniele Lievi. Più di 150 opere tra disegni, tele, fotografie, studi per la scena esposti al MuSa documentano la carriera fulminante di Lievi, dall’attività di pittore e grafico a quella per il teatro, che lo portò nel 1989 a essere celebrato come scenografo dell’anno dalla rivista Theater Heute. Scomparso prematuramente nel 1990, Lievi rappresenta un esempio riuscito e fecondo di intreccio tra arti pitto-grafiche e arti sceniche: a seguito di importanti successi nei grandi teatri europei, in particolare in Germania e a Vienna, il suo genio è stato universalmente riconosciuto per il tocco ironico, il gusto dinamico dei rovesciamenti, l’ambiguità sottile delle prospettive.

A Brescia città, invece, ci attende fino al 18 settembre un viaggio immersivo nelle nuvole con l’arte del bresciano Gabriele Picco a Palazzo Martinengo. La mostra, dal titolo anch’esso evanescente “Clouds Never Say Hallo”, affronta con levità temi forti come la morte, la solitudine, il sesso, giocando con la sconcertante vanità del tutto. Complice la concretezza dei materiali, tra cui il marmo, la leggerezza della visione e la gravità dell’oggetto si fondono creando veri e propri ossimori visivi che mettono in luce le contraddizioni dell’esistenza.

Ma tutto il centro storico di Brescia, dal Museo di Santa Giulia al Capitolium, dal Teatro Romano al Chiostro rinascimentale, ai giardini del Viridarium, è coinvolto fino al prossimo 8 gennaio nel nuovo progetto artistico di arte contemporanea “Isgrò cancella Brixia”. Dopo l’iconica installazione nella metropolitana bresciana (ottobre 2020) per celebrare il ritorno in città della Vittoria Alata, Emilio Isgrò, il grande cancellatore, torna a dialogare con l’urbe attraverso installazioni monumentali, fisiche e digitali, diffuse per la città che includono un inedito ciclo di dipinti dal titolo “Brixia come Atene” e persino la messa in scena di un dramma autografo del maestro siciliano nella cornice notturna del Teatro Romano.

Anche la Milano semi vuota di Ferragosto è l’ideale per un giro culturale. Al Museo del Novecento riflettori puntati su Aldo Rossi, con oltre 350 tra arredi e oggetti d’uso, prototipi, modelli, dipinti, disegni, studi realizzati dal grande architetto e designer, grazie alla sinergia tra musei italiani e internazionali, archivi, collezioni private. Per chi interessato, correda l’evento un ricco programma di incontri a ingresso libero con prenotazione (prossime date a settembre e a ottobre).

Dall’architettura al design, richiama la nostra attenzione alla GAM di Milano il nome di uno dei padri del design, Joe Colombo, che con i suoi oggetti ha influenzato intere generazioni. La mostra, aperta fino al 4 settembre, dice tutto nel titolo, “Caro Joe Colombo, ci hai insegnato il futuro”, e intende far conoscere al grande pubblico una personalità eclettica e poco nota, scomparsa all’età di 40 anni, cresciuta nell’humus della ricerca artistica ma sviluppatasi nel concreto della pratica tecnica, con una vera e propria passione per la meccanica e per il fare industriale.

Consigliamo anche di approfittare dell’ingresso gratuito a Palazzo Reale per tre mostre di sicuro interesse, aperte fino a settembre: per la scultura, “Somaini e Milano”, con 70 opere dal 1948 al ’92 esemplari della continua innovazione a livello teorico, formale e tecnico che lo scultore perseguì nel confronto continuo con le istanze plastiche del proprio tempo e nel quadro di una riflessione vivace sul rapporto tra scultura, architettura e contesto urbano; per la pittura intesa come colore e materia, l’antologica dedicata a Ruggero Savinio, figlio di Alberto Savinio e nipote di Giorgio de Chirico, che ripercorre la vicenda artistica e biografica di un uomo che, come scrisse lui stesso, “ha fatto della pittura la melodia interna” della sua vita: dipinti, disegni, opere su carta dagli anni Sessanta al 2022 illustrano la poetica di questo artista a ventitré anni dalla sua mostra al Castello Sforzesco; per la ricerca d’area più concettuale “Grazia Varisco. Percorsi contemporanei 1957-2022”, un excursus attraverso 150 opere sull’arte di una protagonista della nostra modernità, cofondatrice del Gruppo T nella Milano degli anni Sessanta e promotrice di una ricerca in campo interattivo, cinetico e programmatico.

Un tuffo nel “bello” classico è proposto invece dalle Gallerie d’Italia. Dopo il successo riscosso ai Musei Capitolini di Roma, i Marmi della collezione Torlonia sono un’occasione da non perdere. Suddivisa in cinque sezioni, la mostra regala una visione d’eccezione sull’evoluzione dell’arte scultorea, sul recupero archeologico, sul restauro di alcuni tra i marmi più vistosi delle collezioni romane. Dai ritrovamenti ottocenteschi, alla formazione del primo nucleo del Museo Torlonia, alla storia del collezionismo tra Otto e Novecento, la mostra è un viaggio nella meraviglia della statuaria antica.

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