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Giornata mondiale contro il razzismo, la storia di Hilda: “Quando tornavo in Ecuador mi mancava la mia casa”

Hilda Ramirez, figlia di due insegnanti, da piccola soffriva di meningite: a 5 anni ha lasciato l’Ecuador per essere assistita in Italia. “Dovevo restare 3 mesi, invece”. Le cure sono andate avanti fino all’età di 13, nel frattempo la famiglia ha venduto casa e si è trasferita qui: papà si è arrangiato da muratore e poi è stato assunto dalle Ferrovie dello Stato come manutentore, mamma per un po’ ha frequentato l’Università a Roma 3 (serviva convertire alcuni esami, per avere l’abilitazione a una cattedra), ma è stata costretta a lasciar perdere, ha cominciato ad assistere alcuni anziani.

“CARA ITALIA CI SIAMO ANCHE NOI”

Ho ottenuto la cittadinanza italiana solo alla vigilia della laurea in scienze della comunicazione: erano passati vent’anni. E ci sono riuscita perché sono testarda, altrimenti nessuno ti informa di quelli che sono i tuoi diritti. E’ stato un travaglio Poi l’ho fatta avere anche ai miei genitori, che all’inizio avevano paura: temevano di perdere il permesso di soggiorno – dopo tutto quel lavoro, e le tasse pagate! -, si sentivano in debito con l’Italia, non volevano disturbare”.

Hilda oggi è una trentenne webmaster, sposata ad un altro ragazzo di seconda generazione, anche lui di genitori ecuadoriani: “Viviamo in provincia di Bergamo. Fa l’ingegnere meccanico per una multinazionale. Anche lui era arrivato da bambino. Quattro anni fa ha fatto richiesta di cittadinanza, sta ancora aspettando una risposta”. Ricorda quando era piccola, la prima vacanza nel Paese di origine: “Piangevo sempre, mi mancava la mia casa”. Poi da adolescente, in questura: “Con i miei, che ogni volta dovevano rinnovare i documenti. All’improvviso ho capito non ero italiana come gli altri: nessuno prima di allora mi aveva detto che ero diversa. E ancora adesso, quando ci ripenso soffro un po’”.

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