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Giulio Castelli, un innovatore fra design e cultura del progetto

Un innovatore, un imprenditore con una visione dell’arredo che univa tecnologia, materiali e “firme” e ha contribuito a creare il sistema del design italiano, ritratto di una storia di successo raccontato nella mostra “Giulio Castelli. La cultura imprenditoriale del sistema design” curata da Federica Sala e allestita negli spazi del nuovo ADI Design Museum di Milano. È un omaggio al fondatore di Kartell, l’azienda che nel 1949 ha introdotto l’utilizzo delle materie plastiche nell’arredo rivoluzionando il settore e ha dato riconoscibilità alla professione del designer. La mostra si inserisce nell’ambito dell’apertura del nuovo museo che celebra proprio colui che nel 1956 è stato tra i nove fondatori dell’Associazione per il Design Industriale.

Percorso espositivo proposto con un un viaggio fra testi e fotografie che si snoda attraverso una narrazione cronologica sulla vita e sull’opera di Giulio Castelli: immagini pubbliche e private, racconti e informazioni sulle diverse tappe della sua carriera. Giulio Castelli, classe 1920, fu allievo del premio Nobel Giulio Natta con cui si laureò in chimica al Politecnico di Milano nel 1943. e nel 1949 fondò Kartell avviando la collaborazione con i migliori architetti dell’epoca come Gino Colombini, Achille e Pier Giacomo Castiglioni, Joe Colombo, Marco Zanuso, Gae Aulenti, Richard Sapper, Giotto Stoppino e Ignazio Gardella, facendola diventare una delle aziende fondatrici del sistema imprenditoriale del design italiano.

Il suo ritratto, scattato da Chris Moyse, apre la mostra insieme alla sua biografia e introduce al percorso di 15 capitoli tematici che riassumono la sua vita e la sua missione nel mondo del design. Una visione imprenditoriale che non poteva prescindere dal legame con le istituzioni, con il Salone del Mobile, con le neonate scuole di categoria, con i musei e con gli altri imprenditori. Una vita legata anche a doppio filo a quella della moglie, Anna Castelli Ferrieri, dedicata a quella che oggi chiamiamo la cultura del progetto.

Dal 1949 al 1988, anno in cui l’azienda fu rilevata dal genero Claudio Luti, Giulio Castelli non ha mai smesso di portare avanti la sua volontà nel realizzare e diffondere quella che ha sempre chiamato la “cultura della plastica”, creando progetti che hanno rivoluzionato la vita quotidiana della società, entrando nei laboratori medici, nelle cucine, negli uffici e nelle case al pari del vetro, del legno, del metallo.

Molti dei temi da lui portati avanti, quali le caratteristiche di qualità, innovazione tecnologica, durevolezza e trasversalità di utilizzo, sono ancora attuali per la Kartell di oggi che, nel pieno rispetto del suo Dna, sta lavorando per dare un’ulteriore evoluzione alle sue produzioni confrontandosi, oggi come in passato, con nuovi materiali sostenibili e rigenerabili.

“Mio nonno è stato un visionario con uno spirito pionieristico – commenta Lorenza Luti, direttore marketing e retail di Kartell – che l’ha portato a realizzare qualcosa di completamente inedito per la sua epoca. All’inizio degli anni ’50 ha voluto produrre oggetti che avessero caratteristiche mai viste fino a quel momento, intese come applicazione di nuove tecnologie produttive rivolte all’economia del materiale e all’efficienza del processo e su queste basi ha fondato Kartell che, sin dalle origini, si è avvalsa di un approccio del tutto nuovo per la progettazione dei propri articoli basato sulla ricerca tecnologica e sull’attenzione del design. “Raccogliendo la sua eredità aggiunge – oggi portiamo avanti con passione e orgoglio la sua visione intuitiva per continuare a creare prodotti sempre all’avanguardia e tecnologicamente innovativi capaci di stupire ed emozionare come settant’anni fa”.

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