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«Giustizia, è l’ultima chiamata». Dagli avvocati allarme sul Recovery

A fine aprile arriverà il triplice fischio. Il segnale che una prima partita sul Recovery sarà chiusa: quella del Piano atteso dall’Ue. Tre mesi scarsi. In cui l’Italia dovrà proporre anche un nuovo modello di giustizia, prerequisito per l’erogazione dei 209 miliardi. Solo che si sottovaluta la difficoltà di disegnare un sistema giudiziario diverso, e il carattere irripetibile dell’occasione. In vista di scadenze così impegnative l’Unione distrettuale forense della Toscana ha il merito di riunire vertici dell’avvocatura, un magistrato di rango e due parlamentari in una tavola rotonda virtuale, dal titolo eloquente: “Recovery fund: ultima occasione? Gli investimenti e le misure per una giustizia al servizio dei cittadini”. «Spero che sia un’ottima occasione, più che l’ultima», sdrammatizza la presidente del Cnf Maria Masi. Che interviene al webinar per chiarire l’obiettivo della proposta sul Piano inviata dal Cnf al governo: «Valorizzare il cuore della giurisdizione, dunque il processo, l’attività condotta nei tribunali: è in funzione di questa priorità che chiediamo di potenziare fin dove possibile anche la giustizia alternativa e complementare. Rafforzare le soluzioni che possono essere adottate al di fuori della cornice del processo», spiega Masi, «serve proprio a decongestionare gli uffici giudiziari affinché funzionino al meglio. Tutto secondo un principio: riportare la persona al centro del sistema».

Masi risponde così alla sollecitazione di Cecilia Turco, presidente dell’Ordine di Pistoia, che conduce il dibattito. È lei a chiedere se dietro l’idea di estendere Adr e attività delle Camere arbitrali possa celarsi un rischio di privatizzare la giurisdizione. La presidente del Cnf ribadisce il principio dell’efficienza declinata in funzione della tutela dell’individuo, «che va perseguita anche con la managerialità: nella parte più audace del Recovery Cnf proponiamo l’istituzione di figure che affianchino i vertici della magistratura e si occupino di mettere a frutto le risorse umane, in modo da favorire anche l’auspicata modernizzazione digitale».

C’è poco tempo e molto da rivedere nelle riforme del processo, con uno spirito finalmente non conflittuale: è l’idea che segna gli interventi dei due parlamentari intervenuti, il deputato del Pd Walter Verini e il leghista Manfredi Potenti, del presidente vicario della Corte d’appello di Firenze Alessandro Nencini e del coordinatore Ocf Giovanni Malinconico. A trarre le conclusioni è il presidente dell’Unione forense Toscana Fabrizio Spagnoli, promotore dell’incontro. È lui a ricordare come l’Italia resti «agli ultimi posti delle graduatorie Ue non solo per la durata delle cause civili, che nei tre gradi tocca i 3.500 giorni, ma anche per altri due primati negativi che sono causa del primo: l’insufficiente numero di magistrati, da noi ogni 100mila abitanti ce ne sono 10 mentre in Germania si arriva 25, e il troppo limitato ricorso alle soluzioni alternative delle controversie». Il che rafforza il valore della proposta Cnf: il consigliere nazionale Piero Melani Graverini ricorda a propria volta come «il potenziamento della giustizia alternativa sia indispensabile». Masi aggiunge che il documento trasmesso dal Cnf al governo traduce «mozioni condivise dal’avvocatura nel suo senso più ampio». D’altra parte, ricorda ancora Spagnoli, «se noi parliamo di ultima occasione è perché come avvocati siamo consapevoli che alla giustizia serve un intervento strutturale. E non è pensabile», avverte, «che possa pianificarlo il solo premier Draghi con un pugno di fidati collaboratori, nel chiuso di una stanza».

È il cuore del discorso che l’Ocf veicola non solo con l’intervento del coordinatore Giovanni Malinconico alla tavola rotonda ( realizzata via Zoom e trasmessa in diretta youtube da Giustizia caffè) ma anche con un comunicato, in cui dice: gli interventi del Recovery «non possono essere lasciati alla solitaria interpretazione dei pur bravi tecnici del ministero ma vanno discussi con tutti gli attori della giustizia, dal personale ai magistrati fino ovviamente agli avvocati». Altrimenti, ricorda Malinconico al webinar, «potremmo non riuscire neppure a spendere i 3,5 miliardi riservati al nostro settore».

La presidente Turco ricorda «l’anno difficile che gli Ordini degli avvocati hanno cercato di rendere meno terribile. Ma non si può pensare», aggiunge, «che dopo la pandemia si torni alle disfunzioni del passato: si deve cogliere l’occasione per cambiare davvero il sistema giudiziario». E un primo match si chiude fra poco. A fine aprile. Quando si sentirà il triplice fischio sul Recovery.

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