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Henkel chiude lo stabilimento di Lomazzo, 150 dipendenti a rischio: sciopero in tutte le sedi italiane della società

I dipendenti della Henkel di Lomazzo hanno scioperato oggi davanti storica sede della società di viale Como contro la scelta comunicata dalla proprietà tedesca di fermare la produzione. La multinazionale di detersivi ha infatti annunciato la chiusura a giugno dello stabilimento di Lomazzo, attivo dal 1933 come Società italiana Persil, dove rischiano di perdere il posto oltre 150 lavoratori tra dipendenti diretti e appalti collegati che forniscono servizi allo stabilimento di Lomazzo, dalla mensa, ai trasporti, alla logistica e alle manutenzioni. Sono coinvolte circa 160 famiglie prevalentemente dei Comuni di Rovellasca, Lazzate, Turate, Rovello Porro, Cogliate e Saronno.

I lavoratori e le organizzazioni sindacali contestano le motivazioni che la direzione Henkel ha avanzato, in quanto “il comparto della detergenza non registra andamenti negativi dei volumi, mentre i licenziamenti avverrebbero in una fase dove la responsabilità sociale delle imprese, richiamata anche nelle indicazioni del Contratto Nazionale del settore chimico, viene completamente disattesa”. Per questo, il Coordinamento sindacale del gruppo, ha deciso di proclamare lo stato di agitazione permanente e, per domani una giornata di sciopero in tutte le realtà Henkel in Italia. Anche a Verdellino i lavoratori della Henkel Italia Operations scenderanno in sciopero domani per solidarietà con i colleghi di Lomazzo. Nelle intenzioni dell’azienda tutta la produzione viene trasferita nel sito di Ferentino, in provincia di Frosinone.



Questa mattina, insieme a lavoratori e sindacati c’era anche il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Raffaele Erba, per il quale “il tavolo di confronto con i vertici aziendali che abbiamo chiesto con urgenza al Presidente della IV Commissione di Regione Lombardia può essere un primo passo molto importante per cercare di aprire le interlocuzioni con la direzione generale tedesca che si trova a Dusseldorf”. Venticinque sindaci hanno firmato una lettera-appello in cui chiedono alla multinazionale di fare marcia indietro.

E nel pomeriggio una delegazione di lavoratori e rappresentanti sindacali della Henkel di Lomazzo è stata ricevuta al Pirellone dal presidente del Consiglio regionale Alessandro Fermi: “La decisione della multinazionale tedesca di voler chiudere la sede comasca di Lomazzo dettata semplicemente da mere ragioni di marketing aziendale, per giunta in piena pandemia, è inspiegabile e inaccettabile. Soprattutto non trova giustificazione la motivazione che la Henkel ha fornito di voler proteggere la stabilità e la competitività dell’azienda per la quale non sarebbe sostenibile in una prospettiva di lungo periodo la presenza di due stabilimenti in Italia. Come Consiglio Regionale e come Regione Lombardia ci attiveremo prontamente in ogni sede e con ogni mezzo per impedire alla Henkel di lasciare a casa 160 lavoratori, sensibilizzando il Ministero e tutte le istituzioni competenti per fare fronte unico contro questa decisione”.

“Il consolidamento in un unico sito della produzione di detergenti è stato deciso dopo una valutazione molto accurata. Dal 2016 a oggi i volumi di produzione sono calati di circa il 33% e l’andamento del solo 2020 non risolve una situazione di sovracapacità che è ormai un problema strutturale”. Lo afferma in una nota Luca Facheris, presidente di Henkel Italia Operations, riguardo alla decisione dell’azienda di chiudere l’impianto di Lomazzo (Como) per trasferire la produzione nel Frusinate. “Un’azienda come Henkel – aggiunge – deve avere una visione strategica e guardare al lungo periodo: due stabilimenti in Italia non sono più sostenibili, il consolidamento è necessario per garantire stabilità e competitività. Crediamo sia ora importante intraprendere una discussione con le rappresentanze sindacali riguardo le opzioni percorribili per ridurre l’impatto sociale della decisione, di cui siamo ben consapevoli”.

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