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I colossi tech sono sempre più grandi: i numeri dopo le trimestrali

Sono risultati estremamente positivi quelli raggiunti dal gruppo di aziende FAANG – acronimo con cui ci si riferisce a Facebook, Apple, Amazon, Netflix e Google (anche se per performance Microsoft dovrebbe essere inserito al posto di Netflix) – e in generale dalle grandi società tecnologiche di Wall Street nel primo trimestre del 2021. Le abitudini acquisite durante la pandemia hanno fatto volare ricavi e profitti anche nella prima parte del nuovo anno, superando di gran lunga le previsioni degli analisti. Il maggior tempo speso in casa continua a far utilizzare le piattaforme delle società tech, che quindi possono monetizzare il maggior afflusso di clienti: un esempio è Facebook, che ha visto una crescita del prezzo medio per annuncio pubblicitario del 30% e del numero di inserzioni del 12%. La loro crescita è ancora più impressionante se paragonata ad altre note aziende tecnologiche, tanto da sembrare che giochino in due campionati diversi.

I profitti di Amazon sono più che triplicati a 8,1 miliardi di dollari, con utili per azione pari a 15,79 dollari contro i 9,54 attesi. L’aumento del fatturato è stato del 44% a 108,52 miliardi. Le inserzioni pubblicitarie della piattaforma di Jeff Bezos generano ricavi sette volte più grandi di quelli di Twitter, ma sono solo una piccolissima fetta delle entrate di Amazon.

L’azienda di Mark Zuckerberg ha sorpreso positivamente gli operatori, annunciato un utile per azione di 3,30 dollari, nettamente superiore ai 2,37 dollari attesi dal mercato, ed un utile netto pressoché raddoppiato di 9,5 miliardi di dollari (+94%). I ricavi si sono attestati a 26,17 miliardi di dollari, in aumento del 48%.

Alphabet, la holding a cui fa capo Google, ha riportato un profitto record per il secondo trimestre consecutivo. Nei tre mesi al 31 marzo 2021 ha registrato un utile per azione di 26,29 dollari, rispetto a una stima degli analisti di 15,82 dollari e i 9,87 dello stesso periodo del 2020. Le entrate da inserzioni sono balzate del 32% a 44,7 miliardi e di questi 6 miliardi arrivano da Youtube. Proprio Youtube, una piccola fetta dei ricavi di Google, è sulla buona strada per generare più ricavi di Netflix in quest’anno.

LinkedIn ha portato più di 3 miliardi di dollari di entrate pubblicitarie nelle casse di Microsoft, sua controllante, durante l’ultimo anno, più della totalità di Snap o Pinterest. Eppure è solo una goccia nell’oceano in confronto ai ricavi di 121 miliardi di Microsoft negli ultimi nove mesi.

Il business dei gadget di Apple, denominato “Wearables, Home and Accessories” e composto da Apple Watch e componenti audio come AirPods e HomePods e altri dispositivi domestici come Apple TV, ha incassato oltre 7,8 miliardi di dollari nel primo trimestre: è più di quanto generato dal business dei laptop del colosso dell’informatica HP nei tre mesi precedenti. Eppure questo segmento vale solo l’8,7% delle vendite totali di Apple.

Se alcuni grandi aziende fanno fatica a incrementare in modo massiccio ricavi e profitti una volta raggiunto un certo volume, questo non sembra essere il caso dei colossi tech sopracitati. “Questi giganti possono prendere i dati dalle loro operazioni già massicce per conoscere i loro clienti e vendere loro nuovi prodotti in modo efficace  – ha fatto notare Matt Rosoff su CNBC – Possono sfruttare le relazioni esistenti con i clienti per vendere prodotti aggiuntivi e possono utilizzare il flusso di cassa o le loro azioni per acquistare nuovi rivali promettenti”.

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