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I costruttori della modernità

Nel dopoguerra italiano, un piccolo gruppo di maestri dell’architettura ha codificato, con allestimenti e progetti di interni, un’eleganza sofisticata e senza tempo, fatta non solo di atmosfere, di sospensioni e gesti inaspettati ma anche di colta professionalità tecnica, da veri costruttori di modernità. È il concetto che oggi Vincent Van Duysen, architetto, designer e direttore creativo di Molteni&C, ha scelto come chiave per raccontare la storia e le idee dell’azienda, guardando alle atmosfere e alle intensità spaziali di quegli interni dai muri lisci e avvolgenti, fatti di setti e di quinte, di sapienti tagli di luce. Omaggio a un’epoca eroica e nello specifico alle figure di Carlo Scarpa e Ignazio Gardella, colti ed entusiasti professionisti in grado di reinventare il tema espositivo e museale (da Palazzo Abatellis a Palermo al Pac di Milano), per poi trasferire quell’idea di spazio e di narrazione degli ambienti nel più ampio universo degli interni, progettando case, uffici, chiese, teatri e molto altro. Dove, tra sperimentazioni di linguaggi e di materiali, dettagli e virtuose soluzioni tecniche, parlano anche di storia e di memoria, senza remore, come fossero dei racconti, secondo una successione di esperienze spaziali.

«Da Gardella abbiamo imparato la gentilezza delle forme, l’eleganza della semplicità. I geniali momenti di carattere come i colori brillanti o l’idea di far dialogare la modernità con l’arte antica. Il sapersi distinguere senza ostentare» Vincent Van Duysen

Ignazio Gardella con il figlio Jacopo, suo erede professionale e di recente scomparso.  Courtesy of Archivio Storico Gardella

Sono due personaggi chiave: Scarpa, che riesce a condividere temi e posizioni del Modernismo coniugandoli alla scala di un artigianato colto; e Gardella, che con gli altri baroni rampanti dell’architettura milanese sa progettare con maestria “dal cucchiaio alla città”, per usare l’espressione coniata da Ernesto Nathan Rogers. Gardella, dalle origini genovesi mai assopite, appartiene alla generazione di architetti che esordisce alla fine degli anni ’30 con il Razionalismo e poi fa carriera nel dopoguerra. Figlio, nipote e pronipote d’arte dal tratto sofisticato e persino irriverente, come in quella vibrante casa alle Zattere a Venezia (1953-58) che fa gridare allo scandalo il teorico anglosassone Reyner Banham, che lo accusa di un «ritorno al Liberty».

La scala, tema centrale di due progetti milanesi di Gardella: volume scenografico per la Galleria d’Arte Moderna, ellittica e vorticosa per la sede della società Castelli. Courtesy of archivio Storico Gardella

«Progettare nell’oggi vuol dire rendersi conto che le due dimensioni del tempo non presente (il passato e il futuro) sono unite da una segreta parentela, di cui il presente è un anello» Ignazio Gardella

Ma Gardella dimostra la sua statura in innumerevoli prove architettoniche – il Padiglione d’Arte Contemporanea con la vicina Galleria d’Arte Moderna, a Milano, le residenze Borsalino ad Alessandria, le Terme Regina Isabella a Ischia… – così come in pezzi di design dove, sempre, l’invenzione del dettaglio diventa sigla e poesia. «Milano è dentro di me, il suo carattere l’ho nel sangue, circola nel mio corpo e quindi in un certo senso mi appartiene», afferma. È significativo che una delle prime costruzioni nella città ancora ferita dai bombardamenti sia quella Casa al Parco (1947-54) in cui narra la modernità altoborghese dell’abitare, rassicurata da una sottile continuità col Razionalismo ma capace di stupirci con gesti di colore e ripiegature inaspettate, traslando la pianta articolata di una torre, solo apparentemente algida, in una ricchezza di dettagli, tagli, trasparenze. È la stessa felicità inventiva che dà forma alle sinuose silhouette di scaloni posti in musei ma anche in sedi per uffici: la già citata Galleria d’Arte Moderna, la società Castelli, la direzione Alfa Romeo. L’eleganza, sempre. È a quell’universo, a quei pavimenti in marmo tra dettagli d’ottone, pareti lisce e riflettenti in stucco e arredi rari ma innovativi, che si ispira il progetto narrativo 2021 di Casa Molteni&C|Dada. Una storia che continua.

Ambienti ispirati al mondo di Gardella dalla campagna di comunicazione 2021 di Molteni&C.

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