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“I nostri anziani in attesa del vaccino, ma nessuno ci risponde”: le storie dei lettori sulle prenotazioni in Lombardia

Quali sono i criteri per la somministrazione del vaccino anti-Covid in Lombardia? Tutti vorrebbero capire la filosofia con cui è stato deciso l’ordine di chiamata delle varie categorie. Ordine all’inizio chiaro. Rispettarlo col passar delle settimane è stato molto complicato, con priorità che si accavallano e si sovrappongono. E non ci sono solo la confusione e gli intoppi del sistema informatico allestito da Aria dietro ai disguidi e ai ritardi innegabili.Il criterio anagrafico, che era stato annunciato come quello che avrebbe guidato la somministrazione dei vaccini, è stato rispettato poco fin dall’inizio. Dal 18 febbraio sono partite le iniezioni agli over 80, ma a oggi dei 726 mila aventi diritto ne è stato vaccinato uno su tre. Pochi. Anche fra i 4.600 ultra 90 enni ce ne sono centinaia che ancora attendono. Perché?

“Per gli anziani possiamo usare solo il siero Pfizer – spiegano in Regione – e di questo farmaco abbiamo scorte limitate, anzi, quasi esaurite. Quindi non c’è cattiva volontà da parte nostra, ma una situazione dettata dal fatto che questo prodotto manca nei magazzini. Non possiamo fissare troppi appuntamenti, dobbiamo fare anche i richiami a chi ha già ricevuto la prima dose”.

Abbiamo pubblicato sul nostro sito la lettera che un cittadino lombardo ha scritto all’assessora al Welfare Letizia Moratti per segnalare che sua madre, 84enne cardiopatica, non ha ancora ricevuto a distanza di un mese dalla prenotazione del vaccino anti-Covid neanche una possibile data per l’appuntamento. Al signor Giuseppe Iosa ha risposto lo staff dell’assessorato spiegando che c’è un ritardo nella consegna delle dosi e che non si può fare altro che aspettare. “Una risposta di quelle in serie, senza nessuna vera informazione: a volte la forma è sostanza”, ci ha detto il signor Iosa.

Il post sulla pagina Facebook di Repubblica Milano con l’articolo sulla denuncia di Giuseppe Iosa si sta riempiendo di commenti, e tantissime sono le storie simili, di anziani ben oltre gli 80 anni ancora in attesa senza risposte da parte di Regione Lombardia, meno quelle di persone che raccontano di vaccinazioni già fatte nei tempi previsti, molti i commenti su come si stia gestendo l’assistenza a persone che da un anno sono quasi recluse in casa per evitare il contagio. Qui di seguito ne riportiamo una selezione.

Corinna D.: “Anche mio padre di 88 anni a Milano ancora nulla. L’angoscia di questi anziani chiusi in casa da un anno non interessa a nessuno”.

Barbara C.: “Mia mamma, 82 anni con gravi patologie, registrata sul portale a metà febbraio: stessa cosa. Non ha ricevuto nemmeno mail o messaggio di scuse. Ho chiamato il numero verde qualche giorno fa e mi hanno detto di portare pazienza perché mancano i vaccini”.

Raffaele D.: “Mia prozia di 91 anni, appuntamento fissato via sms per oggi. Ieri sera sms che annulla tutto e rimanda al 2 aprile”.

Alessia C.: “Non metto in dubbio il fatto che ci siano pochi vaccini e che arrivano con il contagocce, sopratutto quelli che vanno bene per gli over 80. Insegnanti e altre categorie vanno avanti spedite perché per loro si usa AstraZeneca di cui c’è maggiore disponibilità. Contesto il modo: non puoi abbandonare le persone per mesi senza dare informazioni. Sui giornali si fanno belli con numeroni, adesso addirittura dicono che a breve partirà la vaccinazione di massa. Ma cosa costa ogni settimana mandare un sms per dire a che punto sei della lista d’attesa, quale criterio stanno usando per procedere? Cosi sembra di essere dimenticati”.

Patrizia F.: “Domani mio padre 84 anni farà la seconda dose di vaccino, mia mamma ha fatto la prima dose e tra 1 giorni la seconda…siamo anche noi in Lombardia”.

Margherita M.: “Io mi sono illusa perché hanno chiamato quasi subito mio padre, dopo che lo avevo iscritto al portale della Regione il primo giorno. Insieme a lui ho iscritto mia madre e i miei suoceri. Per loro un messaggio di scuse dieci giorni fa e poi più nulla”.

Daniela M.: “Mia suocera di 91 anni, portatrice di pacemaker, sta aspettando l’appuntamento da tempo”.

Manuela C.: “Mio padre, 83 anni, prenotato il primo giorno: silenzio assoluto. Siamo anche stufi di proclami inutili. Ogni giorno di questi anziani in clausura corrisponde ad un anno dei nostri. Che rabbia”.

Margherita Z.: “Essendo stata nei decenni smantellata ogni struttura territoriale, nemmeno Babbo Natale potrebbe metterci una pezza. Mi stupisce però che non possano fare meglio. Per esempio: perché, dopo la prenotazione (che di solito va a buon fine dopo ore) non ti danno la data? In Veneto, Emilia, Lazio lo fanno senza problemi. Qui in Lombardia un mio amico ha avuto via sms (no replay) l’appuntamento per il 28 febbraio: era il 10 marzo”.

Claudia P.: “Stessa situazione per mio zio di 83 anni: ho risposto proprio l’altro ieri a un tweet della Regione Lombardia (dove la Moratti diceva che tutti i Lombardi sarebbero stati vaccinati entro giugno): mi è arrivata la stessa risposta automatica arrivata al signor Iosa. In Lombardia vivono anche i miei genitori che rientrano nella fascia 70-75anni: chissà quando verrà il loro turno a questi ritmi. Confermo quanto sia difficile per la generazione dei 70enni e 80enni stare reclusi ormai da un anno e aver perso tutte le autonomie. Le ripercussioni psicologiche di questa situazione sono e saranno molto gravi. Non essere supportati da una Regione che continua ad autodefinirsi la regione trainante dell’Italia è una grave sconfitta sociale”.

Giuliana S.: “Mia madre, 85 anni, lunedì farà la seconda dose di vaccino e siamo in Lombardia. Evidentemente c’è stato un problema in alcune zone”.

Cristina C.: “Mia madre ha affrontato viaggio dalla Toscana perché chiamata in Lombardia per il vaccino. Disdetto la sera prima. Ora è sola in casa e deve aspettare per averlo ben 3 settimane”.

Barbara A.: “Io ho mio padre di 84 e mia mamma di 81 anni iscritti il 16 febbraio: ancora niente. Che tristezza. Sono molto ma molto delusa, per non dire altro”.

Alberto M.: “E’ una cosa assurda! Siamo in tanti anziani ultraottantenni ad attendere che scenda qualcuno dal cielo per organizzare le vaccinazioni. Basterebbe poco far organizzare il servizio dai militari, forse saremmo tutti vaccinati. E non tiriamo fuori la scusa della mancanza dei vaccini”.

Emilio P.: “Mia mamma, 96 anni, allettata da 4 anni: con l’adesione alla vaccinazione fatta il primo giorno dal medico curante, che però non ha avuto disposizioni. L’Ats di Milano risponde che bisogna avere pazienza, che arriverà il suo turno. Sono arrabbiato e stufo”.

Rita B.: “Mia mamma di 92 anni residente nella grande Milano non è stata chiamata per fare il vaccino. Qualcuno mi sa dire con quale criterio chiamano le persone?

Io avevo inteso in base all’età anagrafica, ma vedo che persone di età inferiore lo hanno già fatto”.

Ilaria N.: “Anche io ho scritto giorni fa al presidente Fontana e all’assessora Moratti in merito alla vaccinazione over 80, mai ricevuto neanche uno straccio di risposta generica “copia e incolla”. La situazione è oramai incommentabile, l’unica speranza rimasta, a questo punto, é che noi cittadini lombardi si venga salvati con il commissariamento di questa disgraziata regione”.

Elisabetta F.: “I miei genitori sono stati fortunati. Sono stati chiamati subito, e con oggi hanno fatto entrambi le due dosi! Uno presso via Ippocrate 45 e l’altro al FBF. Anche io li ho registrati il 15 febbraio, sono entrambi invalidi al 100%. Mi auguro che presto tutti possano essere fuori dall’incubo”.

Tiziana C.: “Purtroppo dobbiamo constatare che nulla è cambiato dopo l’arrivo della Moratti e del suo fido Bertolaso. Stessa situazione, stessa incapacità organizzativa. Concordo con la lettera scritta, anch’io per mio papà ho ricevuto dalla regione Lombardia una risposta preimpostata simile. Poi fortunatamente l’hanno chiamato per la prima dose ( dopo più di 1 mese e ha 94 anni)”.

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