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I pestaggi in cella usati subdolamente contro la riforma Cartabia

Recentemente il quotidiano Domani ha pubblicato un editoriale per spiegarci che la riforma Cartabia garantirebbe l’impunità degli agenti che hanno pestato i detenuti del carcere Santa Maria Capua Vetere. Niente di più falso. Purtroppo non è l’unico. Alcuni magistrati – non paghi dell’utilizzo della carta mafiosa – hanno spiegato in tv che con la riforma della giustizia, casi come quelli di Stefano Cucchi non avrebbero giustizia.

Un uso deplorevole della carta emozionale sulla pelle dei detenuti

È deplorevole utilizzare questa argomentazione per due motivi fondamentali. Il primo. Si usa la carta emozionale, ancora una volta sulla pelle dei detenuti, per far credere che la riforma sia stata fatta per difendere gli imputati accusati di reati gravi, come quelli appunto di tortura.

Non è vero che i tempi del processo sarebbero stretti

In pratica, i tempi sarebbero troppo stretti, soprattutto come nel caso di Santa Maria Capua Vetere dove sono coinvolti un centinaio di imputati. Tutto questo non è vero. Di base, la riforma non è radicale. Sostanzialmente non cambia nulla, se non mettere in soffitta la disastrosa riforma precedente dell’allora guardasigilli Bonafede che abolì, di fatto, la prescrizione. Serviva più coraggio, ma il m5s ha ancora i numeri in Parlamento che costringono alla mediazione.

Ma veniamo ai tempi. Il processo di primo grado non viene toccato e i magistrati hanno tutto il tempo che vogliono. Rimane esattamente come prima. I limiti temporali sono stabiliti per i gradi successivi. Due anni per il giudizio d’Appello. Un anno per il giudizio in Cassazione. Ma attenzione. I primi tre anni, entro il 31 dicembre 2024, i termini saranno più estesi per tutti i processi (tre anni in appello, un anno e sei mesi in Cassazione). Non solo. La riforma dà la possibilità di ottenere una proroga: ovvero fino a quattro anni in appello (cioè tre anni e uno di proroga) e fino a due anni in Cassazione (un anno e sei mesi, oltre sei mesi di proroga) per tutti i processi in via ordinaria.

Il processo sui fatti di Santa Maria Capua Vetere ha la possibilità di durare 10 anni

Se pensiamo all’eventuale processo per i pestaggi su Santa Maria Capua Vetere, con la riforma ha la possibilità di durare più di 10 anni. Sono pochi? Non bastano? Credo che i detenuti, vittime del pestaggio, non debbano aspettare così tanti anni per ottenere giustizia. Così come gli imputati (tra di loro ci sarà qualche innocente, no?) non devono essere ostaggio a vita dei processi. Vale per tutti. Quindi usare la carta dei pestaggi come grimaldello contro la riforma Cartabia, è di una disonestà intellettuale disarmante. I tempi rimarranno sostanzialmente lunghi. Non eterni (ed è già qualcosa), ma qualche flebile paletto c’è.

Chi ipocritamente si dice dalla parte dei deteuti  poi critica la riforma che punta a meno carcerazione possibile

Passiamo al secondo motivo che riguarda la deplorevole argomentazione usata contro la riforma. Tolti i dubbi sulla presunta impunità degli agenti torturatori, passiamo al focus fondamentale: il sistema penitenziario. Si usa la carta emozionale dei pestaggi sui detenuti, per poi però sputare sulla riforma Cartabia che prevede anche nuove vie per evitare il processo mediante le restituzioni e le riparazioni da parte dell’imputato, maggior cura per gli interessi delle parti offese, più larghe possibilità di patteggiamento della pena, nuove possibilità di giustizia riparativa. In una parola, meno carcerazione possibile. Questo è importante anche per evitare quel degrado che crea violenza e sofferenza all’interno delle carceri.

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