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I Pinguini Tattici Nucleari e le loro Fake News

I Pinguini Tattici Nucleari sono la storia più bella della musica italiana di questi ultimi anni. La band formata da Riccardo Zanotti, Elio Biffi, Nicola Buttafuoco, Matteo Locati, Simone Pagani e Lorenzo Pasini, sei amici di Bergamo diventati grandi insieme, pubblica il nuovo album Fake News (Columbia Records/Sony Music Italy) per ripartire dalla verità. 

Anticipato dai singoli Giovani Wannabe e Ricordi, già brani multiplatino, contiene quattordici inediti che parlano molto di loro, dei cambiamenti di questi ultimi anni, della pandemia che ha fermato tutto, soprattutto i concerti, del successo che li ha travolti, passando per il loro sguardo sulla società, con un linguaggio ricco di metafore e giochi di parole che è ormai la loro cifra. I Pinguini raccontano le storie che vivono, che sono un po’ quelle di tutti e si godono il momento incredibile che stanno vivendo, senza mai dimenticare da dove vengono. «Giravamo su un van, abbiamo suonato in posti con cinquanta persone»

Ora le persone saranno 430 mila nelle dieci date nel tour degli stadi della prossima estate, con il primo San Siro andato sold out in dodici ore «È incredibile quello che sta succedendo», dicono. «Fake news parte quest’estate. Eravamo a Cattolica, parlavamo del più del meno. La vita di una band è condivisione non solo di palchi, ma anche di hotel, di viaggi, di attese. In una di queste attese ci siamo messi a parlare di fake news e di come possano influire sulla società moderna. Ci è sembrato il titolo giusto per fare un album che vuole essere vero». Vero in quello che cantano, vero in come si mostrano. Sono gli stessi sei amici che nel 2020 si sono fatti conoscere al pubblico con Ringo Star al Festival di Sanremo e che da quel momento hanno vissuto una parabola ascendente che li ha portati in vetta alle classifiche per mesi e a suonare, finalmente, in palazzetti sold out quest’autunno. C’è dentro molta solitudine, che brilla in Hikikomori, c’è uno sguardo al loro mestiere e alla paura per il futuro in Zen, c’è la capacità di resistere in Hold on, la gioia del palco in Stage Diving, la nostalgia e il diventare grandi in Cena di classe. Ci sono tanti luoghi comuni che diventano comunitari, perché facilmente condivisibili. Si parla di fede, di viaggi, di relazioni. Ci sono i temi di un’intera generazione, la loro, che però arrivano anche ai più piccoli e ai più grandi, grazie a ritornelli orecchiabili e alla capacità di saper suonare “pop”, popolari. «Il risultato arriva da tanti anni di lavoro, ma la nostra forza è che siamo uguali. Nessuno si monta la testa, o si sente in diritto di sentirsi più importante perché succedono queste cose. Ne siamo felici, ma ci piace lavorare giorno per giorno». 

C’è grande attenzione alle parole che si unisce a una crescita nei suoni e nello stile, dai pezzi up tempo al cantautoriato, tra frasi instagrammabili e gli inside joke che contengono i loro ricordi personali. I Pinguini sono artigiani della musica che ora sanno di avere molti più occhi addosso. «Viviamo ancora nelle stesse case, la nostra realtà non è cambiata. Ci troviamo in studio due ore al giorno, ogni giorno. Non ci siamo montati la testa, siamo grandi lavoratori e quando qualcosa va bene ci viene solo voglia di fare ancora meglio, lavorando di più». Ma sono tante le aspettative da soddisfare «La paura che tutto questo finisca c’è, ma vogliamo durare nel tempo. Vogliamo continuare a soprendere. Quest’album è scritto per esorcizzare questa paura». La loro forza è essere una band. «Abbiamo incasellato canzoni che sono andate bene, non può fisiologicamente andare sempre così. A una certa qualcosa non andrà bene, ma l’affronteremo con i sorrisi di sempre. Anche su questo essere in sei aiuta. Ci si supporta». 

Uniti più che mai, nonostante la fake news, appunto, sul loro scioglimento, che diventa anche una delle quattro cover del disco, ognuna delle quali rappresenta una notizia finta diversa, i Pinguini rifuggono il divismo, continuano a scrivere per loro stessi, e guardano al loro pubblico, mettendo attenzione in tutto quello che dicono «Abbiamo rifiutato tantissime proposte, per rimanere coerenti e fedeli a quello che il pubblico si aspetta da noi». Ora l’attenzione passa agli stadi, perché se per loro la dimensione più importante è sempre stata quella dei live sanno che è arrivato il momento di portare in scena un grande show. «Abbiamo questi mesi per lavorare alle date per far sì che siano indimenticabili». 


Playlist

Emma – Sbagliata Ascendente Leone

Aiello – Domani torno

Niccolò Fabi  – L’uomo che rimane al buio

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