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“I tormentoni estivi? Sono da 60 anni specchio dell’Italia”

Di questi tempi, alla voce «tormentoni estivi» il pensiero dell’italiano medio vola immediatamente a Notti Magiche, la canzone portafortuna degli azzurri firmata Bennato-Nannini che fa il pari con il Poo-po-po tratta da Seven Nation Army dei White Stripe che fu colonna sonora ai nostri Mondiali del 2006. Ma da che Italia è Italia, ogni estate che si rispetti non può fare a meno del suo tormentone pop, le cui note rimbalzano dagli altoparlanti delle spiagge a quelli delle discoteche (finchè erano aperte). Un’epopea immutabile nei decenni e su cui è appena uscito un libro che ne ripercorre le tappe salienti, recuperando autori e aneddoti, ma soprattutto valorizzando un fenomeno troppe volte frettolosamente snobbato dalla critica «colta». L’autore, il giornalista milanese Enzo Gentile, lo ha intitolato Onda su Onda (Zolfo Editore), degna citazione del brano cult di Bruno Lauzi. Ma di titoli azzeccatissimi ce ne sarebbe stata una sporta – da Sei diventata nera a Una rotonda sul mare a Sapore di sale – tali e tanti sono stati i successoni delle canzoni che hanno accompagnato le estati italiane dal Dopoguerra a oggi. Ed è proprio dal boom economico degli anni Sessanta che prende avvio la bella storia corredata di nostalgiche foto di repertorio dei big della «leggera», consacrati da rassegne come il Cantagiro e il Festivalbar. «In molti casi hanno lasciato un segno più indelebile delle edizioni di Sanremo – dice Gentile – perchè l’Ariston ha avuto anche i suoi lunghi momenti bui, mentre ogni anno è sempre stata l’estate a consacrare la canzone regina». Un fenomeno, questo, tipicamente italiano ma che ci ha visto spesso primeggiare anche nelle classifiche internazionali. «C’è qualcosa di magico nel tormentone estivo, che trascende il clima di competizione che ha sempre caratterizzato Sanremo; il Festivalbar è una gara gioiosamente simbolica e il Cantagiro una parata in versione decappottabile di popstar in vacanza». Gentile però, nel suo atlante, ci tiene anche a sfatare un falso mito: quello che, per dirla alla Bennato, siano sempre state solo canzonette. Nella sua analisi revisionistica, l’autore contestualizza i successi discografici nei periodi socio-economici del Belpaese, quasi come se fossero la colonna sonora di un’Italia che nei decenni ha attraversato entusiasmi, depressioni, nazionalismi e esterofilie. «Se negli ultimi 60 anni dovessimo eleggere un re del tormentone estivo, l’Oscar andrebbe a Edoardo Vianello, autore di pietre miliari come Abbronzatissima, I Watussi, oppure Prendiamo in affitto una barca. Erano, quelle, canzoni spiritose ma nient’affatto stupide e comunque perfettamente in sintonia con un’Italia che inaugurava le prime grandi infrastrutture come l’Autostrada del Sole e che finalmente benediceva le vacanze nei nuovissimi alberghi delle nostre riviere». Facevano il pari, per fare un parallelo cinematografico, con pellicole cult come «Il Sorpasso» di Marco Risi. Quegli anni ruggenti, raccontati nel libro anche attraverso documenti e interviste, erano scanditi da voci simbolo dell’estate come Fred Bongusto e Peppino Di Capri. «Di Capri importò il twist nelle sale da ballo e fu un successo straordinario, perché gli italiani avevano una pazza voglia di ballare per scacciare i fantasmi del passato». Tra i napoletani anche un certo Renato Carosone. Poi i tempi cambiarono ma i tormentoni estivi continuarono come controcanto a sogni, vacanze e, perché no, a nuovi o fedigrafi amori.

I ’70 furono gli anni del cantautorato impegnato, «eppure, quasi come un contrappasso, la musica leggera lanciò memorabili lenti che parlavano di sentimenti e nostalgie», un intimismo che rivendicava sentimenti schiacciati dalle ideologie. I nuovi big erano Patty Pravo, Lucio Battisti, Claudio Baglioni, Riccardo Cocciante, Mia Martini, Umberto Tozzi e molti altri; così arrivarono le struggenti estati di E tu, Mi ritorni in mente, Pazza idea, Piccolo uomo.

«Gli Ottanta, con il loro dirompente edonismo, aprirono le porte al fascino dell’esotico e dei viaggi di massa. Ecco allora tormentoni come Vamos a la playa, Maracaibo e Tropicana». I Novanta battezzarono il rap e un certo disimpegno, contrassegnato dai successi estivi di band come Articolo 31 e 883, ma anche di parodie come Rapput di Claudio Bisio, che non a caso firma la prefazione di questo libro. All’appuntamento con il tormentone non volevano però mancare anche big come Ligabue, Gianna Nannini, Vasco Rossi e Luca Carboni che, con il suo Mare mare, finì per mesi in testa alle classifiche.

E oggi, nell’era digitale e della crisi del disco, c’è ancora spazio per il tormentone? «Eccome; soltanto che, per non sbagliare, le produzioni chiedono aiuto all’…usato sicuro, e allora ecco i duetti Morandi-Jovanotti, Rovazzi-Ramazzotti, Orietta Berti-Achille Lauro. Sennò che estate sarebbe?».

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