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I tre video che mostrano come potrebbe cadere il regime di Teheran

Cosa sta accadendo nel Paese in tre fotografie

Tutti avete visto questo video: i calciatori iraniani che si rifiutano di cantare il proprio inno ai mondiali di calcio in Qatar. Quello che non è andato in onda in mondovisione sono i filmati che vi facciamo vedere adesso. Piccola premessa: sono tre mesi che l’Iran è sconvolto da un’ondata di proteste che non hanno pari dal 1979, anno della rivoluzione che ha cacciato lo Scià e istituito il regime teocratico a Teheran.

Le ondate di proteste hanno investito il regime iraniano dopo la morte di Masha Amini, una 22enne curda morta mentre era nelle mani della polizia morale colpevole solo di non aver indossato correttamente il velo islamico. Da qui partono scioperi, cortei, proteste in diverse città.

Una rivolta, quella in Iran, che potrebbe far cadere il regime degli ayatallah, e che vi raccontiamo in tre video condivisi sui social. Qui le barricate in strada, anche nella capitale a Teheran. I filmati condivisi su Twitter mostrano i negozi chiusi del Grand Bazaar, il più grande alleato finanziario dell’establishment clericale. In un video si vedono i negozianti che cantano: “Questo è un anno sanguinoso in cui il leader supremo ayatollah Ali Khamenei sarà rovesciato”.

Un altro video. Un fiume di persone corre lungo una strada: sullo sfondo si sentono degli spari. Negli stessi istanti, in una metropolitana, la folla grida “morte al dittatore”. Uno slogan riferito sempre a Khamenei. Ma gli scioperi non sono solo a Teheran. Da nord a sud, lavoratori in sciopero e studenti che abbattono i muri che dividevano maschi e femmine all’università.

Poi l’ultimo video, forse il più importante. Siamo nella regione curda dove manifestanti dopo aver cacciato il mullah, rappresentante del governo centrale, appiccano un incendio all’edificio amministrativo del comune di Bukan. Queste sono le propaggini di un regime che crolla mentre il governo incolpa i “nemici stranieri” per le proteste. Israeliani ma anche francesi sono stati arrestati con l’accusa di aver orchestrato i disordini. Ma tutto questo è solo la punta dell’iceberg. Secondo le Ong sarebbero centinaia le persone uccise negli ultimi tre mesi, tra cui almeno 50 minorenni. 

Vi lasciamo con un’ultima immagine forse la più forte di tutte queste proteste: contro le repressioni del regime i giovani tornano a baciarsi all’aperto sfidando i divieti della polizia morale islamica.

Approfondimento a cura di Serena Console. Alberto Berlini e Alberto Pezzella. Riprese e montaggio di Alberto Pezzella

© Riproduzione riservata

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